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7° Chakra SAHASRARA: Coscienza – Pensiero – Conoscenza – Comprensione – Immanenza – il Diritto di Conoscere

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“ Non si può giungere alla liberazione se non con

 a percezione dell’identità tra lo spirito individuale

e quello universale… “ Shankara

Siamo finalmente arrivati al termine del viaggio, al loto dai mille petali che fiorisce alla sommità del capo. Qui troviamo la sede infinitamente profonda della coscienza cosmica, nota come settimo Chakra o Chakra della Corona: Sahasrara, che significa “mille foglie” in riferimento agli infiniti petali di loto che si schiudono.

Molti pensano che i petali si stendano verso il cielo; di fatto i petali del loto si incurvano verso il basso come un girasole, stillando nettare nella corona e giù verso i chakra. In questo modo i due estremi dello spettro sono profondamente collegati. Come può un loto fiorire senza radici nella Terra? Come puà raggiungere il cielo se le sue radici non sono ampie e profonde?

Quando raggiungiamo questo livello, il seme della nostra anima è germogliato dalle sue radici nella Terra, è cresciuto verso l’alto attraverso gli elementi di Acqua, Fuoco, Aria, Suono e Luce e ora si protende verso la sorgente del tutto, la coscienza stessa, sperimentata attraverso l’elemento del pensiero.

E’ questo Chakra che secondo la filosofia yoga è la sede dell’illuminazione. Il suo stato ultimo di coscienza va al di là della ragione, al di là dei sensi e al di là dei limiti del mondo circostante.

Il Chakra della Corona è legato al processo della conoscenza: noi osserviamo il nostro modo di pensare (sia nei contenuto che negli schemi) e ci poniamo delle domande “come sappiamo ciò che sappiamo?” e “ chi o che cosa è che esercita la conoscenza?”. La risposta a questa domanda è la “coscienza” che stiamo cercando di comprendere, incarnare e migliorare.

Se paragoniamo ogni  chakra ad un dischetto di computer che contiene un programma specifico sul modo di gestire la nostra vita, il chakra della corona può essere considerato il dischetto che contiene il programma operativo per far funzionare l’intero biocomputer mente-corpo.

Le nostre convinzioni centrali determinano il nostro sistema operativo: se io credo, ad esempio, che tutti ce l’abbiano con me, allora riceverò informazioni attraverso un sistema paranoide e mi comporterò di conseguenza. Se, al contrario, credo che il mondo sia un luogo benevolo, è più probabile che mi comporti in modo tale da confermare questa mia convinzione, per cui continuerò a trovarlo tale.

Le nostre convinzioni nascono dall’interpretazione che diamo alle nostre esperienze; esse sono il modo in cui consideriamo come è il mondo. Si fondano su concetti che ci siamo formati.

Dunque la “concezione” è il punto iniziale di tutto quello che manifestiamo. Prima di fare qualcosa dobbiamo concepirlo. Le nostre idee e concezioni sono i principi ordinatori dell’informazione. Ci permettono di organizzare i nostri dati e guidano il nostro comportamento.

In altre parole, spesso il mondo si comporta nel modo in cui noi pensiamo che farà, e questo ne è il motivo. L’attività primaria del settimo chakra è quella, quindi, di trarre un senso.

Il senso ci dice in che modo orientarci. Ci suggerisce come interpretare qualcosa, come reagire, come organizzare la nostra esperienza. Dà scopo alla nostra vita, creando un contesto più ampio in cui collocare la nostra esistenza

Il viaggio di ritorno, partendo dal chakra della Corona, inizia con la concezione di un’idea. Questa concezione è il supremo “bindu”, il punto privo di dimensione della coscienza da cui tutto ha origine.

Partendo dalla concettualizzazione generiamo delle immagini nel sesto chakra. Queste immagini poi generano la nostra storia, quello che con la litania verbale delle nostre convinzioni descriviamo agli altri.

La nostra storia genera certi tipi di relazioni, che stimolano varie attività, emozioni ed infine esperienze fisiche ..

Se vogliamo vedere che aspetto ha la coscienza, dobbiamo solo guardarci intorno. Tutto quello che vediamo ha avuto inizio da una concezione. Quando la coscienza all’interno cambia, anche queste manifestazioni esterne cambiano.

Nel chakra della Corona realizziamo la nostra “identità Universale”. Via via che la nostra coscienza si amplia, la nostra comprensione accoglie sfere sempre più ampie. Quando scopriamo l’immensità del sistema in cui siamo immersi, ci identifichiamo con la nostra connessione universale, ci rendiamo conto di far parte dell’intero tessuto della vita.

Ciascuna delle identità legate agli altri chakra prende le mosse da qualcosa di individualmente innato, unico ed unico e personale come il nostro corpo, per volgersi verso l’universale. All’estremità esterna del chakra della corona, l’individualità viene totalmente trascesa e assorbita nel campo più vasto del divino.

Diventare tutt’uno con il divino significa dissolvere o trascendere i confini che ci tengono separati. Quello a cui dobbiamo rinunciare è l’attaccamento alla riva del fiume, al nostro rifiuto di immergerci e bagnarci, dobbiamo accettare la sfida con l’ignoto. Dobbiamo rinunciare a rimanere legati ad un atteggiamento razionale, quando non è in grado di fornirci il senso più profondo di ciò che significa “essere nella corrente”.

