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Il Mandala e la “psicologia del profondo”

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“ … Il Mandala è un archetipo molto importante. E’ l’archetipo dell’ordine interiore ed esprime il fatto che esiste un centro ed una periferia, che cerca di abbracciare il tutto. E’ il simbolo della totalità. Perciò, durante una terapia, quando nella psiche del paziente c’è grande disordine e caos, questo simbolo può apparire sotto forma di Mandala i sogno, o nelle fantasie o nei disegni liberi. Il Mandala compare spontaneamente come archetipo compensatorio, portando ordine, mostrando la possibilità dell’ordine…. “ Carl Gustav Jung

E’ stato riscontrato che il motivo del Mandala ricorre con più frequenza nelle società umane laddove è necessario ristabilire un senso di centralità e di globalità della vita. La simbologia sacra dava all’uomo antico la possibilità di sentirsi parte di un cosmo “sacralizzato” in cui tutte le forme dell’esistente erano collegate e interdipendenti. Condizione che manca all’uomo moderno, il quale ha perso il senso della globalità, vive in un mondo frammentario e desacralizzato avendo perso il concetto dell’unità originaria della natura.

Jung ritenne che i Mandala fossero la proiezione di una forma analoga alla struttura della psiche profonda, che fossero quindi degli “archetipi” (vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Archetipo) . Gli archetipi, per Jung,  sono la memoria dell’umanità che permane nell’inconscio collettivo ( vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Inconscio_collettivo), comune a tutti i popoli, senza distinzione di tempi e luoghi, un’immagine del mondo che si trasmette per eredità genetica. Non sappiamo se la celebre teoria junghiana sugli archetipi fosse precedente nel tempo, tuttavia la sua riflessione partiva da questo punto. Jung definì i Mandala con il termine di “psicocosmogrammi”.

Il Mandala nel suo schema grafico riflette i vari livelli di consapevolezza dell’individuo, per cui Jung riteneva che esso fosse una forma mentale naturale, i modi con cui viene espresso, creano uno svolgimento simbolico-rituale, che conduce sulla via dell’auto-integrazione.

Con il Mandala, anche se soltanto di tipo mentale o “interiorizzato”, la mente assume la giusta prospettiva per prevenire la sua espansione in ogni direzione, e conseguire l’auto-orientamento. L’immagine ha lo scopo di tracciare un magico solco intorno al centro, un recinto sacro della personalità più intima, un cerchio protettivo che evita la “dispersione” e tiene lontane le preoccupazioni provocate dall’esterno.

La sua dinamica asseconda il modo di “rifare il punto”, ripetendo l’operazione finchè necessario, fino a raggiungere il “centro” spazio-temporale della psiche profonda.

La funzione del diagramma è duplice: consolidare l’ordine psichico se già esiste, ristabilirlo nel caso fosse dissestato o persino scomparso. Inoltre un Mandala persegue anche la finalità creativa di dare espressione e forma a qualcosa che ancora non esiste, a qualcosa di nuovo e di unico.

Molto dipende dalla forma del Mandala, dalla sua simmetria e geometria, dal simbolismo delle figure incluse, tese a creare un sentimento di equilibrio e di ordine oppure rappresentare quello che potrebbe emergere nel prossimo futuro, indicando la direzione da seguire per sviluppare le potenzialità, per com-prendere i problemi e trovare le soluzioni più efficaci.

Nei disegni e dipinti onirici dei suoi pazienti, Jung ha rilevato (senza che questi avessero qualche cognizione sulla materia) simboli e diagrammi equivalenti ai Mandala, tutti impostati sul motivo del centro. Queste forme spontanee erano secondo Jung il frutto del processo di individuazione, che altro non è il bisogno di ogni individuo di affermare la propria unicità e soggettività in opposizione al “collettivo”. Tale processo si attua nell’uomo autonomamente nell’inconscio e può avere un suo sviluppo armonico soltanto se l’individuo ne è consapevole e istituisce una relazione cosciente e cooperante.

Sul concetto di Mandala come espressione simbolica dell’inconscio che si rende palese nei sogni, Jung sostiene che quasi tutti i mandala onirici appaiono in connessione con stati psichici di disorientamento, paura e conflittualità. In questi casi il Mandala appare come un mezzo terapeutico che ha il compito di intervenire per ridurre lo stato dissociativo e confusionale e di riportare una certa forma di ordine. In pratica il Mandala esprime simbolicamente il conflitto degli opposti e la loro riconciliazione resa possibile dall’emergere del Sé al centro della psiche, il quale trova la sua rappresentazione nel punto più interno e centrale del disegno. Il paziente oltre ad attingere forza dal proprio centro, avere un’intuitiva percezione delle leggi che regolano l’esistenza, integrare aspetti conflittuali si trova a gestire simbolicamente i confini trovandosi a dover accettare quelli fondamentali, ma imparando anche a strutturare liberamente lo spazio che li separa.

In quanto simbolo di unità e riconciliazione degli opposti il Mandala può considerarsi un canale attraverso il quale si esprime una realtà universale il cui contatto, sebbene mediato simbolicamente, favorisce un’esperienza trasformativa della coscienza.

In conclusione possiamo dire che l’uso del Mandala può guidarci nella ricerca del nostro “essere”, e cioè l’essenza che si nasconde nel profondo intimo, il nostro “centro”, dal quale spesso ci allontaniamo proiettandoci troppo all’esterno dimenticando di “ascoltarci”, il centro del Mandala rappresenta l’uomo stesso o meglio la forza che lo spinge a ricercare la sua vera natura, a volersi ricontattare migliorando in modo positivo la propria esistenza.

(Le immagini rappresentano forme mandaliche circolari e quadrangolari disegnate dai pazienti di Jung)