Archivi tag: autorealizzazione

Significato e funzione dei diagrammi simbolici.

Standard

Mandala

I diagrammi simbolici sono composizioni geometriche, figurazioni grafiche proiettate sul piano. All’interno di una cornice quadrata linee e figure geometriche semplici si sovrappongono e si intersecano, generando vari punti di intersezione. Un punto al centro regola l’intera composizione.

Per indicare i diagrammi simbolici la letteratura sull’argomento usa due termini che non sono sinonimi, ma complementari: Mandala e Yantra. La loro diversità dipende dalle svariate tradizioni culturali nell’ambito della liturgia religiosa e ritualità indù, soprattutto tantrica. In ambito tibetano le celebri rappresentazioni allegoriche della cosmologia buddhista sono chiamate preferibilmente “mandala”. Mentre sono chiamati “yantra” i diagrammi creati per il rito o per la meditazione.

Yantra dalla radice sanscrita “yam” nel significato di “tenere” o “sostenere” l’energia insita in un qualsiasi elemento di natura fisica o psichica. Più propriamente Yantra ha un significato specifico di “strumento”, “congegno” e anche “meccanismo”, infatti esso è usato per indicare azioni o opere nei vari campi dell’attività umana, come l’astronomia, l’alchimia, la medicina. In seguito il significato di Yantra si è esteso nell’ambito di pratiche e attività religiose ed ha assunto una particolare connotazione teologica e dottrinale.

Yantra

Lo Yantra si suddivide in due tipologie: l’una è lo yantra strutturale di una immagine della divinità relativo al culto, in genere composto con immagini figurative antropomorfe al suo interno; l’altra è uno yantra puramente lineare, privo di rappresentazioni figurative, in prevalenza usato nella meditazione rituale.

Per quanto riguarda il Mandala e la sua struttura ne ho parlato diffusamente nei post precedenti.

In senso più generale i due tipi di yantra e anche il mandala, non sono poi tanto diversi tra loro, perché comuni sono le suddivisioni lineari e concentriche e comune è l’importanza dala alla simmetria speculare. Il cerchio, il quadrato, il triangolo, il fiore di loto, figure geometriche semplici si trovano variamente in tutti e tre i tipi di diagrammi. Racchiuse all’interno del quadrato perimetrale, interrotto ai lati dalle porte lungo le linee delle direzioni spaziali, sovrapposte e intersecanti, le figure geometriche interne al diagramma creano un disegno complesso e convergente che focalizza l’attenzione di colui che medita per immergerlo al suo interno.

Nella prassi religiosa indù il mandala e lo yantra funzionano come strumento mnemonico sia per l’officiante come per il devoto nei rituali del tempio ma anche in quelli domestici e familiari.

Il “tempio è un mandala” come inversamente il “mandala è un tempio”; lo spazio occupato dal Mandala è uno spazio sacro, non diversamente da quanto accade per il tempio. Il mandala “incorpora” il rito e il meditante lo “interiorizza”.

I diagrammi sono il rispecchiamento simbolico di ogni forma rituale, dalle immagini sacre all’architettura del tempio e della ritualità che vi si celebra. Non ha lacuna importanza la differenza di dimensioni tra il tempio e il mandala; ambedue comportano sul piano metafisico, il medesimo percorso iniziatico e la stessa finalità.

Vi sono nei diagrammi simbolici aspetti fondamentali, che si integrano vicendevolmente: le divinità che presiedono il mandala, sono per il meditante simboli che rappresentano le energie cosmiche divine, ma possono essere contemporaneamente simboli delle sue stesse forze interiori, consce o inconsce, o delle proprie condizioni psichiche. Metaforicamente il mandala diventa uno specchio che riflette e amplifica l’immagine psichica del meditante, diventando così l’oggetto specifico della meditazione.

Lo scopo fondamentale del Mandala, oltre al culto e l’identificazione con le potenze divine o la coscienza del rapporto tra “l’Io” e il “Mondo”, è quello di giungere all’autocontrollo della sfera mentale e psichica. Si tratta di attraversare la selva di segni e simboli psichici che la meditazione totale fa emergere; significa procedere in un viaggio interiore; i cui maggiori ostacoli sono le latenze dell’inconscio, spesso devianti e alienanti, o le forze negative che impediscono di realizzare la propria integrazione e centralizzazione.

