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Arte e Ben-Essere

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“l’armonia di colori e forme e’ fondata

solo su un principio: l’efficace contatto con l’anima” (W.Kandinskij).

Che cosa e’ l’Arteterapia? Cominciamo con l’etimologia: “Arte” = da una radice indoeuropea are o re che significa adattare e dal greco artuo articolare, nonche’ dal latino ars-artis cioe’  modo di essere o di fare. Nel senso antico “arte” era intesa dunque come capacita’, talento.

In seguito con lo sviluppo scientifico, l’uso della parola arte sparisce; il sapere perde il suo aspetto intuitivo e diventa sempre piu’ sperimentale (Illuminismo). Arte e Scienza quindi si separano e diventano due differenti metodi di conoscenza; ai giorni nostri la parola Arte e’ legata alla produzione estetica e l’artista e’ colui che grazie a particolari abilita’ creative e tecniche e’ in grado di dar voce alla propria sensibilita’.

Per quanto riguarda la parola “Terapia”, essa deriva dal greco “therapeia”= cura assistenza. Inizialmente era riferita solo alla cura delle patologie, in seguito con l’aumento del tempo libero e del livello di vita, lo sviluppo culturale e la presa di coscienza della soggettivita’ psichica il suo significato si e’ ampliato anche in ambito di salutogenesi come ricerca di ben-essere psichico, fisico e sociale, l’Arte-terapia si prefigge di raggiungere tutto questo attraverso l’arte e l’arte-terapeuta o l’art-counselor  accoglie, legittima, rispecchia e amplifica i messaggi del cliente non solo verbali ma proponendogli di produrre oggetti artistici offrendogli una vasta gamma di materiali da scegliere liberamente.

L’Arte-terapia utilizza quindi le potenzialita’, che ognuno possiede, di elaborare artisticamente il proprio vissuto e di trasmetterlo creativamente ad altri, in questo caso il lavoro dell’art-counselor, sara’ quello di agevolare il proprio cliente a lasciar fluire liberamente le sue emozioni e a cercare  di dare forma e colore alle immagini scaturite in lui non preoccupandosi del risultato estetico.

Il passaggio dal “dentro” al “fuori” e’ un momento molto delicato; infatti se da una parte il processo creativo puo’ essere divertente e giocoso, stimolando a far affiorare il bambino che e’ in noi, dall’altra parte puo’ essere anche molto frustrante nel momento in cui non si riesce ad esprimere visivamente quello che si ha dentro per la poca padronanza delle tecniche artistiche.

E’ molto importante che in questi momenti l’agevolatore abbia una grande sensibilita’: egli puo’ chiedere al cliente quali cambiamenti potrebbe apportare al suo lavoro per provare maggior soddisfazione, oppure puo’ proporre  al cliente di sperimentare un altro strumento, o ancora, puo’ lavorare con lui scarabocchiando liberamente insieme con una musica di sottofondo per favorire un minor controllo e una maggiore intimita’.

In altri casi il processo creativo puo’ portare in superfice vissuti a lungo repressi e quindi liberare forti emozioni come rabbia, pianto; in questo caso il compito dell’ art-counselor sara’ quello di contenere questo momento di catarsi del cliente cercando di  mettere in comunicazione le parole con le immagini in modo che il cliente veda cio’ che ha prodotto come una specie di “finestra sul mondo”  che possa aiutarlo ad entrare in con-tatto con l’esterno cosi’ da raggiungere quell’unita’ delle parti (soma e psiche) fondamentale per il ben-essere.

Da cio’ si evince che l’arte-terapia e il Counseling espressivo implicano una relazione tra il cliente e l’operatore uniti in una “alleanza terapeutica” basata sull’empatia, il calore, la congruenza : dove il “cliente” puo’ vivere una esperienza di attenzione totale da parte di un’altra persona che lo assiste e lo sostiene durante l’esecuzione della sua attivita’ espressiva offrendo un contenitore emotivo nel caso in cui si manifestino emozioni che creano tensione o dolore.

Per Counseling-espressivo si intende quindi quella particolare relazione d’aiuto che si serve delle immagini e del “fare” artistico per agevolare l’autoconsapevolezza che portera’ al cambiamento.  Immagini dunque come filo d’oro che favorisce la connessione tra mente e corpo.

L’arteterapia utilizza strumenti semplici al servizio di linguaggi complessi; ciò che possiamo dire con le forme e i colori emerge spontaneamente e in modo immediato, benchè non mediato, così da raccogliere dalle profondità contenuti altrimenti inesprimibili.