Il demone del 7° chakra è l’attaccamento. L’attaccamento è la negazione dello stato continuamente fluido del sistema universale. Esso ci ancora al tempo e ci rende incapaci di andare avanti. Ci ancora ad un luogo ristretto, rendendoci incapaci di accoglierne uno più grande.

L’attaccamento è un demone scivoloso. Non è qualcosa di cui possiamo fare interamente a meno, poiché dobbiamo mantenere alcuni attaccamenti sani ai nostri figli e alle persone amate, ai nostri obiettivi e agli impegni presi.

Per alcuni, rinunciare all’attaccamento e fuggire dalle responsabilità sono sinonimi. Può diventare una via di fuga; quando i problemi si fanno difficili, tagliamo gli ormeggi invece che lavorare sugli aspetti critici.

Nel senso più profondo del termine, la rinuncia all’attaccamento riguarda il modo in cui indirizziamo la nostra energia psichica. Quando rinunciamo  all’attaccamento, lasciamo andare la fissazione su qualcosa di esteriore, ci lasciamo alle spalle il bisogno di controllare.

L’attaccamento significa non aver fiducia nella saggezza dell’universo, che invece tenta di insegnarci qualcosa. Rimaniamo attaccati per difenderci dalla sofferenza, invece di considerare la sofferenza come un insegnamento.

Carenza ed Eccesso

Se il Chakra della Corona è chiuso, la corrente liberatoria non può terminare il suo viaggio e noi non potremo raggiungere la libertà. Nella nostra vita gli schemi si ripeteranno senza sosta e mancando la consapevolezza è assai più probabile che a guidarci sarà l’inconscio.

Ciò si manifesta nella chiusura verso nuove informazioni (fissazione su di un unico punto di vista), con la necessità di anteporre la ragione alla felicità e con manifeste difficoltà di apprendimento.

Un eccesso di questo chakra è tipica nelle persone che hanno perso il contatto con il proprio corpo  e le proprie emozioni; si può manifestare con un eccessivo intellettualismo, con eccessive dipendenze spirituali.

Un ulteriore manifestazione di un eccesso di questo chakra risultano le psicosi; in realtà i disturbi psicotici, caratterizzati da un distacco nei confronti della realtà e da un mancato sviluppo di radicamento nei primi chakra, manifestano un eccesso di tutti quelli che sono individuati come chakra superiori (quinto, sesto e settimo). La psicosi è un eccesso della corrente liberatoria che è radicata troppo poco nella terra, il che produce una mancanza di concentrazione e di controllo.

6° Chakra AJNA: Suono Archetipi – Simboli – Immagini – Intuizione – Luce … il Diritto di Vedere

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“ L’immaginazione è più importante della conoscenza”

Albert Einstein

Dall’alba del mondo, luce e tenebre si sono alternati per darci uno dei più grandi doni della natura: la capacità di vedere. La vista ci dà la capacità di ricevere in un solo istante enormi quantità di informazioni sul mondo che ci circonda.

E il dono della vista, interiore ed esteriore, è proprio l’essenza e la funzione del sesto Chakra. Grazie alla vista abbiamo la capacità sia di interiorizzare il mondo esterno, sia di esteriorizzare il mondo interiore con un linguaggio simbolico.

Il nome sanscrito di questo chakra è AJNA che originariamente significava “percepire” e in seguito “comandare”. Questo termine si riferisce alla duplice natura di questo chakra, che accoglie le immagini con la percezione, ma costruisce anche immagini interiori in base alle quali noi governiamo la nostra realtà.

Imparare a vedere comporta anche la capacità di riconoscere “gli schemi” che rivelano l’ordine nascosto delle cose. Riconoscere uno “schema” equivale giocare ad un gioco in cui si collegano i puntini. All’inizio, sulla pagina, vediamo solo una serie di puntini, ma via via che li uniamo tra loro si forma un’immagine. Persino prima di aver collegato tutti i puntini siamo in grado di indovinare l’immagine, perché la riconosciamo.

Quando riconosciamo gli “schemi”, troviamo la strada per l’”introspezione”. L’introspezione è la capacità di vedere all’interno, lo scoprire uno schema, il vedere come si lega al disegno più ampio, il vedere cosa significa.

Via via che la vista interiore si sviluppa, le illusioni svaniscono, i sogni vengono integrati, inizia la chiarezza e la coscienza si estende di un altro passo.

“ Noi non vediamo le cose come sono. Vediamo le cose come siamo noi …” Anais Nin

Il demone del 6° chakra è l’illusione che devia la nostra coscienza dalla visione a mente aperta, fissandola su un’immagine congelata. L’illusione che io ho di come qualcosa dovrebbe essere, in genere è un’immagine di quello che di fatto non è. Il mio esservi attaccato mi sospinge fuori dal tempo presente, dove potrei vedere in modo realistico.

Le illusioni sono tenute ferme al loro posto da un investimento di energia psichica. Quando ci fissiamo su un immagine, tutto diventa nutrimento per abbellirla. Se pensiamo di essere antipatici a qualcuno, ci attacchiamo alla minima disarmonia come prova. Un ipocondriaco interpreta il minimo dolore come prova dell’essere malato.

