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Arte e Ben-Essere

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“l’armonia di colori e forme e’ fondata

solo su un principio: l’efficace contatto con l’anima” (W.Kandinskij).

Che cosa e’ l’Arteterapia? Cominciamo con l’etimologia: “Arte” = da una radice indoeuropea are o re che significa adattare e dal greco artuo articolare, nonche’ dal latino ars-artis cioe’  modo di essere o di fare. Nel senso antico “arte” era intesa dunque come capacita’, talento.

In seguito con lo sviluppo scientifico, l’uso della parola arte sparisce; il sapere perde il suo aspetto intuitivo e diventa sempre piu’ sperimentale (Illuminismo). Arte e Scienza quindi si separano e diventano due differenti metodi di conoscenza; ai giorni nostri la parola Arte e’ legata alla produzione estetica e l’artista e’ colui che grazie a particolari abilita’ creative e tecniche e’ in grado di dar voce alla propria sensibilita’.

Per quanto riguarda la parola “Terapia”, essa deriva dal greco “therapeia”= cura assistenza. Inizialmente era riferita solo alla cura delle patologie, in seguito con l’aumento del tempo libero e del livello di vita, lo sviluppo culturale e la presa di coscienza della soggettivita’ psichica il suo significato si e’ ampliato anche in ambito di salutogenesi come ricerca di ben-essere psichico, fisico e sociale, l’Arte-terapia si prefigge di raggiungere tutto questo attraverso l’arte e l’arte-terapeuta o l’art-counselor  accoglie, legittima, rispecchia e amplifica i messaggi del cliente non solo verbali ma proponendogli di produrre oggetti artistici offrendogli una vasta gamma di materiali da scegliere liberamente.

L’Arte-terapia utilizza quindi le potenzialita’, che ognuno possiede, di elaborare artisticamente il proprio vissuto e di trasmetterlo creativamente ad altri, in questo caso il lavoro dell’art-counselor, sara’ quello di agevolare il proprio cliente a lasciar fluire liberamente le sue emozioni e a cercare  di dare forma e colore alle immagini scaturite in lui non preoccupandosi del risultato estetico.

Il passaggio dal “dentro” al “fuori” e’ un momento molto delicato; infatti se da una parte il processo creativo puo’ essere divertente e giocoso, stimolando a far affiorare il bambino che e’ in noi, dall’altra parte puo’ essere anche molto frustrante nel momento in cui non si riesce ad esprimere visivamente quello che si ha dentro per la poca padronanza delle tecniche artistiche.

E’ molto importante che in questi momenti l’agevolatore abbia una grande sensibilita’: egli puo’ chiedere al cliente quali cambiamenti potrebbe apportare al suo lavoro per provare maggior soddisfazione, oppure puo’ proporre  al cliente di sperimentare un altro strumento, o ancora, puo’ lavorare con lui scarabocchiando liberamente insieme con una musica di sottofondo per favorire un minor controllo e una maggiore intimita’.

In altri casi il processo creativo puo’ portare in superfice vissuti a lungo repressi e quindi liberare forti emozioni come rabbia, pianto; in questo caso il compito dell’ art-counselor sara’ quello di contenere questo momento di catarsi del cliente cercando di  mettere in comunicazione le parole con le immagini in modo che il cliente veda cio’ che ha prodotto come una specie di “finestra sul mondo”  che possa aiutarlo ad entrare in con-tatto con l’esterno cosi’ da raggiungere quell’unita’ delle parti (soma e psiche) fondamentale per il ben-essere.

Da cio’ si evince che l’arte-terapia e il Counseling espressivo implicano una relazione tra il cliente e l’operatore uniti in una “alleanza terapeutica” basata sull’empatia, il calore, la congruenza : dove il “cliente” puo’ vivere una esperienza di attenzione totale da parte di un’altra persona che lo assiste e lo sostiene durante l’esecuzione della sua attivita’ espressiva offrendo un contenitore emotivo nel caso in cui si manifestino emozioni che creano tensione o dolore.

