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Un’idea di Mandala … alcuni pensieri sulla possibilità di “creare” un Mandala

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“In tutti i mistici indù, per quanto chiare siano le loro parole e semplici le loro parabole, esiste al centro del loro magistero qualcosa che trascende la parola, dicono: ‘Fatelo voi stessi e state a vedere…’” (R. Lannoy)

Quasi sempre i Mandala intravisti nelle varie pubblicazioni o anche nella realtà, ci appaiono come splendide opere di rara perfezione, ma anche di estrema complessità.

Le figure sono ben definite, la distribuzione degli spazi accuratissima, il gioco cromatico inimitabile. Appare giustamente come un’arte che ha alle spalle secoli di esperienza e di innumerevoli generazioni di adepti-pittori, altamente addestrati e fortemente motivati.

Mi riferisco ai Mandala buddisti tibetani, dove spesso viene rappresentata una moltitudine di esseri e di potenze magiche, o ai più astratti Yantra tantrici di piccole dimensioni dedicati alle varie divinità. Se poi consideriamo i contenuti e le ragioni culturali e religiose che hanno motivato la creazione di queste opere, allora dobbiamo pensare che il desiderio di riuscire, anche noi, a creare Mandala, nel modo più semplice, si scontra con difficoltà che sembrano invalicabili.

Se il problema riguarda difficoltà tecniche ed espressive, la risposta è che si può sempre optare per una scelta di modelli già fatti , si trovano in commercio molte pubblicazioni ( ad esempio: Johannes Rosengarten e Markus Rimmel “Mandala con la musica, colorare, ascoltare e rilassarsi” Ed.Sonda con un CD incluso), solo da colorare oppure copiare le forme più semplici.

Se il problema, invece, riguarda la contestualità precisa del tema e della materia, verrebbe in qualche modo precluso ogni avvicinamento per coloro che non appartengono alla cultura buddista e tantrica.

Il Mandala è universale e anche se non aderiamo totalmente all’idea Junghiana che esso sia un archetipo inciso nel profondo del Sé, possiamo tuttavia assumere il “magico diagramma” come una chiave di lettura per tentare di leggere ogni forma o linea di tipo circolare con il suo centro e la struttura simmetrica delle parti, di oggetti e di ambienti sparsi in tutto il mondo.

Dipende da noi affrontare il tema specifico del “fare” il Mandala che sia alla portata delle nostre capacità.

In questa prospettiva l’idea di Mandala, della sua costruzione, anche per chi non appartenga a quel contesto culturale, o sia privo di qualsiasi conoscenza specifica, ma resti soltanto affascinato dagli esempi che provengono da quel mondo lontano, diventa realizzabile. Bisogna pensare che creare un Mandala in queste condizioni non sia poi così sterile e banale, non si tratta di elaborare soltanto un disegno, bensì di permettere alla nostra espressività di esprimersi in maniera del tutto libera e priva da condizionamenti.

Il risultato non sarà subito evidente e forse all’inizio non molto gratificante. Ricordiamo che il Mandala è per sua natura effimero, uno strumento che ha valore d’uso per lo scopo per cui è fatto. E una volta terminato il suo compito, il Mandala cessa “ di esistere”…..

Nel suo risultato minimale la creazione del Mandala oltre alla sua struttura di base, permette di visualizzare il suo “punto” (bindu), centro propulsivo di tutto il diagramma. In questo modo si potrà apprendere il modo di percepire il dentro/fuori, l’interno/esterno, molteplice/uno, individuando infine il tracciato migliore per ciascuno. La frequenza nell’esercizio del disegno svilupperà la capacità di “interiorizzare” mentalmente il diagramma, al fine di disegnarlo spontaneamente e con naturalezza in una forma fluida e spontanea di “scrittura automatica”.

Nella distribuzione spaziale del proprio Mandala saranno, in seguito, inseriti segni e simboli o immagini che sono espressioni della nostra personale immaginazione. Lo schema mandalico, diventerà così, la giusta cornice per i nostri pensieri-immagine o per i nostri ricordi portandoli ad un grado di maggiore visibilità e consapevolezza.

Insomma un mandala intimo e segreto, senza ritualità e fini culturali, destinato, forse, a disciplinare la nostra mente, a scandagliare la psiche, ad affinare le nostre capacità riflessive, a potenziare la capacità di approfondimento della nostra coscienza.

Disegnare il Mandala saltuariamente o solo quando se ne sente il bisogno, significa dare a se stessi l’opportunità di “fare il punto”, di verificare la nostra posizione, nella metafora della vita come navigazione a mare aperto, con l’ausilio, però, di un sestante e di una bussola per accertarsi del “punto” di posizione e definire l’orientamento, in modo da procedere nella giusta direzione tenendo la rotta nel mare sconfinato della mente e dell’anima umana.