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5° Chakra VISUDDHA: Suono – Comunicazione – Parole – Creatività ….. “Io Parlo”

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” Coloro a cui non è stato permesso di rendersi conto di che cosa è stato fatto loro non hanno altro modo di parlarne se non ripetendolo”

Alice Miller

Suono … ritmo … vibrazione … parole. Potenti regolatori della nostra vita, diamo queste cose per scontate. Usandole, reagendo ad esse, creandone di nuove ogni giorno, siamo soggetti a ritmo su ritmo, creando continuamente il tessuto di tutto quello che sperimentiamo.

Dal primo pianto di un neonato alle armonie di una sinfonia, siamo immersi in una rete infinita di comunicazione.

La comunicazione è il principio di connessione che rende la vita possibile. All’interno del corpo, la comunicazione è fondamentale. Senza comunicazione elettrica fra le onde cerebrali e il tessuto muscolare non potremmo muoverci. Senza la comunicazione chimica degli ormoni con il tessuto cellulare non vi sarebbe crescita. Se non fosse per la capacità del DNA di trasmettere le informazioni genetiche, non vi sarebbe vita.

Il chakra numero 5 è il centro legato alla comunicazione per mezzo del suono, della vibrazione, dell’espressione di sé e della creatività. E’ il regno della coscienza che controlla, crea, trasmette e riceve la comunicazione, sia in noi stessi sia l’uno con l’altro.

La comunicazione è l’arte e il processo di trasmettere e ricevere informazioni attraverso una rappresentazione simbolica di schemi.

Sotto forma di parole scritte o pronunciate, di ritmi musicali, di impulsi elettrici inviati al cervello, il Quinto Chakra è il centro che traduce in informazioni questi simboli.

Entrando nella triade dei chakra superiori ci addentriamo nel mondo simbolico della mente. La comunicazione è il nostro primo livello di trascendenza fisica in quanto ci permette di trascendere gli ordinari limiti del corpo: Telefonando a New York, possiamo evitare di recarci lì di persona. La telefonata richiede solo pochi minuti, nondimeno le limitazioni i spazio e tempo vengono trascese.

La comunicazione è un modo per estendere noi stessi al di là dei limiti ordinari. La comunicazione è un atto di connessione. Tramite la comunicazione, l’informazione contenuta nel vostro cervello ma non nel mio, diventa accessibile anche a me.

Ogni parola che usiamo è il simbolo di una cosa, di un concetto, di un sentimento, di un processo o di una relazione. Ogni immagine della nostra mente è un simbolo mentale di qualcosa di reale e ogni pensiero è una combinazione di questi simboli.

La comunicazione è uno scambio di informazioni ed energia. IN quanto auto espressione, è il punto di ingresso tra il mondo interno e quello esterno. Soltanto l’espressione di sé permette al mondo esterno di conoscere quello che è dentro di noi. Soltanto attraverso l’autoespressione mettiamo fuori quello che in precedenza abbiamo preso dentro.

Il Chakra della Gola è anche la porta interna tra mente e corpo. Possiamo considerarlo una specie di collettore che vaglia i messaggi che giungono dal corpo e li collega alle informazioni conservate nel cervello. Solo quando mente e corpo sono collegati, si ha una vera comunicazione.

Il nome sanscrito del 5° chakra è VISUDDHA che significa “Purificazione” , l’elemento associato a questo chakra è il “suono”.

“Purificare” qualcosa è ritornare alla sua natura essenziale, rimetterlo nel suo ordine naturale, che nasce dal centro. La comunicazione può dare ordine al nostro mondo, sia che chiediamo di apportare un cambiamento nella nostra vita sia semplicemente che condividiamo la nostra percezione dell’ordine con qualcun altro.

Il suono è la vibrazione ritmica delle molecole dell’aria. Nel 5° Chakra sperimentiamo il  mondo in termini di vibrazione. E’ come aprire il cofano della macchina con il motore acceso: anche se sappiamo che la combustione , che permette al motore di girare e quindi di fare andare la macchina, comporta il movimento di pistoni nei cilindri migliaia di volte al minuto, possiamo sperimentare la vibrazione del motore solo se vi prestiamo attenzione. Noi non vediamo né sentiamo le interazioni minime, sentiamo solo un ronzio che ci fa sapere se il motore è a posto. Allo stesso modo, quando conosciamo qualcuno, facciamo un’esperienza o viviamo un avvenimento, la nostra consapevolezza non può percepire ogni minimo processo interiore all’interno della persona o dell’avvenimento in questione, ma piuttosto notiamo la qualità generale delle vibrazioni.