Per Counseling-espressivo si intende quindi quella particolare relazione d’aiuto che si serve delle immagini e del “fare” artistico per agevolare l’autoconsapevolezza che portera’ al cambiamento.  Immagini dunque come filo d’oro che favorisce la connessione tra mente e corpo.

L’arteterapia utilizza strumenti semplici al servizio di linguaggi complessi; ciò che possiamo dire con le forme e i colori emerge spontaneamente e in modo immediato, benchè non mediato, così da raccogliere dalle profondità contenuti altrimenti inesprimibili.

Il linguaggio analogico che deriva dall’attività dell’emisfero destro (linguaggio analogico=linguaggio non verbale), sovrintende alla fantasia, alla creatività, all’intuizione, alla percezione visiva, olfattiva, alla comunicazione e ai segnali corporei: tutta questa ricchezza, un vero patrimonio presente in ognuno di noi quasi non è utilizzato da una larga maggioranza di persone o lo è solo inconsciamente; riappropriandosene rendendolo più consapevole può essere un valido sostegno nelle prove quotidiane che la vita ci pone.

Tutte queste nostra capacità poco esplorate vengono infatti comunemente utilizzate nell’arteterapia: così attraverso un disegno contatteremo meglio la nostra voglia di emergere, oppure con la creta faciliteremo a noi stessi una regressione e una graduale riappropriazione della tenerezza, mentre con l’ausilio della musica è possibile accedere più facilmente a sentimenti ed emozioni rimosse, la danza terapia ci può far comunicare con il corpo al di là delle barriere del linguaggio e ancora con la poesia riusciremo ad integrare cuore e ragione.

Lavorare con la creatività significa aiutare le persone ad esperire un modo nuovo, una visione nuova o un punto di vista diverso su pensieri, situazioni, esperienze passate e non che condizionano il presente modificando così schemi ripetitivi di vita che paradossalmente ci rassicurano,ma, al contempo, creano blocchi e disagi.

Ci si mette in gioco-e-nel-gioco secondo il proprio sentire, sperimentando così quell’unità mente-cuore che spesso ci neghiamo e ci sentiamo negata. Permettendo al nostro sentire interiore di esprimersi, apriamo la strada ad una maggiore consapevolezza di noi, della nostra forza e delle nostre abilità risolutive, miglioriamo il nostro piacere, lo star bene nella nostra pelle, ottenendo un sempre maggior ben-essere psicofisico.

 

 

Calendario Laboratorio Mandala

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Di seguito il calendario degli incontri e il tema che verrà trattato in ognuno di essi.

Ricordo che il laboratorio vuole essere un percorso di crescita personale utilizzando come strumento esplorativo il Mandala .

Non si richiede nessuna abilità artistica … solo la voglia di ri-trovarsi e ri-scoprirsi. Di mettersi in gioco-e-nel gioco secondo il proprio sentire, sperimentando così quell’unità mente-cuore che spesso ci neghiamo e ci sentiamo negata.

Colorando, disegnando e percorrendo il nostro diagramma mandalico apriamo la strada ad una maggiore consapevolezza di noi, della nostra forza e delle nostre abilità risolutive.

Martedì 19 Ottobre =>      Incontro con me stessa: quale forma mi rappresenta?

Martedì 2 Novembre =>    Da dove vengo: un viaggio nel passato.  Il Mandala dell’infanzia => attaccamento –    legami

Martedì 16 Novembre =>  Alla ricerca delle risorse “perdute”. Il Mandala dei miei punti di forza.

Martedì 30 Novembre =>  Luci e Ombre: l’incontro con il drago: il Mandala della polarità.