Più investiamo in un’ìllusione, più difficile è abbandonarla. Bloccati dentro siamo intrappolati in cicli ripetitivi che ci impediscono di comprendere in modo autentico.

Via via che i vari pezzi di informazione vengono assembrali e iniziano a rivelare l’identità dell’intero, entriamo nel mondo degli Archetipi.

Nel sesto chakra ci muoviamo verso la nostra identità archetipa. Questa identità viene ottenuta riconoscendo le immagini e i simboli che appaiono nella nostra vita attraverso sogni, immaginazione, arte, relazioni o situazioni. Riconoscere il significato archetipo di questi simboli ci conduce in un contesto spirituale più ampio. Acquistiamo una capacità di comprensione più ampia e siamo in grado di riconoscere con maggior precisione chi siamo e quale è il nostro compito.

Sapendo che mi identifico eccessivamente con gii aspetti positivi dell’archetipo della Madre; posso riconoscere il programma che mi dice che devo stare lì tutto il tempo, pronta a qualunque richiesta. Posso dargli un nome, posso rintracciare il significato nel mio passato, rispetto a mia madre, alla madre di mia madre e indietro nel tempo.

Sapere quali archetipi ci influenzano, ci aiuta a rendere chiaro il mondo in cui percepiamo. Rende chiaro lo scopo che abbiamo nella vita .

Il livello dell’archetipo è allo stesso tempo immanente e trascendente. E’ immanente quando lo sperimentiamo come qualcosa dentro di noi che portiamo fuori noi stessi. Una moglie che vibra con l’archetipo dell’Amante, può ripetutamente vivere delle relazioni parallele. L’archetipo dell’Artista spesso è infelice in un lavoro strutturato. Una donna senza figli, posseduta dall’archetipo della Madre si prenderà continuamente cura degli altri anche a suo detrimento.

Un archetipo è trascendente perché è più grande di noi in quanto appartenente al genere umano. Al centro di tutte le mitologie e di tutte le religioni, esistono le energie archetipiche che si manifestano nelle esperienze vissute dall’essere umano, nei modelli con cui si confronta, nella storia e nei miti che hanno uno spazio nel suo percorso.

La via migliore per comprendere l’archetipo è quella di essere consapevoli e di integrare i simboli.

Il simbolo emerge quando riconosciamo uno schema, esso sale dall’inconscio sotto forma di sogno, fantasia, creazione artistica. Per comprendere il suo significato è necessario usare la nostra intuizione.

L’intuizione è il riconoscimento inconscio degli schemi. E’ una delle quattro funzioni junghiane (le altre sono la sensazione e il sentimento, collegati ai primi due chakra e il pensiero che è collegato al settimo). Lo sviluppo dell’intuizione accresce le nostre capacità psichiche ed è la funzione centrale del sesto chakra. Senza l’intuizione ci è impossibile afferrare la totalità o l’essenza di una cosa.

Viviamo in una cultura che privilegia la logica sull’intuizione. Da bambini non ci viene insegnato a dare ascolto alla nostra intuizione e spesso le nostre impressioni sono tenute in poco conto se non possiamo difendere con la logica il nostro ragionamento. Così, spesso diamo poca importanza alle nostre impressioni, perché non crediamo di poter veramente conoscere le cose attraverso un percorso di pensiero non logico. Questa invalidazione interna sopprime le nostre capacità psichiche.

L’intuizione è “come il lampo di un fiammifero nel buio” (Sri Aurobindo).

Carenza

Se nel sesto chakra si verifica una carenza, le facoltà ad esso associate non si sviluppano. La capacità intuitiva è poca e la persona può apparire psichicamente insensibile.

Se in generale la memoria non è buona, è possibile che il sesto chakra sia stato chiuso per proteggerci.

Le persone che hanno un sesto chakra carente trovano difficoltà a visualizzare o a immaginare le cose in modo diverso. Queste persone potrebbero dire: “Sono così” e lasciare tutto come sta. Se non possiamo immaginare il cambiamento, è più difficile che esso avvenga.

Se vi è una difficoltà ad immaginare e visualizzare è probabile che crediamo che esista “un’unica via giusta e vera”, c’è l’incapacità di vedere l’altro lato delle cose.

Naturalmente, la maggior parte di quello che rifiutiamo di vedere ci ritorna sotto forma di negazione. Nella negazione siamo posseduti dal demone dell’illusione, chiusi in un mondo fantastico che ci tiene lontani dal dover prendere delle decisioni per la nostra vita.

Eccesso

Nell’eccesso di apertura del sesto chakra si verifica invece il fenomeno inverso: la persona possiede numerose immagini dissociate dall’esperienza vissuta che possono presentarsi in maniera persecutoria nei sogni o comparire come fantasie ossessive.

Quando si viene bombardati da informazioni psichiche, è difficile concentrarsi. Quando cerchiamo di pensare con chiarezza veniamo disturbati da elementi intrusivi, che possono essere accompagnati da uno stato di ansia, rendendoci difficile stare tranquilli e acquietare la mente.