Il lavoro sul 5° chakra comporta l’affinamento delle nostre energie vibrazionali per arrivare ad una migliore espressione di sé, ad una migliore comunicazione con gli altri e ad un’armonia generale con l nostro ambiente.

Quale canale della nostra espressione Visuddha è associato alla creatività. La comunicazione è l’espressione creativa di tutto quello che è dentro di noi. Situata a mezza strada tra il terzo chakra della volontà e il settimo della coscienza astratta, la creatività unisce volontà e coscienza e ci fa avanzare verso il futuro. Quando creiamo, facciamo qualcosa che prima non esisteva. Noi letteralmente creiamo il nostro mondo in ogni istante attraverso le nostre azioni, espressioni e comunicazioni

Quando un avvenimento ci colpisce, ci colpisce con una vibrazione. Quando quell’espressione viene limitata, perdiamo la nostra risonanza e non vibriamo più all’unisono con la creazione.

La verità può essere considerata un campo di risonanza. Le esperienze negative ci insegnano a negare e a ritirarci dalle nostre verità. Veniamo puniti se non diamo ragione ai nostri genitori. Veniamo presi in giro se ammettiamo di avere paura. Veniamo male interpretati quando tentiamo di esprimerci. Se le nostre idee non sono in accordo con quelle della maggioranza veniamo messi al bando.

A volte succede che la nostra sicurezza e sopravvivenza psichica dipendono dal nascondere la nostra verità. Quando siamo fuori dalla nostra verità viviamo una bugia. Le bugie sono il demone del quinto chakra.

E’ facile riconoscere gli eccessi e le carenze nel chakra della gola. Poiché questo è il passaggio tra il mondo esterno e quello interno, è sufficiente ascoltare per poter dire quanto è aperto questo passaggio.

Carenza

Chi ha un quinto chakra carente non riesce a mettere insieme le parole. La voce può essere debole, sottile, stentata. Vi è bisogno costante di nascondersi e timore dell’umiliazione.

Qualcuno può avere un’ottima comunicazione nell’ambiente di lavoro, durante gli incontri d’affari, quando scrive resoconti o parla al telefono, ma trova un’estrema difficoltà a parlare di quello che vuole, dei suoi bisogni. A una persona del genere non accadrà mai di iniziare una conversazione su situazioni spinose o di usare le parole come un mezzo per ottenere maggiori informazioni. Potrebbe perfino non rendersi conto di avere anche solo il diritto di parlare. Spesso una persona del genere può aver subito dei duri interrogatori da bambino e aver imparato a tenersi questo chakra tutto per sé come difesa.

Eccesso

Con un quinto chakra in eccesso, il parlare è una difesa che viene usata come mezzo per mantenere il controllo. Poiché il quinto chakra è una delle aperture attraverso cui è possibile scaricare lo stress, una verbosità eccessiva può essere un mezzo di liberarsi dell’energia. Con un quinto chakra in eccesso si parla molto ma il contenuto è poco. Le persone possono lanciarsi in una lunga descrizione di una situazione che si è verificata nel corso della settimana, ricca di innumerevoli dettagli e tuttavia evitare di dire una qualsiasi cosa sul modo in cui veramente si sentono. Di nuovo, questo è un tentativo di scaricare l’energia, evitando le emozioni così da avere una sensazione di potere sulla situazione.

La salute del chakra della gola non sta in nessuno dei due estremi, ma nella sua capacità di comunicare con accuratezza la verità della propria esperienza, di riconoscere e accogliere la verità di un altro e di affrontare la vita in modo creativo ed efficace

Arte e Ben-Essere

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“l’armonia di colori e forme e’ fondata

solo su un principio: l’efficace contatto con l’anima” (W.Kandinskij).

Che cosa e’ l’Arteterapia? Cominciamo con l’etimologia: “Arte” = da una radice indoeuropea are o re che significa adattare e dal greco artuo articolare, nonche’ dal latino ars-artis cioe’  modo di essere o di fare. Nel senso antico “arte” era intesa dunque come capacita’, talento.

In seguito con lo sviluppo scientifico, l’uso della parola arte sparisce; il sapere perde il suo aspetto intuitivo e diventa sempre piu’ sperimentale (Illuminismo). Arte e Scienza quindi si separano e diventano due differenti metodi di conoscenza; ai giorni nostri la parola Arte e’ legata alla produzione estetica e l’artista e’ colui che grazie a particolari abilita’ creative e tecniche e’ in grado di dar voce alla propria sensibilita’.