Martedì 14 Dicembre =>     La Rabbia: esplosione o implosione? Il Mandala Vulcano

Martedì 21 Dicembre =>     La Paura: l’”immenso nero” come alleato per il Cambiamento

Martedì 11 Gennaio =>        L’integrazione: le polarità si incontrano nell’Uno. Il Mandala dell’In-dividuo

Martedì 25 Gennaio =>       Lasciare andare: lasciarsi alle spalle quello che non serve più. Il Mandala e la sua            “distruzione”

Martedì 8 Febbraio =>        La Tristezza: la dolcezza del ricordo. Il Mandala della perdita.

Martedì 22 Febbraio =>      Cosa voglio? Una nuova progettualità: il Mandala dei desideri.

Martedì 8 Marzo =>              La Gioia: la celebrazione del nuovo Sé. Il Mandala della Vita.

Gli incontri si svolgono a Roma (zona Monteverde) e sono progettati e condotti da Gabriella Costa ArtCounselor.

Per informazioni su costi e indirizzo mail to: gabriellacosta@artcounseling.it  oppure telefonate al 347 1751469

Il percorso è a  numero chiuso …..

ANCORA 3 POSTI DISPONIBILI!!!!!!!!


VI ASPETTO!!!!!!……..


L’uso del Mandala in un percorso di ARTcounseling

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– La Coperta –

“ I Mandala sono magici specchi del momento presente del nostro cammino, donano forma e colore alla nostra maestosa danza interiore, infinita come l’eternità, che oscilla più vicina e più lontana dal margine del cerchio, muovendosi in dentro e in fuori e passando leggera sulla nostra anima, chiedendo solo apertura e spazio per vedere la luce che rifulge, la ruota che gira di nuovo….”  (Maureen Ritchie)

Il Mandala può essere usato durante un percorso di Counseling Espressivo come forma di autorappresentazione in quanto può raccogliere in sè aspetti e momenti significativi del nostro mondo interiore. Questa tecnica può essere utile in momenti di transizione e di cambiamento come mezzo per esprimere in forma simbolica i nostri conflitti, per riconoscerli e superarli. Il Mandala inoltre fornisce di per sè una struttura rassicurante che ci permette di esprimerci liberamente entro una linea protettrice e contenitiva, creando il nostro spazio sacro. In questi termini il Mandala designa al tempo stesso il centro, ciò che noi siamo interiormente, e la circonferenza, come ci poniamo verso l’esterno, inoltre delimitando lo spazio insegna a gestire i confini, ad accettare quelli fondamentali, ma anche a strutturare liberamente lo spazio che li separa.

– Intrecci di vita –

Esso mette in contatto con la saggezza interiore ed aiuta ad esprimere ciò che realmente si è. Insegna altresì la pazienza e favorisce notevolmente la semplificazione di ciò che era originariamente complesso. Il suo valore consiste proprio nella possibilità di proiettare le proprie fissazioni ed ossessioni, esorcizzandole e di portare l’individuo verso l’auto-orientamento.

Il Mandala, inoltre, produce effetti rilassanti, riduce l’ansia, rinforza la concentrazione, la memoria e la pazienza. Molto spesso i problemi esistenziali derivano dall’incapacità di accettare le leggi cosmiche che regolano la nostra esistenza: accettare un lutto, lasciare andare un figlio per la sua strada, accettare la diversità e i cambiamenti, diventare vecchi; che lo vogliamo o no, esse determinano la nostra vita e più resistiamo, più soffriamo nel tentativo di mutare queste leggi. Realizzando un Mandala andiamo verso l’accettazione; impariamo ad osservarci con amore, senza giudizio cercando di capire quanto emerge da noi stessi e prendere una direzione attraverso il messaggio che viene dall’anima.

– Mare profondo –

Nel dipingere e disegnare Mandala creiamo per noi stessi momenti unici di dedizione e autoaccudimento, ci permettiamo di guardare noi stessi nello specchio delle nostre forme e acquistiamo più chiara consapevolezza, come in un viaggio iniziatico verso il nostro Sé attraverso le tappe della nostra trasformazione personale.