5° Chakra VISUDDHA: Suono – Comunicazione – Parole – Creatività ….. “Io Parlo”

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” Coloro a cui non è stato permesso di rendersi conto di che cosa è stato fatto loro non hanno altro modo di parlarne se non ripetendolo”

Alice Miller

Suono … ritmo … vibrazione … parole. Potenti regolatori della nostra vita, diamo queste cose per scontate. Usandole, reagendo ad esse, creandone di nuove ogni giorno, siamo soggetti a ritmo su ritmo, creando continuamente il tessuto di tutto quello che sperimentiamo.

Dal primo pianto di un neonato alle armonie di una sinfonia, siamo immersi in una rete infinita di comunicazione.

La comunicazione è il principio di connessione che rende la vita possibile. All’interno del corpo, la comunicazione è fondamentale. Senza comunicazione elettrica fra le onde cerebrali e il tessuto muscolare non potremmo muoverci. Senza la comunicazione chimica degli ormoni con il tessuto cellulare non vi sarebbe crescita. Se non fosse per la capacità del DNA di trasmettere le informazioni genetiche, non vi sarebbe vita.

Il chakra numero 5 è il centro legato alla comunicazione per mezzo del suono, della vibrazione, dell’espressione di sé e della creatività. E’ il regno della coscienza che controlla, crea, trasmette e riceve la comunicazione, sia in noi stessi sia l’uno con l’altro.

La comunicazione è l’arte e il processo di trasmettere e ricevere informazioni attraverso una rappresentazione simbolica di schemi.

Sotto forma di parole scritte o pronunciate, di ritmi musicali, di impulsi elettrici inviati al cervello, il Quinto Chakra è il centro che traduce in informazioni questi simboli.

Entrando nella triade dei chakra superiori ci addentriamo nel mondo simbolico della mente. La comunicazione è il nostro primo livello di trascendenza fisica in quanto ci permette di trascendere gli ordinari limiti del corpo: Telefonando a New York, possiamo evitare di recarci lì di persona. La telefonata richiede solo pochi minuti, nondimeno le limitazioni i spazio e tempo vengono trascese.

La comunicazione è un modo per estendere noi stessi al di là dei limiti ordinari. La comunicazione è un atto di connessione. Tramite la comunicazione, l’informazione contenuta nel vostro cervello ma non nel mio, diventa accessibile anche a me.

Ogni parola che usiamo è il simbolo di una cosa, di un concetto, di un sentimento, di un processo o di una relazione. Ogni immagine della nostra mente è un simbolo mentale di qualcosa di reale e ogni pensiero è una combinazione di questi simboli.

La comunicazione è uno scambio di informazioni ed energia. IN quanto auto espressione, è il punto di ingresso tra il mondo interno e quello esterno. Soltanto l’espressione di sé permette al mondo esterno di conoscere quello che è dentro di noi. Soltanto attraverso l’autoespressione mettiamo fuori quello che in precedenza abbiamo preso dentro.

Il Chakra della Gola è anche la porta interna tra mente e corpo. Possiamo considerarlo una specie di collettore che vaglia i messaggi che giungono dal corpo e li collega alle informazioni conservate nel cervello. Solo quando mente e corpo sono collegati, si ha una vera comunicazione.

Il nome sanscrito del 5° chakra è VISUDDHA che significa “Purificazione” , l’elemento associato a questo chakra è il “suono”.

“Purificare” qualcosa è ritornare alla sua natura essenziale, rimetterlo nel suo ordine naturale, che nasce dal centro. La comunicazione può dare ordine al nostro mondo, sia che chiediamo di apportare un cambiamento nella nostra vita sia semplicemente che condividiamo la nostra percezione dell’ordine con qualcun altro.

Il suono è la vibrazione ritmica delle molecole dell’aria. Nel 5° Chakra sperimentiamo il  mondo in termini di vibrazione. E’ come aprire il cofano della macchina con il motore acceso: anche se sappiamo che la combustione , che permette al motore di girare e quindi di fare andare la macchina, comporta il movimento di pistoni nei cilindri migliaia di volte al minuto, possiamo sperimentare la vibrazione del motore solo se vi prestiamo attenzione. Noi non vediamo né sentiamo le interazioni minime, sentiamo solo un ronzio che ci fa sapere se il motore è a posto. Allo stesso modo, quando conosciamo qualcuno, facciamo un’esperienza o viviamo un avvenimento, la nostra consapevolezza non può percepire ogni minimo processo interiore all’interno della persona o dell’avvenimento in questione, ma piuttosto notiamo la qualità generale delle vibrazioni.

Il lavoro sul 5° chakra comporta l’affinamento delle nostre energie vibrazionali per arrivare ad una migliore espressione di sé, ad una migliore comunicazione con gli altri e ad un’armonia generale con l nostro ambiente.

Quale canale della nostra espressione Visuddha è associato alla creatività. La comunicazione è l’espressione creativa di tutto quello che è dentro di noi. Situata a mezza strada tra il terzo chakra della volontà e il settimo della coscienza astratta, la creatività unisce volontà e coscienza e ci fa avanzare verso il futuro. Quando creiamo, facciamo qualcosa che prima non esisteva. Noi letteralmente creiamo il nostro mondo in ogni istante attraverso le nostre azioni, espressioni e comunicazioni

Quando un avvenimento ci colpisce, ci colpisce con una vibrazione. Quando quell’espressione viene limitata, perdiamo la nostra risonanza e non vibriamo più all’unisono con la creazione.