Nello svolgimento della meditazione il mandala diventa così un grande strumento che, se ben vissuto, offre la possibilità del superamento dei vari blocchi psichici che emergono nel processo ed è un sostegno, per così dire tecnico, di conoscenza e di trasformazione nel tragitto di chi medita. Il suo funzionamento, tuttavia, dipende da molti fattori, quali le condizioni psico-fisiche del praticante (non a caso la prima fase è quella della purificazione), le cognizioni tecniche della meditazione, la conoscenza della simbologia del mandala. Se molto dipende dalla funzione di guida spirituale del mandala, ancora di più dipende dall’insegnamento di un maestro. Nel pensiero mistico indiano il vero guru è la divinità “del cuore”, la stessa che il devoto ha posto sul “trono del loto” al centro del suo mandala. La divinità opera come guida interiore e lo condurrà verso l’autorealizzazione.

Il meditante nel suo viaggio spirituale, si muove attraverso i piani simbolici sintetizzati dai circuiti geometrici e dalle varie soglie di passaggio. Egli sa per intuito che sia che venga guidato direttamente verso la cima, sia che faccia una breve pausa, sia che inciampi lungo il cammino o che perda interesse, sa intuitivamente che tutti i suoi movimenti lo porteranno inevitabilmente al punto di origine il “bindu”, l’inizio e il termine di tutta l’esistenza.

Arrivato al vertice, il meditante interiorizza l’intero mandala e centralizza “un punto immaginario del proprio corpo sottile”.

Dice il Buddha: “quando fissi il tuo cuore in un punto nulla è impossibile per te” …..

Il Mandala: un cammino “attualizzante” [1]

Standard

Ri-Nascita pennarelli e gessi su cartoncino Bristol (gabriella costa )

Il Mandala rappresenta un cerchio che racchiude in sé un percorso che porta al centro; esso rappresenta il cammino che l’uomo, ad un certo punto della sua vita, può scegliere di percorrere, attraverso una strada fatta di simboli, di colori, di immagini archetipe che conducono verso la vera essenza della persona e la coscienza di sé.

Tale ricerca è aperta a tutti coloro che hanno fiducia nella propria “tendenza attualizzante” in base al quale ogni individuo ha in sé la capacità di realizzare le proprie potenzialità e di autocurarsi.

Il Mandala, come un uovo fecondato, ha in sé tutto il programma di una nuova vita che si sta sviluppando. Quindi possiamo dire che il simbolo rappresenta un progetto che è ancora in una fase embrionale e che deve ancora svilupparsi.

La vita ha inizio con la nascita … cresce, la primavera, i colori pastello .

Poi la giovinezza, l’estate, il colore rosso e l’arancio, la forza e il vigore.

Man mano arriva l’autunno, i colori diventano più freddi, appare il blu, il marrone.

Infine l’inverno, con i suoi colori cupi, il marrone, il grigio, il nero.

Il cammino sembra giunto alla fine.

Ma come nell’universo i buchi neri all’interno hanno un passaggio, al di là del quale finisce la materia e ha inizio un mondo parallelo fatto di antimateria, così nel Mandala si arriva all’essenza, al centro, dove il viaggio della vita sembra finire e proprio lì si intravede un varco …. Al di là del bindu (punto centrale) un nuovo orizzonte e tutto ricomincia …

Il Mandala concilia in sé il razionale con l’irrazionale, la materia con lo spirito. Così va avanti lì esperienza della vita, la materia, l’uomo, le emozioni, i vissuti, gli amori, le passioni, le stagioni, le giornate. Tutto fa parte di un ciclo, di un ritmo universale di nascita, crescita e morte e poi tutto si ripete ad un gradino più alto di evoluzione.

Dipingere Mandala porta a fare esperienza di sé delle proprie parti sconosciute e irrazionali, sottili e spirituali che attraverso i simboli parlano alla coscienza di quel mondo che giace sconosciuto ed inespresso dentro di noi.

___________________________________________________________

[1] Carl Rogers chiamò “tendenza attualizzante”  quella spinta allo sviluppo insita in ogni essere vivente che porta alla differenziazione, all’integrazione, all’espansione, all’arricchimento di tutto ciò che è presente potenzialmente nell’organismo, e che permette all’individuo di sviluppare il suo naturale potenziale di autorealizzazione, diventando una persona sempre più pienamente funzionante.