Il Mandala evoca l’idea del rituale, di qualcosa che viene realizzato senza il bisogno di raggiungere un determinato obiettivo. Il percorso attraverso il Mandala è l’obiettivo stesso.

Realizzare un Mandala a conclusione di una esperienza o di un momento significativo, vuol dire esprimere ad un altro livello emozioni, sentimenti e pensieri. Con la pratica, poi, si può constatare che il nostro modo di guardare e vivere la vita cambia, da una modalità lineare (esclusiva, frontale, opponente, duale) ad una circolare (inclusiva, cooperativa, accogliente).

– Porta della felicità –

Con pazienza, costanza e tempo le linee si trasformano in fili di energia con cui tessere un telaio interiore, un arazzo che ricomponga le fratture della psiche e la inserisca in un più ampio contesto universale.

Tutti i Mandala dell’articolo sono stati disegnati da miei clienti durante il percorso di Counseling

Il Mandala …

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Mandala disegnato da Jung

Dire cosa sia un Mandala è apparentemente semplice se partiamo dal significato della parola sanscrita Mandala che significa centro, cerchio, ma che cosa implichi questa definizione è molto più complesso da spiegare perché si tratta di entrare nel mondo dei simboli.

Una parola o una immagine sono simboli in quanto implicano qualcosa che sta al di là del loro significato ovvio e immediato: possiedono, cioè, un aspetto più ampio, inconscio che non può essere definito con precisione o compiutamente spiegato. La parola “simbolo” deriva dal greco simbolon => segno di riconoscimento (e dal verbo symbàllein => congiungere). Nell’Antica Grecia quando due amici si separavano spezzavano una moneta, una tavoletta di terracotta o un anello. Quando uno dei due faceva ritorno, doveva mostrare la sua metà, e se questa combaciava con quella rimasta, chi la portava con sé veniva riconosciuto come quell’amico, o comunque come un amico, e aveva diritto all’ospitalità. Da tutto questo si evince che il “simbolo” è qualcosa di composto; è un segno visibile di una realtà invisibile. In esso dobbiamo sempre considerare due piani diversi: in qualcosa di esteriore può manifestarsi qualcosa di interiore. Ci rivolgiamo quindi al simbolo ogni volta che avvertiamo la necessità di esprimere ciò che il pensiero non può semplicemente ed esaurientemente pensare in modo cognitivo. Il simbolo e ciò che esso rappresenta hanno quindi un legame intimo, non possono essere separati l’uno dall’altro: in questo consiste la differenza rispetto al segno. I segni sono convenzioni stabilite attraverso le definizioni: non hanno alcuna eccedenza di significato. Con il segno non si rappresenta nulla di nascosto, esso ha una semplice funzione sostitutiva e indica sempre qualcosa.

Tornando al Mandala essa si riferisce ad una immagine simbolica in cui convivono due forme geometriche fondamentali: il quadrato che indica l’armonia da raggiungere nel mondo materiale, al fine di poter poi conseguire la perfezione spirituale rappresentata dal cerchio ,oltre queste due figure troviamo una schiera di personaggi, simboli e motivi ornamentali, che rappresentano le relazioni intercorrenti tra i diversi piani di realtà. Il Mandala è un archetipo che nasce dall’anima umana ed esiste da sempre, compare infatti in ogni cultura in diversi tempi ed il suo uso è sempre rituale e sacro. Nel buddismo è considerato un prezioso strumento di meditazione che consente tramite esercitazioni di livello sempre più alto l’elevazione spirituale di chi lo pratica. Nella tradizione tibetana, un Mandala è composto dai 5 elementi che compongono il nostro universo:

  • la terra, giallo – fermezza, solidità, fiducia, accoglienza: dà la vita
  • l’acqua, bianco – fluidità, flessibilità, coesione: armonizza la vita
  • il fuoco, rosso – sole, calore,vitalità: matura la vita
  • l’aria, verde – respiro della terra, scambio, comunicazione: un solo soffio fa vibrare l’universo intero.
  • lo spazio, blu – l’infinito, la libertà. Il seme può aprirsi, il fiore schiudersi, l’albero crescere e l’uomo

maturare. Accoglie la vita.