La verità può essere considerata un campo di risonanza. Le esperienze negative ci insegnano a negare e a ritirarci dalle nostre verità. Veniamo puniti se non diamo ragione ai nostri genitori. Veniamo presi in giro se ammettiamo di avere paura. Veniamo male interpretati quando tentiamo di esprimerci. Se le nostre idee non sono in accordo con quelle della maggioranza veniamo messi al bando.

A volte succede che la nostra sicurezza e sopravvivenza psichica dipendono dal nascondere la nostra verità. Quando siamo fuori dalla nostra verità viviamo una bugia. Le bugie sono il demone del quinto chakra.

E’ facile riconoscere gli eccessi e le carenze nel chakra della gola. Poiché questo è il passaggio tra il mondo esterno e quello interno, è sufficiente ascoltare per poter dire quanto è aperto questo passaggio.

Carenza

Chi ha un quinto chakra carente non riesce a mettere insieme le parole. La voce può essere debole, sottile, stentata. Vi è bisogno costante di nascondersi e timore dell’umiliazione.

Qualcuno può avere un’ottima comunicazione nell’ambiente di lavoro, durante gli incontri d’affari, quando scrive resoconti o parla al telefono, ma trova un’estrema difficoltà a parlare di quello che vuole, dei suoi bisogni. A una persona del genere non accadrà mai di iniziare una conversazione su situazioni spinose o di usare le parole come un mezzo per ottenere maggiori informazioni. Potrebbe perfino non rendersi conto di avere anche solo il diritto di parlare. Spesso una persona del genere può aver subito dei duri interrogatori da bambino e aver imparato a tenersi questo chakra tutto per sé come difesa.

Eccesso

Con un quinto chakra in eccesso, il parlare è una difesa che viene usata come mezzo per mantenere il controllo. Poiché il quinto chakra è una delle aperture attraverso cui è possibile scaricare lo stress, una verbosità eccessiva può essere un mezzo di liberarsi dell’energia. Con un quinto chakra in eccesso si parla molto ma il contenuto è poco. Le persone possono lanciarsi in una lunga descrizione di una situazione che si è verificata nel corso della settimana, ricca di innumerevoli dettagli e tuttavia evitare di dire una qualsiasi cosa sul modo in cui veramente si sentono. Di nuovo, questo è un tentativo di scaricare l’energia, evitando le emozioni così da avere una sensazione di potere sulla situazione.

La salute del chakra della gola non sta in nessuno dei due estremi, ma nella sua capacità di comunicare con accuratezza la verità della propria esperienza, di riconoscere e accogliere la verità di un altro e di affrontare la vita in modo creativo ed efficace

4° Chakra ANAHATA: Amore – Equilibrio – Relazione … Aria

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“Guidati dalle forze dell’amore, i frammenti del mondo si cercano,

così che il mondo venga in essere ..”

Pierre Teilhard De Chardin

Con il 4° Chakra entriamo nel nucleo del Sistema dei Chakras. Con tre chakras sottostanti e tre chakras superiori, il chakra numero quattro si trova letteralmente nel “cuore” dell’intero sistema.

Noto come il chakra “del CUORE” perché situato nell’area in cui si trova questo organo vitale, questo centro è posizionato nel nucleo del nostro spirito.

Il chakra quattro è il tetto del mondo inferiore e la radice di quello superiore, e per questo motivo è un punto di equilibrio. Il suo simbolo è un fiore di loto con dodici petali, al centro dei quali si trova una stella a sei punti, formata da un triangolo dello spirito che scende verso la materia e un triangolo della materia che sale verso lo spirito. La stella a sei punte esprime la loro interpenetrazione in un equilibrio perfetto.

Il nome sanscrito di questo Chakra è ANAHATA, che significa “suono che viene prodotto senza che due oggetti si colpiscano”; ma possiede anche il significato di “non colpito, non ferito, fresco, pulito”. Quando il chakra è libero dal dolore delle vecchie ferite del passato, la sua apertura è innocente, fresca, radiosa.

Il chakra del CUORE è il centro dell’Amore e dell’Equilibrio. L’elemento di questo chakra è l’ARIA, il meno denso degli elementi fisici. L’ARIA rappresenta la libertà, l’apertura e la freschezza , come quando si arieggia una stanza. Quando ci innamoriamo, ci sembra di camminare per aria. L’ARIA implica spazio, che si raggiunge lasciando andare. Se ci teniamo aggrappati troppo saldamente a ciò che amiamo, soffochiamo l’oggetto del nostro amore, il che equivale a privarlo d’aria. Quando vogliamo “spazio per respirare”, diciamo di aver bisogno d’aria.

L’ARIA rappresenta anche il Respiro, il processo vitale attraverso il quale le nostre cellule e l’intero organismo sopravvivono. I polmoni mentre si riempiono e si svuotano di aria, sono un po’ i rami e i viticci del chakra del CUORE. Quando lavoriamo con l’Aria, mentre interagiamo con essa attraverso il respiro, abbiamo accesso agli aspetti fisici e spirituali del chakra del CUORE. Questa pratica è detta “Pranayama”, dal termine indù “prana” = Respiro. Il Pranayama è la pratica yoga della respirazione; aprire il cuore, rilassare i muscoli del torace e ascoltare il battito del cuore ci aiuta a entrare nello spazio sacro del chakra del CUORE.

