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La Geometria come strumento di esplorazione nel “qui e ora”…..

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Prendendo spunto da una domanda fattami durante una lezione sul Mandala, vorrei postare un esercizio propedeutico alla esecuzione del proprio Mandala personale che si può rivelare estremamente utile anche per sperimentare come il disegno e il contatto con alcune figure geometriche possa connettersi con il nostro sentire nel qui e ora.

E’ un lavoro che utilizzo nelle mie sedute per far provare al cliente che ho davanti le diverse sensazioni/emozioni che possono scaturire focalizzando l’attenzione sullo spazio, il corpo e il movimento.

Sedetevi, tenendo a portata di mano un foglio da disegno e dei pastelli colorati.

Chiudi gli occhi e inizia a respirare… sentendo l’aria che entra percorre il tuo corpo e poi esce….. osserva il tuo respiro e senti che ad ogni respiro diventi più rilassata… a questo punto lascia che i tuoi pensieri scivolino via come l’acqua, quando piove, dai tetti delle case e rimani in uno stato di piacevole distensione mentale e fisica….

Ora continua a respirare secondo il tuo ritmo e prova a visualizzare un cerchio in espansione dal centro del tuo petto…. Esso cresce ad ogni tuo respiro fino a che ti senti perfettamente contenuta al suo interno….. mentre continui a respirare osserva le tue sensazioni, cercando di percepire come è la natura di questo spazio che ti contorna….. E’ presente qualche colore?…. è uno spazio denso, oppure è sottile?…. è confortevole? … che cosa ti ricorda?…. È fermo, oppure senti qualche rotazione, o qualsiasi altro movimento? ….. se hai la sensazione che lo spazio circolare sia in movimento, assecondalo per vedere dove ti porta……..

Quando senti di aver esplorato il cerchio a sufficienza, passiamo al quadrato…. continuando a respirare immagina un quadrato, il cui lato inferiore poggia a terra coincidendo con i tuoi piedi, mentre quello superiore coincide con la linea orizzontale delle tue spalle…. solo il collo e la testa non sono contenuti in questo quadrato …. Quali sensazioni ti evoca questa forma geometrica?… cosa senti assumendola in te stessa? … che colore vi associ? ….. resta un po’ con questa figura ….


Quando pensi che sia sufficiente esci dal quadrato come se ti togliessi un abito e rivolgi la tua attenzione al triangolo discendente….. non ti dimenticare di continuare a respirare…. Immagina che esso nasca con la base dal tuo 2° chakra …. poi lascialo cadere verso il basso…. fino ad estendersi nella terra sotto i tuoi piedi… che sensazione provi nel fluire in basso? …. Sei pronta a mollare la presa, scorrendo come un fresco torrente che corre giù dalle montagne, senza sapere la propria destinazione?…. ascoltati….. e respira……


Ora quando sei pronta visualizza il triangolo ascendente con l’apice verso l’alto che scaturisce dal tuo plesso solare e si proietta nello spazio superiore fino alla tua fronte… lascia che la tua consapevolezza fluisca liberamente verso l’alto, osservando le sensazioni che a ciò si accompagnano… com’è questo triangolo? …. Quali sono i suoi colori? ….

La seconda parte dell’esercizio consiste nel disegnare le forme geometriche visualizzate su un foglio, in modo istintivo  e nell’ordine che preferisci.

Esse possono intersecarsi oppure rimanere autonome; semplicemente componile su un foglio nel modo che ritieni più appropriato.

Dopo la definizione grafica delle forme, usa liberamente i colori, tingendo le geometrie e le varie intersezioni; se lo desideri puoi anche colorare lo sfondo.

Quando hai concluso il lavoro, fai qualche respiro profondo mettilo davanti a te e su un altro foglio scrivi liberamente tutto quello che hai vissuto durante l’esercizio e quello che viene “in figura” osservando il tuo lavoro…..

Ti va di provare??? …poi, se vuoi, puoi scrivermi o lasciare un commento su come è stato per te fare questo esercizio….

Post tratto dal mio blog http://ri-trovarsi.myblog.it

Il Mandala e la “psicologia del profondo”

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“ … Il Mandala è un archetipo molto importante. E’ l’archetipo dell’ordine interiore ed esprime il fatto che esiste un centro ed una periferia, che cerca di abbracciare il tutto. E’ il simbolo della totalità. Perciò, durante una terapia, quando nella psiche del paziente c’è grande disordine e caos, questo simbolo può apparire sotto forma di Mandala i sogno, o nelle fantasie o nei disegni liberi. Il Mandala compare spontaneamente come archetipo compensatorio, portando ordine, mostrando la possibilità dell’ordine…. “ Carl Gustav Jung

E’ stato riscontrato che il motivo del Mandala ricorre con più frequenza nelle società umane laddove è necessario ristabilire un senso di centralità e di globalità della vita. La simbologia sacra dava all’uomo antico la possibilità di sentirsi parte di un cosmo “sacralizzato” in cui tutte le forme dell’esistente erano collegate e interdipendenti. Condizione che manca all’uomo moderno, il quale ha perso il senso della globalità, vive in un mondo frammentario e desacralizzato avendo perso il concetto dell’unità originaria della natura.