Lo squilibrio di uno solo di questi elementi incide sull’equilibrio dell’universo intero.

Sempre secondo la tradizione buddhista tibetana, il Mandala viene disegnato per terra su una superficie consacrata con riti appropriati; per tracciare le linee e disegnare le figure si adopera, di solito, la polvere di diversi colori la cui scelta è determinata dal singolo settore su cui le figure saranno tracciate.

I Mandala hanno forme e colori diversi, secondo il rituale o il tipo di meditazione, la loro raffigurazione ha comunque alcune costanti come l’orientamento che ha come partenza l’est per poi proseguire verso destra con il nord, ovest, sud. Alle porte dei quattro punti cardinali corrispondono i quattro elementi: est =>aria, nord=> acqua, sud=> fuoco, ovest=> terra, il centro è lo spazio. Gli stessi elementi, sotto forma di cerchi concentrici circondano e proteggono un giardino circolare all’interno del quale è inscritto un perimetro quadrato di mura con quattro porte che segnano i quattro punti cardinali. Le porte sono presidiate da divinità in atteggiamento irato, pronte a scoraggiare i non iniziati dal penetrare all’interno. La simbologia che si nasconde dietro questa visione è semplice da decifrare: l’ingresso nello spazio sacro corrisponde alla discesa nel profondo di noi stessi e le feroci divinità che custodiscono le porte rappresentano gli aspetti del sè che stanno oltre la soglia del conscio, spesso raffiguranti risvolti oscuri e inquietanti della nostra natura fino a quel momento rimossi o ignorati, che bisogna affrontare prima di potersi avvicinare al centro.

Queste passioni o oscuramenti fondamentali della nostra vita emotiva sono:

  • la tenebra mentale
  • la superbia
  • la gelosia
  • la rabbia
  • la cupidigia

All’interno delle mura un altro quadrato è diviso da due diagonali in quattro triangoli, al centro di questo e dell’intero Mandala può essere raffigurata la montagna sacra, il monte Sumeru, l’axis mundi su cui poggia il cielo e che affonda le basi nel sottosuolo misterioso, o il Buddha in una delle sue manifestazioni. Disegnare un Mandala non è una cosa semplice, è un rito: un errore, una svista o una dimenticanza rendono l’opera inefficace essendo ogni manchevolezza segno di disattenzione e quindi di poca concentrazione e raccoglimento del praticante. Attraverso, poi, la contemplazione del Mandala e l’interiorizzazione del suo disegno, il discepolo può ottenere uno stato mentale libero dagli ostacoli della vita concreta e pieno di compassione e saggezza. Infine, il discepolo viene invitato ad “entrare” nel Mandala: immaginarsi piccolo, piccolo, percorrere le strade disegnate e superare gli stati di meditazione previsti per entrare nel tempio, dove riceverà gli insegnamenti della divinità che rappresentano i vari aspetti del Buddha. In Tibet, per insegnare ai bambini ad utilizzare i Mandala, li fanno percorrere con delle pedine come se fosse una sorta di gioco dell’oca: seguendo un percorso determinato dal caso (dal lancio di un dado, per esempio), imparano il significato dei diversi luoghi e la tempo stesso ripercorrono nel microcosmo il macrocosmo.

Il rituale in genere si conclude con la distruzione del Mandala a significare l’impermanenza della realtà terrena. Il rito crea il mondo ma ne mostra anche il lato effimero e fluente.