L’AMORE è il principio di base associato al chakra del CUORE. Amore che è nettamente diverso dall’amore più sessuale e appassionato del secondo chakra. L’amore sessuale è orientato verso un oggetto, nel quarto chakra, l’amore non è più legato ad uno stimolo esteriore, ma viene vissuto all’interno come uno stato dell’essere. In questo modo, esso si irradia all’esterno, portando amore e compassione. E’ una connessione empatica più che un’estensione del nostro desiderio.

L’incantesimo dell’amore apre la via ad una coscienza più ampia. L’amore scioglie le nostre rigide attitudini e trasforma la nostra struttura interiore. Quando ci innamoriamo vediamo le cose come se fossero nuove, allo stesso tempo quell’amore allarga il nostro orizzonte e ci porta anche ad un rapporto più profondo con noi stessi.

Ogni chakra ha un principio di base che regola il suo schema energetico, il principio di base del chakra del CUORE è l’EQUILIBRIO. Ciò che ha equilibrio è longevo, un rapporto equilibrato dura.

Poiché il chakra del CUORE è il punto centrale di un sistema di sette centri, a questo livello di integrazione l’equilibrio è parte essenziale. Questo significa tanto l’equilibrio interno tra i vari aspetti di noi stessi (mente e corpo, persona e ombra, maschile e femminile), quanto l’equilibrio tra noi stessi e il mondo che ci circonda ( lavoro e gioco, dare e ricevere, socializzare e stare da soli). Senza un senso generale di equilibrio una relazione si spezza, è grazie all’armonia che l’amore trova sostegno.

Se conosciamo il sé all’interno di noi possiamo onorare il sé che vive in un altro. E’ quindi necessario amare abbastanza il nostro sé così da poterlo apertamente offrire a qualcun altro.

Il blocco più diffuso nel chakra del CUORE è l’assenza di amore per sé. Come possiamo entrare in intimità con gli altri se siamo lontani dal nostro sé? Come possiamo mantenere l’equilibrio tra noi stessi e gli altri se ci manca l’equilbrio interno? Come possiamo trattare un altro con rispetto se abusiamo di noi stessi?

Nel 4° chakra entriamo in una consapevolezza “autoriflessiva”, qui al centro del cuore, siamo meno reattivi e più contemplativi. Contemplare è semplicemente essere testimoni. Sperimentiamo gli eventi in termini di relazioni, capiamo come una cosa si lega ad un’altra.

Entrare nel cuore significa entrare in relazione con noi stessi e attraverso un ascolto attento portare equilibrio tra la nostra mente e il nostro corpo. E’ solo l’equilibrio dentro di noi che può darci l’opportunità di mantenere un certo equilibrio nelle nostre relazioni con gli altri.

Mentre nel terzo chakra si lavorava sui principi del “trattenere” e “lasciare andare”, nel quarto chakra si lavora con il “protendersi” e “accogliere”.

Nel “protendersi” e “accogliere” sono implicate le braccia, che si muovono verso l’esterno. E’ attraverso le braccia che ci protendiamo e tocchiamo, e attraverso le braccia attiriamo a noi quello che ci è necessario, sia fisicamente che emotivamente. Se la paura e il dolore bloccano una o entrambe queste risposte, alla fine, possono bloccare il chakra del CUORE.

E’ infatti il DOLORE il demone del quarto chakra ; quando il nostro cuore è pesante di dolore si apre con difficoltà, persino respirare è difficile. Quando neghiamo il dolore, diventiamo sordi ai nostri sentimenti e alla nostra vitalità. Diventiamo duri, freddi, distanti. Tuttavia, quando riconosciamo ed esprimiamo il dolore, troviamo una chiave per aprire il cuore. Si spargono lacrime e il cuore si alleggerisce, il respiro si fa più profondo ed emerge una sensazione di spazialità facendo rinascere la speranza.

Se l’energia del chakra del CUORE è in difetto, si può sentire un senso di pressione all’altezza dello sterno, e può essere difficile respirare profondamente. Un chakra del Cuore carente risponde alle ferite d’amore ritirandosi. Essendo stato ferito in precedenza il cuore diventa un sistema chiuso e l’amore diventa condizionato. Poiché si sente svuotato fin dall’inizio, un cuore scarico vuole che siano gli altri a fare la prima mossa. Un quarto chakra mancante in genere aspetta un cavaliere dall’armatura lucente o una fata madrina che vengano a salvarlo. Lui o lei desiderano che qualcuno veda quanto soffrono e che gli risolvano il problema. Vogliono che gli venga riversata dell’energia nel sistema senza correre alcun rischio personale, poiché nel passato i rischi si sono rilevati dolorosi. Una carenza nel chakra del CUORE è una difesa contro la mancanza d’amore.

A chi soffre di una carenza manca la compassione, tendono ad essere critiche e a giudicare, ferendo le persone che amano, chiudendo i canali di ricezione ed espressione. Le sofferenze passate possono provocare amarezza e cinismo; giudicare è un modo di giustificare la distanza dagli altri e difendersi dall’intimità e dal rischio di venire nuovamente feriti. Se gli altri non sono abbastanza buoni, invece di sentirci rifiutati ci sentiremo legittimati: “noi siamo migliori degli altri, che non sono degni del nostro amore”. Ma questa in realtà è una proiezione del nostro senso di vuoto e di indegnità.

