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1° Chakra MULADHARA: le Radici …. la Terra

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Situato alla base della colonna vertebrale, il Primo Chakra è il fondamento di tutto il sistema dei chakra.

Questo livello rappresenta le nostre radici, le nostre fondamenta, il nostro corpo e la nostra sopravvivenza. A qusto punto, il nostro scopo è quello di costruire delle basi solide che sostengano tutto il nostro lavoro successivo, e di rafforzare tali basi con radici robuste e profonde, un corpo sano e forte, trovando stabilità nella nostra esistenza. Non sono compiti facili, e per molti il primo Chakra è il più arduo di tutti; inoltre un danno a questo chakra si riflette in ciascuno e in tutti i chakra superiori.

Il nome sanscrito del primo chakra è MULADHARA che letteralmente significa “radice”. Per crescere alta e rigogliosa, una pianta deve avere delle radici solide che affondino in profondità nel suolo fertile. Come le radici crescono verso il basso, l’esperienza del nostro Primo Chakra ci porta a muovere l’energia e l’attenzione verso il basso all’interno del nostro corpo, scendendo lungo la base della spina dorsale, scendendo lungo le gambe e i piedi, scendendo lungo l’intestino, scendendo nel  nostro passato, verso le nostre radici ancestrali.

Le nostre radici rappresentano il luogo da cui veniamo: la terra, l’utero, i nostri antenati, la famiglia e la nostra storia personale. Per creare delle fondamenta solide dobbiamo individuare le radici della nostra infanzia. Nel bene e nel male queste radici ci hanno nutrito e sostenuto nei nostri stadi formativi.

Il Chakra Muladhara corrisponde all’elemento “terra”, che è il terreno per le nostre radici. Gli elementi necessari per la sopravvivenza infatti provengono proprio dalla terra in varie forme: il cibo che mangiamo, le cose che tocchiamo e vediamo, l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo e i suoni che udiamo. Premiamo contro la terra per stare in piedi o muoverci e riposiamo sulla terra quando decidiamo di stare fermi.

Un Primo Chakra sano permette ad una persona di radicarsi in senso energetico. L’essere radicati ci offre una fonte di forza collegando il nostro corpo all’ambiente; fisicamente ciò avviene attraverso le gambe e i piedi il che significa che possiamo stare in piedi e procedere nella vita. Una volta che abbiamo messo radici, possiamo essere presenti, concentrati, dinamici; la nostra attenzione è nel “qui e ora”, la nostra esperienza è diretta, basata sui sensi.

Senza essere radicati alla terra siamo instabili, perdiamo il nostro centro, la nostra capacità di contenere. Stabilizzare in modo sano il proprio terreno è il lavoro essenziale del Primo Chakra e il fondamento di qualunque crescita successiva.

Lo sviluppo del Primo Chakra avviene durante il corso di tutta la vita di una persona, ma in particola modo durante il primo anno di vita. Durante questa fase della vita, la consapevolezza è centrata soprattutto sull’istinto di sopravvivenza. La fame, il calore,la comodità e la sensazione che la nostra vita sia ben accolta preparano l’ambiente per un Primo Chakra sano e soddisfatto.

Se nel corso dell’infanzia i bisogni del bambino vengono validamente soddisfatti, ciò crea in lui un senso di fiducia verso il mondo. Il bambino impara che un corpo ben  nutrito, amato e curato è un ambiente piacevole in cui vivere, lo stesso vale per il mondo circostante.

I traumi, l’abbandono, le violenze fisiche, le difficoltà, la fame danneggiano il Primo Chakra. Il nostro programma di sopravvivenza allora si fonda sulla sfiducia. Il dolore e i traumi ci insegnano a trascurare le necessità del nostro corpo, a ignorarle o sublimarle.

I blocchi nel Primo Chakra possono manifestarsi come eccesso o carenza. Un Primo Chakra carente non è abbastanza sviluppato per dare sostegno, contenimento o solidità adeguati alle necessità dell’individuo. Le manifestazioni della “deficienza” nel Primo Chakra sono numerose; le principali sono la tendenza a provare spesso paura e la reazione a possibili minacce contro la nostra sopravvivenza, che può andare avanti anche se non esiste un pericolo vero e proprio.