Da dove nasce il Mandala? Il simbolo del cerchio appartiene ai primordi della storia umana. I graffiti preistorici trovati in Europa, Africa e America presentano il motivo del cerchio e della spirale, i primi scarabocchi dei bambini di tutte le culture hanno forma circolare e questo parallelismo, se ci pensiamo, è affascinante: ognuno ripercorre la strada verso la coscienza e ciò che fu conquistato a fatica da individui adulti migliaia di anni fa, oggi è ripetuto da bambini che ricapitolano rapidamente lo sviluppo storico dell’umanità verso il loro viaggio verso la maturità.

Oltre ad essere disegnati i Mandala vengono anche “vissuti”: in India esiste una danza del mandala, tra gli indiani Navaho la persona da curare viene collocata al centro del cerchio disegnato sul terreno, mentre in Occidente l’idea del centro e del cerchio protettivo si ritrova in numerose danze popolari oltre che nel girotondo dei bambini.

Come mai il cerchio è un simbolo così carico di significato?  Se partiamo dalla nostra storia biologica noi deriviamo da un piccolo uovo rotondo appeso nell’utero materno. L’utero poi ci avvolge come uno spazio sferico, al momento della nascita una serie di fasci muscolari circolari ci sospingono attraverso la forma tubolare del canale uterino e usciamo nel mondo attraverso una apertura circolare. Una volta nati ci troviamo su un pianeta di forma sferica che percorre un orbita circolare attorno al sole anch’esso un cerchio come la luna, le stelle e ogni altro pianeta facente parte dell’universo. Vediamo così come la forma circolare faccia parte del nostro DNA, sia inscritta nel nostro corpo che oltrettutto è composto di atomi anch’essi circolari. E’ possibile, quindi, che la memoria genetica del corpo, le riunioni in cerchio attorno al fuoco e l’esempio evidente del sole e della luna abbiano fornito ai nostri progenitori l’idea della forma circolare come simbolo della coscienza, della vita, e della morte e rinascita. Sviluppatosi probabilmente da questa idea originaria, il cerchio entrò a far parte dei miti della creazione di molte culture, infatti si ritrovano miti creazionistici fondati sull’idea del cerchio in Europa, in Africa, in India, nei nativi Americani, in Oriente. Dai miti della creazione alla considerazione del cerchio come contenitore o evocatore di esperienza sacre il passo è breve; molti riti religiosi, infatti, iniziano tracciando un cerchio sacro, vi sono poi alcune cerimonie che ricorrono al movimento circolare per indurre uno stato di estasi (ad esempio la danza dei dervisci). Lo spazio all’interno del cerchio rituale diventa uno spazio sacro e il solo gesto di disegnare il cerchio è un’azione sacra, infatti è considerato l’atto, che mette, chi lo fa, in comunicazione con le divine armonie dell’universo.

Se ampliamo lo sguardo, vediamo che l’uso del Mandala come ausilio visivo per ottenere stati mentali desiderabili non è sola prerogativa del mondo orientale ma è testimoniato anche in Europa. Splendidi esempi sono i rosoni delle cattedrali gotiche che con i loro luminosi colori resi ancora più abbaglianti dalla luce del sole suscitano stupore, senso di armonia e una reverente elevazione. Un altro simbolo fondamentale dell’umanità è il labirinto che troviamo molto spesso disegnato sul pavimento all’entrata delle chiese medioevali. Questo Mandala rappresenta il pellegrinaggio alla città santa di Gerusalemme. I visitatori pregano per ottenere il perdono o chiedere indulgenze mentre procedono in ginocchio verso il centro del labirinto: la nuova Gerusalemme. Nel labirinto, oltre che alla forma circolare, troviamo l’identità concettuale con il Mandala: percorrere un tragitto, anche solo visivo, che trasforma e induce in uno stato di rilassamento e concentrazione, seguendo un percorso che porterà sano e salvo, chi lo pratica, al centro e dal centro all’esterno.