Se il chakra del CUORE è eccessivo c’è la tendenza a dar via tutto concentrandosi talmente sugli altri da ignorare totalmente se stessi. Allontanandoci dai nostri bisogni e sintonizzandoci esageratamente sui bisogni degli altri speriamo di guadagnarci, in cambio,  il diritto di essere amati. Un eccesso si verifica quando cerchiamo di ipercompensare le nostre ferite. L’amore eccessivo è disperato, perché ha bisogno di costante rassicurazione e non concede all’altro la libertà di essere quello che è. E’ un amore usato come fosse una droga, che serve a farci toccare il cielo con un dito e a liberarci dalle nostre responsabilità e dalle nostre sofferenze non risolte. Un quarto chakra in eccesso può essere esigente e possessivo, l’amore diventa un’ossessione in cui l’essere amato è più un estensione di noi stessi che un essere separato e la gelosia una proiezione dell’insicurezza prodotta da un cuore affamato. I confini spesso sono fragili e c’è poca discriminazione ossia non si è in grado di distinguere quando una relazione diventa offensiva continuando a vivere un legame di fantasia in cui tutto è perfetto.

Laboratorio MANDALA-CHAKRA

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Un viaggio all’interno di noi stessi tra i simboli, gli archetipi e le energie. Un viaggio ricco di colori che ha lo scopo di recuperare la varietà multidimensionale della nostra esperienza ricercando la nostra interezza. I sette colori dell’arcobaleno uniti ai sette diritti fondamentali per offrirci un mondo di molteplici possibilità.

Il Laboratorio-Percorso si svolgerà in 9 incontri a cadenza quindicinale di 3 ore ciascuno, il Sabato dalle 15.00 alle 18.00, presso ADYCA – Via Famagosta, 6 – Roma

Nr. Incontro

Data

Argomento

 

1

03.12.2011 Viaggio all’interno del corpo
2 14.01.2012 1° Chakra: le radici, la terra, i confini . Identità Fisica

Diritto di Esistere

3 28.01.2012 2° Chakra: emozioni, piacere, desiderio. Identità Emotiva => Diritto di sentire
4 04.02.2012 3° Chakra: volontà, potere, autonomia, identificazione. Identità ego => Diritto di Agire
5 25.02.2012 4° Chakra: aprirsi, accogliere, amore per sé. Identità sociale => Diritto di amare e di essere amato
6 03.03.2012 5° Chakra: comunicazione, creatività, ascolto . Identità creativa => Diritto di parlare e di essere ascoltato
7 17.03.2012 6° Chakra: introspezione, riflessione sul sé, intuizione. Identità archetipa => Diritto di vedere
8 31.03.2012 7° Chakra: trascendenza, immanenza, l’IO e il Tu diventa Noi . Identità universale => Diritto di conoscere
9 07.04.2012 Incontro conclusivo: uno sguardo di insieme

 

Il percorso è ideato e condotto da Gabriella Costa  – ArtCounselor , Operatore nella psicologia del colore, Mediatore Familiare, Counselor di coppia. Counselor Olistico Trainer certificata SIAF Nr.LA-099T-CO.

 Al termine del percorso verrà dato un Attestato di Partecipazione

Ci sono ancora alcuni posti liberi …….

Per prenotazioni e informazioni potete scrivere a : gabriellacosta@artcounseling.it


 

I CHAKRAS

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Un concetto che spesso abbiamo sentito enunciare e che ci mostra l’uomo come specchio del cosmo è: “L’universo è dentro l’uomo”. Così come l’universo è impregnato di energia, così nel corpo dell’uomo, insieme ad organi, cellule, tessuti, convivono innumerevoli nuclei di energia dei quali i fondamentali sono sette, denominati CHAKRA.

Nella filosofia Yoga il corpo umano viene visto come il microcosmo, immagine e riflesso del macrocosmo. Il corpo identificato come asse dell’universo, è attraversato da tre canali di energia che si intrecciano fra loro lungo la colonna vertebrale. Lì sono posti i sette centri principali di energia vitale che hanno ognuno una data frequenza.

Il termine Chakra, tradotto alla lettera dal sanscrito, significa “ruota” o “disco” e si riferisce ad una sfera rotante di energia che emana dai più importanti gangli nervosi che si diramano dalla colonna vertebrale. Vi sono sette di queste ruote, poste l’una sull’altra in una colonna di energia che unisce la base della colonna vertebrale al sommo della testa.

I Chakra non sono entità fisiche in sé e per sé. Come le sensazioni o le idee, non possono essere considerati degli oggetti fisici e tuttavia hanno un forte impatto sul corpo, poiché costituiscono la realizzazione dell’energia spirituale sul piano fisico.

Come le emozioni possono influenzare il nostro respiro, il battito cardiaco e il metabolismo, così le attività dei vari Chakra influiscono sull’attività ghiandolare, sulla forma del corpo, sulle affezioni fisiche croniche, sul pensiero e sul comportamento. Facendo uso di tecniche quali lo Yoga, la respirazione, la bioenergetica, l’esercizio fisico, la meditazione e le visualizzazioni, possiamo di volta in volta influire sui nostri Chakra, sulla nostro ben-essere e sulla nostra vita.