Per quanto riguarda la parola “Terapia”, essa deriva dal greco “therapeia”= cura assistenza. Inizialmente era riferita solo alla cura delle patologie, in seguito con l’aumento del tempo libero e del livello di vita, lo sviluppo culturale e la presa di coscienza della soggettivita’ psichica il suo significato si e’ ampliato anche in ambito di salutogenesi come ricerca di ben-essere psichico, fisico e sociale, l’Arte-terapia si prefigge di raggiungere tutto questo attraverso l’arte e l’arte-terapeuta o l’art-counselor  accoglie, legittima, rispecchia e amplifica i messaggi del cliente non solo verbali ma proponendogli di produrre oggetti artistici offrendogli una vasta gamma di materiali da scegliere liberamente.

L’Arte-terapia utilizza quindi le potenzialita’, che ognuno possiede, di elaborare artisticamente il proprio vissuto e di trasmetterlo creativamente ad altri, in questo caso il lavoro dell’art-counselor, sara’ quello di agevolare il proprio cliente a lasciar fluire liberamente le sue emozioni e a cercare  di dare forma e colore alle immagini scaturite in lui non preoccupandosi del risultato estetico.

Il passaggio dal “dentro” al “fuori” e’ un momento molto delicato; infatti se da una parte il processo creativo puo’ essere divertente e giocoso, stimolando a far affiorare il bambino che e’ in noi, dall’altra parte puo’ essere anche molto frustrante nel momento in cui non si riesce ad esprimere visivamente quello che si ha dentro per la poca padronanza delle tecniche artistiche.

E’ molto importante che in questi momenti l’agevolatore abbia una grande sensibilita’: egli puo’ chiedere al cliente quali cambiamenti potrebbe apportare al suo lavoro per provare maggior soddisfazione, oppure puo’ proporre  al cliente di sperimentare un altro strumento, o ancora, puo’ lavorare con lui scarabocchiando liberamente insieme con una musica di sottofondo per favorire un minor controllo e una maggiore intimita’.

In altri casi il processo creativo puo’ portare in superfice vissuti a lungo repressi e quindi liberare forti emozioni come rabbia, pianto; in questo caso il compito dell’ art-counselor sara’ quello di contenere questo momento di catarsi del cliente cercando di  mettere in comunicazione le parole con le immagini in modo che il cliente veda cio’ che ha prodotto come una specie di “finestra sul mondo”  che possa aiutarlo ad entrare in con-tatto con l’esterno cosi’ da raggiungere quell’unita’ delle parti (soma e psiche) fondamentale per il ben-essere.

Da cio’ si evince che l’arte-terapia e il Counseling espressivo implicano una relazione tra il cliente e l’operatore uniti in una “alleanza terapeutica” basata sull’empatia, il calore, la congruenza : dove il “cliente” puo’ vivere una esperienza di attenzione totale da parte di un’altra persona che lo assiste e lo sostiene durante l’esecuzione della sua attivita’ espressiva offrendo un contenitore emotivo nel caso in cui si manifestino emozioni che creano tensione o dolore.

Per Counseling-espressivo si intende quindi quella particolare relazione d’aiuto che si serve delle immagini e del “fare” artistico per agevolare l’autoconsapevolezza che portera’ al cambiamento.  Immagini dunque come filo d’oro che favorisce la connessione tra mente e corpo.

L’arteterapia utilizza strumenti semplici al servizio di linguaggi complessi; ciò che possiamo dire con le forme e i colori emerge spontaneamente e in modo immediato, benchè non mediato, così da raccogliere dalle profondità contenuti altrimenti inesprimibili.

Il linguaggio analogico che deriva dall’attività dell’emisfero destro (linguaggio analogico=linguaggio non verbale), sovrintende alla fantasia, alla creatività, all’intuizione, alla percezione visiva, olfattiva, alla comunicazione e ai segnali corporei: tutta questa ricchezza, un vero patrimonio presente in ognuno di noi quasi non è utilizzato da una larga maggioranza di persone o lo è solo inconsciamente; riappropriandosene rendendolo più consapevole può essere un valido sostegno nelle prove quotidiane che la vita ci pone.

Tutte queste nostra capacità poco esplorate vengono infatti comunemente utilizzate nell’arteterapia: così attraverso un disegno contatteremo meglio la nostra voglia di emergere, oppure con la creta faciliteremo a noi stessi una regressione e una graduale riappropriazione della tenerezza, mentre con l’ausilio della musica è possibile accedere più facilmente a sentimenti ed emozioni rimosse, la danza terapia ci può far comunicare con il corpo al di là delle barriere del linguaggio e ancora con la poesia riusciremo ad integrare cuore e ragione.