L’immagine organizzata attorno ad un punto centrale, abbiamo visto come sia una struttura profondamente radicata nell’inconscio dell’uomo: la figura del Mandala rappresenta il movimento costante tra esterno ed interno, fra il polo dell’espansione, dell’esplorazione e quello del ritorno a se stessi, dell’integrazione. A livello simbolico esso è la forza centrifuga che spinge il bambino alla sperimentazione del mondo esterno ed è la forza centripeta che riporta l’adulto all’introspezione del mondo interno. Il Mandala conduce all’autocoscienza, al proprio centro.

I Mandala hanno quindi una tradizione antichissima e nel secolo scorso anche un grande studioso della psicologia occidentale ne ha fatto uno strumento di studio della personalità. Si parla dello psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung che sull’argomento ha scritto 4 saggi dopo averli studiati, praticati e fatti disegnare ai propri pazienti per più di venti anni.

Secondo Jung durante i periodi di tensione psichica figure mandaliche possono apparire spontaneamente nei sogni per portare o indicare la possibilità di un ordine interiore come una sorta di tentativo di autoguarigione in situazioni di disorientamento. Egli inoltre ebbe modo di constatare l’insorgere spontaneo di raffigurazioni mandaliche in persone soggette a stati di dissociazione psichica, quali per esempio bambini, di età compresa fra gli otto e gli undici anni, i cui genitori fossero in crisi o in adulti che, in seguito all’insorgere di una nevrosi, si fossero confrontati con il problema degli opposti della natura umana e ne fossero rimasti disorientati. O ancora negli schizofrenici, la cui visione del mondo si fosse alterata e confusa per l’irruzione di contenuti inconsci incomprensibili. In tutti questi casi Jung notò come l’ordine imposto da una immagine circolare compensasse il disordine e la confusione dello stato psichico, attraverso la costruzione di un punto centrale al quale fosse correlata.

Il Mandala, dunque, per Jung “rappresenta uno schema ordinatore che in una certa misura si sovraimpone al caos psichico, così che l’insieme che si sta componendo viene tenuto insieme per mezzo del cerchio che aiuta e protegge….”.

Jung disegna il suo primo Mandala spontaneo a 41 anni, durante un intenso processo interiore di ricerca del Sè,usando la forma più semplice (un cerchio col centro) ; ogni mattina studia la simmetria o meno del suo disegno, indicatore del suo equilibrio psichico: quando è in preda ad emozioni il cerchio risulta alterato, se è in armonia con se stesso è armonioso. Jung giunse così a definire il Mandala spontaneo come espressione della condizione individuale della psiche umana così come essa è nella situazione attuale (psicogramma), allo stesso tempo esso è la manifestazione dell’energia superiore che muove ogni dinamica della vita (cosmogramma).

Nell’ottica junghiana, inoltre, il Mandala rappresenta l’espressione inconscia del Sè, il centro della totalità della personalità ipotizzando, altresì, che simboleggiasse la necessità per ogni essere umano di vivere pienamente il proprio potenziale e di realizzare integralmente la propria personalità. La crescita verso la globalità è un processo naturale che rivela tutta la sua specificità e individualità, motivo per cui Jung chiamò questo processo “individuazione”. Il risultato dell’individuazione è l’armoniosa unità della personalità in cui il Sè funge da elemento centrale unificante: “… è l’idea di un centro della personalità, di una sorta di punto centrale all’interno dell’anima, al quale tutto sia correlato, dal quale tutto sia ordinato e il quale sia al tempo stesso fonte di energia. L’energia del punto centrale si manifesta i un impulso a divenire ciò che si è: così come organismo è costretto , quali che siano le circostanze, ad assumere la forma caratteristica della propria natura….”. Simbolicamente esso costituisce il punto focale al quale tutto si collega e attraverso il quale tutto si organizza: la fonte stessa dell’energia dell’individuo. Il Mandala si rivela dunque un metodo di centratura che va a toccare le profondità del nostro essere e ricentrarsi significa recuperare l’energia per gestire al meglio le proprie risorse.