Dato che la solidità del Primo Chakra crea contenimento la sua carenza ci da dei confini scarsi, il che può esprimersi nella difficoltà a “dire di No!”, nel prolungare una gratificazione, nel risparmiare denaro o lavorare con la giusta autodisciplina per raggiungere un determinato obiettivo.

Inoltre il Primo Chakra ci dà la capacità a concentrarci su un compito specifico, perciò una deficienza si esprime come una tendenza a sentirsi storditi, confusi, o incapaci di svolgere un compito abbastanza a lungo dal completarlo.

Ed infine un Primo Chakra carente ci impedisce di sentirci pienamente nel nostro corpo, provocando la sensazione di aver perso i contatti con il mondo fisico.

Gli eccessi nel Primo Chakra si manifestano nella tendenza ad aggrapparsi alla sicurezza, l’accumulo di possedimenti e la paura di cambiare.

Un Primo Chakra in eccesso si sente pesante; possiede solidità ma con un senso massivo di pesantezza. E’ possibile che il corpo sia ampio e denso, con eccessi di peso; la massa stessa è solida e spessa, piuttosto che molle e flaccida. Se non vi è un problema di peso si troverà che i muscoli sono tesi, rigidi e induriti.

I suoi confini sono eccessivamente formati, piuttosto come pareti di mattoni, si lamenta spesso di essere bloccato.

Il lavoro per ri-equlibrare il Primo Chakra è lungo e complesso: innanzitutto è importante determinare la situazione del rapporto della persona con il suo corpo, con il suolo sotto i suoi piedi e l’ambiente che la circonda. E’ fondamentale mantenere la persona in contatto con le sensazioni fisiche, facendola concentrare su ciò che il suo corpo sta facendo. Questo viene ottenuto facendo continuo riferimento ai processi fisici che vengono sperimentati durante la seduta. “Quando hai paura cosa fa il tuo corpo? Che cosa accade alla tua pancia e al tuo respiro?” Una persona può imparare a trovare sollievo da emozioni dolorose, cambiando semplicemente la sua espressione fisica, senza dover per forza precipitare nel suo minestrone emotivo.

Anche un semplice suggerimento di radicamento può offrire una maggiore forza e calma come per esempio:” Che cosa succede quando metti la parte posteriore dei piedi sul pavimento e vi poggi sopra tutto il tuo peso?”, “Che cosa succede quando ti alzi”.

Un altro esercizio interessante è quello di far disegnare ai clienti il loro corpo su un grande foglio di carta con un assortimento di matite, pennarelli, pastelli o gessi. La consegna è quella di disegnare il modo in cui il corpo si “sente”, senza cercare di darne un’immagine realistica. La bellezza di questo esercizio è che mostra graficamente senza intellettualizzazione ciò che sta avvenendo da un punto di vista energetico; la cliente può guardare il suo disegno e vedere forme che normalmente rimangono inconsce.

Un’altra strategia è quella di dare voce a varie parti del corpo, permettendo alla mente di dialogare con queste parti e conoscerne l’esperienza. Dopo un piccolo rilassamento chiedo alla cliente di immaginare che ogni parte del suo corpo prenda voce e racconti come si sente, io riporterò il dialogo su un foglio di carta. Ad esempio: “ Io sono i miei piedi e mi sento come se il peso del mondo fosse su di me” …. “Sono la mia pancia e ho paura”  …. “Sono la mia testa e reggo le fila” …. Etc…. talvolta può capitare che una parte del corpo voglia raccontare un’intera storia, altre volte può non essere in grado di trovare il modo di farsi sentire o può sentirsi intorpidita. Quando tutto il corpo ha avuto la possibilità di parlare, rileggo tutto quello che ho scritto omettendo le parti del corpo: “Sento che il peso del mondo è su di me. Ho paura. Reggo le fila. Mi sento intorpidita”.In questo modo la cliente ha la possibilità di vedere come il suo corpo esprime l’esperienza della sua vita. Lo scopo è quello di sviluppare una relazione tra la comunicazione e la consapevolezza, una relazione che poi può condurre all’azione e al cambiamento.