Il linguaggio analogico che deriva dall’attività dell’emisfero destro (linguaggio analogico=linguaggio non verbale), sovrintende alla fantasia, alla creatività, all’intuizione, alla percezione visiva, olfattiva, alla comunicazione e ai segnali corporei: tutta questa ricchezza, un vero patrimonio presente in ognuno di noi quasi non è utilizzato da una larga maggioranza di persone o lo è solo inconsciamente; riappropriandosene rendendolo più consapevole può essere un valido sostegno nelle prove quotidiane che la vita ci pone.

Tutte queste nostra capacità poco esplorate vengono infatti comunemente utilizzate nell’arteterapia: così attraverso un disegno contatteremo meglio la nostra voglia di emergere, oppure con la creta faciliteremo a noi stessi una regressione e una graduale riappropriazione della tenerezza, mentre con l’ausilio della musica è possibile accedere più facilmente a sentimenti ed emozioni rimosse, la danza terapia ci può far comunicare con il corpo al di là delle barriere del linguaggio e ancora con la poesia riusciremo ad integrare cuore e ragione.

Lavorare con la creatività significa aiutare le persone ad esperire un modo nuovo, una visione nuova o un punto di vista diverso su pensieri, situazioni, esperienze passate e non che condizionano il presente modificando così schemi ripetitivi di vita che paradossalmente ci rassicurano,ma, al contempo, creano blocchi e disagi.

Ci si mette in gioco-e-nel-gioco secondo il proprio sentire, sperimentando così quell’unità mente-cuore che spesso ci neghiamo e ci sentiamo negata. Permettendo al nostro sentire interiore di esprimersi, apriamo la strada ad una maggiore consapevolezza di noi, della nostra forza e delle nostre abilità risolutive, miglioriamo il nostro piacere, lo star bene nella nostra pelle, ottenendo un sempre maggior ben-essere psicofisico.

 

 

Il Mandala: un cammino “attualizzante” [1]

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Ri-Nascita pennarelli e gessi su cartoncino Bristol (gabriella costa )

Il Mandala rappresenta un cerchio che racchiude in sé un percorso che porta al centro; esso rappresenta il cammino che l’uomo, ad un certo punto della sua vita, può scegliere di percorrere, attraverso una strada fatta di simboli, di colori, di immagini archetipe che conducono verso la vera essenza della persona e la coscienza di sé.

Tale ricerca è aperta a tutti coloro che hanno fiducia nella propria “tendenza attualizzante” in base al quale ogni individuo ha in sé la capacità di realizzare le proprie potenzialità e di autocurarsi.

Il Mandala, come un uovo fecondato, ha in sé tutto il programma di una nuova vita che si sta sviluppando. Quindi possiamo dire che il simbolo rappresenta un progetto che è ancora in una fase embrionale e che deve ancora svilupparsi.

La vita ha inizio con la nascita … cresce, la primavera, i colori pastello .

Poi la giovinezza, l’estate, il colore rosso e l’arancio, la forza e il vigore.

Man mano arriva l’autunno, i colori diventano più freddi, appare il blu, il marrone.

Infine l’inverno, con i suoi colori cupi, il marrone, il grigio, il nero.

Il cammino sembra giunto alla fine.

Ma come nell’universo i buchi neri all’interno hanno un passaggio, al di là del quale finisce la materia e ha inizio un mondo parallelo fatto di antimateria, così nel Mandala si arriva all’essenza, al centro, dove il viaggio della vita sembra finire e proprio lì si intravede un varco …. Al di là del bindu (punto centrale) un nuovo orizzonte e tutto ricomincia …

Il Mandala concilia in sé il razionale con l’irrazionale, la materia con lo spirito. Così va avanti lì esperienza della vita, la materia, l’uomo, le emozioni, i vissuti, gli amori, le passioni, le stagioni, le giornate. Tutto fa parte di un ciclo, di un ritmo universale di nascita, crescita e morte e poi tutto si ripete ad un gradino più alto di evoluzione.

Dipingere Mandala porta a fare esperienza di sé delle proprie parti sconosciute e irrazionali, sottili e spirituali che attraverso i simboli parlano alla coscienza di quel mondo che giace sconosciuto ed inespresso dentro di noi.

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[1] Carl Rogers chiamò “tendenza attualizzante”  quella spinta allo sviluppo insita in ogni essere vivente che porta alla differenziazione, all’integrazione, all’espansione, all’arricchimento di tutto ciò che è presente potenzialmente nell’organismo, e che permette all’individuo di sviluppare il suo naturale potenziale di autorealizzazione, diventando una persona sempre più pienamente funzionante.