Jung ritenne che i Mandala fossero la proiezione di una forma analoga alla struttura della psiche profonda, che fossero quindi degli “archetipi” (vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Archetipo) . Gli archetipi, per Jung,  sono la memoria dell’umanità che permane nell’inconscio collettivo ( vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Inconscio_collettivo), comune a tutti i popoli, senza distinzione di tempi e luoghi, un’immagine del mondo che si trasmette per eredità genetica. Non sappiamo se la celebre teoria junghiana sugli archetipi fosse precedente nel tempo, tuttavia la sua riflessione partiva da questo punto. Jung definì i Mandala con il termine di “psicocosmogrammi”.

Il Mandala nel suo schema grafico riflette i vari livelli di consapevolezza dell’individuo, per cui Jung riteneva che esso fosse una forma mentale naturale, i modi con cui viene espresso, creano uno svolgimento simbolico-rituale, che conduce sulla via dell’auto-integrazione.

Con il Mandala, anche se soltanto di tipo mentale o “interiorizzato”, la mente assume la giusta prospettiva per prevenire la sua espansione in ogni direzione, e conseguire l’auto-orientamento. L’immagine ha lo scopo di tracciare un magico solco intorno al centro, un recinto sacro della personalità più intima, un cerchio protettivo che evita la “dispersione” e tiene lontane le preoccupazioni provocate dall’esterno.

La sua dinamica asseconda il modo di “rifare il punto”, ripetendo l’operazione finchè necessario, fino a raggiungere il “centro” spazio-temporale della psiche profonda.

La funzione del diagramma è duplice: consolidare l’ordine psichico se già esiste, ristabilirlo nel caso fosse dissestato o persino scomparso. Inoltre un Mandala persegue anche la finalità creativa di dare espressione e forma a qualcosa che ancora non esiste, a qualcosa di nuovo e di unico.

Molto dipende dalla forma del Mandala, dalla sua simmetria e geometria, dal simbolismo delle figure incluse, tese a creare un sentimento di equilibrio e di ordine oppure rappresentare quello che potrebbe emergere nel prossimo futuro, indicando la direzione da seguire per sviluppare le potenzialità, per com-prendere i problemi e trovare le soluzioni più efficaci.

Nei disegni e dipinti onirici dei suoi pazienti, Jung ha rilevato (senza che questi avessero qualche cognizione sulla materia) simboli e diagrammi equivalenti ai Mandala, tutti impostati sul motivo del centro. Queste forme spontanee erano secondo Jung il frutto del processo di individuazione, che altro non è il bisogno di ogni individuo di affermare la propria unicità e soggettività in opposizione al “collettivo”. Tale processo si attua nell’uomo autonomamente nell’inconscio e può avere un suo sviluppo armonico soltanto se l’individuo ne è consapevole e istituisce una relazione cosciente e cooperante.

Sul concetto di Mandala come espressione simbolica dell’inconscio che si rende palese nei sogni, Jung sostiene che quasi tutti i mandala onirici appaiono in connessione con stati psichici di disorientamento, paura e conflittualità. In questi casi il Mandala appare come un mezzo terapeutico che ha il compito di intervenire per ridurre lo stato dissociativo e confusionale e di riportare una certa forma di ordine. In pratica il Mandala esprime simbolicamente il conflitto degli opposti e la loro riconciliazione resa possibile dall’emergere del Sé al centro della psiche, il quale trova la sua rappresentazione nel punto più interno e centrale del disegno. Il paziente oltre ad attingere forza dal proprio centro, avere un’intuitiva percezione delle leggi che regolano l’esistenza, integrare aspetti conflittuali si trova a gestire simbolicamente i confini trovandosi a dover accettare quelli fondamentali, ma imparando anche a strutturare liberamente lo spazio che li separa.

In quanto simbolo di unità e riconciliazione degli opposti il Mandala può considerarsi un canale attraverso il quale si esprime una realtà universale il cui contatto, sebbene mediato simbolicamente, favorisce un’esperienza trasformativa della coscienza.

In conclusione possiamo dire che l’uso del Mandala può guidarci nella ricerca del nostro “essere”, e cioè l’essenza che si nasconde nel profondo intimo, il nostro “centro”, dal quale spesso ci allontaniamo proiettandoci troppo all’esterno dimenticando di “ascoltarci”, il centro del Mandala rappresenta l’uomo stesso o meglio la forza che lo spinge a ricercare la sua vera natura, a volersi ricontattare migliorando in modo positivo la propria esistenza.

(Le immagini rappresentano forme mandaliche circolari e quadrangolari disegnate dai pazienti di Jung)