Lavorare con la creatività significa aiutare le persone ad esperire un modo nuovo, una visione nuova o un punto di vista diverso su pensieri, situazioni, esperienze passate e non che condizionano il presente modificando così schemi ripetitivi di vita che paradossalmente ci rassicurano,ma, al contempo, creano blocchi e disagi.

Ci si mette in gioco-e-nel-gioco secondo il proprio sentire, sperimentando così quell’unità mente-cuore che spesso ci neghiamo e ci sentiamo negata. Permettendo al nostro sentire interiore di esprimersi, apriamo la strada ad una maggiore consapevolezza di noi, della nostra forza e delle nostre abilità risolutive, miglioriamo il nostro piacere, lo star bene nella nostra pelle, ottenendo un sempre maggior ben-essere psicofisico.

 

 

In che modo viaggiare nel mondo del Mandala

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L’uso e lo studio di particolari tecniche utili per migliorare la qualità della nostra vita devono accoppiarsi con la consapevolezza delle naturali potenzialità umane quali la creatività, l’immaginazione e la percezione.

Creatività => in questo caso intendiamo la creatività come la capacità di riconoscere la natura del problema da affrontare e predisporre piani adeguati alla sua soluzione. Essere creativi vuol dire, allora, utilizzare il pragmatismo della ragione unitamente all’immaginazione e alla fantasia. Per sviluppare tale innata potenzialità è necessario non irrigidirsi in schemi precostituiti, ma affidarsi soprattutto agli stimoli del proprio intimo. Il Mandala quale ausilio in tal senso, può benissimo contribuire allo sviluppo creativo. L’enorme quantità di immagini che la nostra mente capta o crea ogni giorno ci permette di scoprire e inventare forme e colori che ci siano d’aiuto per la nostra ricerca. La trasformazione di immagini e pensieri avviene attraverso segni e colori: si forma, così, un’esperienza nuova, una creazione fantastica che, non solo esprime le nostre intime aspirazioni, ma che ci spinge verso la ricerca di nuove emozioni. Disegnando i nostri Mandala entreremo in un mondo capace di ampliare illimitatamente le possibilità di percepire e comunicare, riconoscendo, inoltre, la vena creativa che ci pervade, spesso inibita dal frenetico svolgersi delle nostre vite.

Percezione => significa assumere i dati della realtà esterna mediante i sensi o l’intuito, quindi organizzare un proprio universo personale per orientare nello spazio e nel tempo le sensazioni. Per ampliare tale processo occorre “educare” le percezioni: estendere, cioè, la propria attenzione al maggior numero di realtà esercitando la mente a elaborare compiutamente le informazioni ricevute, controllando coscientemente tutte le reazioni fisiche. Esistono numerosi esercizi in grado di “educare” le percezioni, molti di essi prevedono l’utilizzo di particolari Mandala.

Immaginazione e fantasia => l’attuale vita frenetica fa considerare poco produttiva l’immaginazione, vista come una fuga dalla realtà oggettiva. Questo anche perché l’uomo moderno teme il contatto con il proprio mondo interiore, mentre è necessario riattivare la fantasia per essere creativi. L’infanzia di un bambino, in questo senso, costituisce un’efficace conferma. Durante i primi anni di vita la fantasia gli permette di conoscere, capire e vivere la realtà che lo circonda e, nello stesso tempo, di prendere coscienza del proprio mondo interiore. Con l’età adulta la capacità creativa va inaridendosi anche a causa della cultura, delle norme sociali che tendono a schiacciare la fantasia negli angoli più remoti della nostra mente. Ciò non vuol dire, però, che non possa essere riportata a galla, ma anzi con tecniche opportune sarà possibile goderne nuovamente i frutti stimolando la creatività. Il “viaggio” particolare, adatto a sviluppare la fantasia, può essere compiuto all’interno del proprio corpo, immaginando di percorrere una grotta illuminata da una luce che rischiara i nostri passi. Inizialmente non è agevole procedervi, ma l’obiettivo consiste nel raggiungere il centro della cavità dove si troverà la vera luce, ovvero il proprio Mandala, nucleo della propria essenza. Far propria tale luce ci farà vedere chiaramente tanto la realtà esterna che quella interiore. L’immaginazione ridà, perciò, acutezza ai nostri occhi e ci permette di viaggiare ad alta velocità in qualsiasi punto dello spazio-tempo.

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liberamente tratto da:

Gisele Melluso, “Mandala”, Demetra