In base alla loro collocazione nel corpo, i Chakra sono stati associati a vari stati di coscienza, ad elementi archetipici e a costrutti filosofici. Ad esempio i Chakra più bassi, che sono fisicamente più vicini alla terra, sono in rapporto con gli aspetti più pratici della nostra vita: sopravvivenza, movimento, azione. I Chakra superiori rappresentano aree mentali e funzionano su livello simbolico, attraverso le parole, le immagini e i concetti.

Ciascuno dei sette Chakra inoltre viene a rappresentare un’area importante della salute psichica umana ed è in relazione ad un determinato elemento archetipico:

PRIMO CHAKRA => MULADHARA => SOPRAVVIVENZA => TERRA

SECONDO CHAKRA =>SVADHISTANA => SESSUALITA’ => ACQUA

TERZO CHAKRA =>MANIPURA => FORZA => FUOCO

QUARTO CHAKRA =>ANAHATA => AMORE => ARIA

QUINTO CHAKRA =>VISHUDDHA => COMUNICAZIONE => SUONO

SESTO CHAKRA =>AJNA => LUCE => INTUIZIONE

SETTIMO CHAKRA =>SAHASRARA => COGNIZIONE => PENSIERO

Tutti insieme i Chakra formano una specie di scala che unisce le polarità del Cielo e della Terra, della mente e del corpo, dello spirito e della materia.

I Chakra possono essere energeticamente eccessivi o deficienti. Un Chakra deficiente può essere considerato un Chakra chiuso in cui scorre poca energia. Fisiologicamente, un Chakra è come un fascio di fibre nervose. Quando il fascio è percorso da un’energia insufficiente tende a crollare. Pensate a come si sente il vostro cuore quando vi sentite depressi: è come se il petto crollasse. Quando un Chakra è deficiente anche l’attività associata a quel Chakra è bloccata. Di norma esistono sintomi fisici che sono indicazioni di Chakra bloccati come l’ulcera, l’impotenza, il collo rigido (in rapporto rispettivamente ai Chakra tre,due e cinque).

Anche un Chakra eccessivo è bloccato, ma per un motivo diverso. Immaginate il paino del tavolo di casa vostra su cui avete posato di tutto: è troppo pieno per essere completamente funzionale. Un Chakra eccessivo non sa come liberarsi dell’energia. Quando l’energia interna non viene liberata, il problema legato a quel Chakra diventa una forza dominante costante nel sistema generale. Perciò, un terzo chakra eccessivo rende la persona prepotente, cioè qualcuno che ha sempre bisogno di dominare gli altri, un primo chakra eccessivo può portare al desiderio di accumulare possedimenti, cibo e denaro.

E’ anche possibile che un chakra sia eccessivo per qualche aspetto e deficiente per altri: una persona può desiderare di mettere da parte molte cose, ma essere anoressica. Entrambi questi stati sono una reazione a programmazioni passate, meccanismi che scattano per aiutare la persona ad affrontare le circostanze, o ancora traumi legati alla sopravvivenza.

Nella vita le difficoltà abbondano e per ciascuna di esse sviluppiamo una strategia che ci permette di affrontarla. Quando le difficoltà persistono, queste strategie diventano dei modelli cronici, ancorati nel corpo e nella psiche come strutture difensive. Infine queste difese creano dei modelli fissi nella nostra muscolatura, che impediscono il libero scorrere dell’energia, anche una volta che siano cessate le minacce reali. Questa tensione cronicizzata è nota come “armatura caratteriale”, essa influenza la nostra postura, il respiro, il metabolismo e i nostri stati emozionali.

Per sbloccare un Chakra quindi è necessario agire su diversi livelli:

  • Comprendere le dinamiche di quel particolare chakra
  • Esaminare la storia personale in relazione agli aspetti di quel chakra
  • Impiegare esercizi e tecniche
  • Bilanciare gli eccessi e le carenze

Possiamo ancora dire che i Chakra rappresentano i sette diritti fondamentali, diritti che dovrebbero essere nostri fin dalla nascita. Sfortunatamente questi diritti vengono spesso infranti dalle circostanze in cui ci veniamo a trovare nel corso della vita. Quando impariamo ad accettare questa violazione il Chakra può compensare in modo esagerato e diventare eccessivo, oppure bloccarsi diventano deficiente.

I sette diritti fondamentali sono:

PRIMO CHAKRA: il diritto di Esistere

SECONDO CHAKRA: il diritto di Sentire

TERZO CHAKRA: il diritto di Agire

QUARTO CHAKRA: il diritto di Amare e di Essere amati

QUINTO CHAKRA : il diritto di Dire e di Farsi dire la Verità

SESTO CHAKRA: il diritto di Vedere

SETTIMO CHAKRA: il diritto di Conoscere.

Ogni Chakra è rappresentato graficamente da un Mandala simboleggiato da un fiore di loto fatto di molti petali, il cui numero varia a seconda del Chakra.

Nei post successivi andremo ad esaminarli uno per uno ……