Archivio dell'autore: Gabriella Costa

Informazioni su Gabriella Costa

ArtCounselor (a indirizzo Pluralistico Integrato, formato ASPIC Roma) - Operatore nella Psicologia del Colore - Mediatore Familiare , Counselor di Coppia, Counselor on-line, Facilitatrice SoulCollage® Ideatrice del Metodo Mandala-Evolutivo© Professional Counselor ai sensi della legge 4/2013 Counselor Trainer/Supervisor Iscritta AssoCounseling REG-A0731-2012 Docente Formatore Iscritta all'AIF nr. 554 Membro del Consiglio Direttivo di ASCo Associazione Scuole di Counseling (www.http://www.scuolecounseling.it/) - Responsabile della Segreteria operativa - Direttore Didattico ARTcounseling e docente presso ADYCA asd - Roma , scuola di formazione in Counseling, i cui corsi sono riconosciuti da AssoCounseling Coniugo quindi la professione di formatore con quella di Counselor individuale con l’agevolazione di Gruppi di crescita attraverso i mezzi artistici (Mandala – Collage – Poesia – Scrittura Creativa – Pittura Intuitiva) e percorsi di Mediazione Familiare con l’obiettivo di preservare il diritto alla Bigenitorialità e Counseling di Coppia con il lavoro di formatore presso ADYCA e altre scuole di Counseling. Utilizzo il mezzo telematico Skype (gab.costa1) proponendo percorsi di crescita on-line, anche con il mezzo artistico, come primo approccio al Counseling . Ideatrice del progetto "Arte per Ri-Trovarsi" laboratori di immaginazione, arte e fantasia dove giocando con colori , forme, parole e immagini poter dar vita a nuovi scenari scoprendo nuove prospettive

Il Mandala-Evolutivo© diventa formazione

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LOCANDINA

Viste le richieste di alcuni di coloro che si sono “ri-trovati” con il percorso Mandala-Evolutivo© , ho deciso di offrire una formazione sul metodo da me ideato.

10 passi per riconnettersi attraverso il Mandala alla parte più profonda e saggia di noi, seguendo i passi del percorso di individuazione  dettato da Jung .  Come dice Jung stesso ”  L’individuazione è  un processo di differenziazione che ha per meta lo sviluppo della personalità individuale”, un essere non più diviso e scisso nelle sue funzioni, bensì integrato nelle sue parti in un tutto unico e irripetibile.

Il Corso è a rivolto a tutti coloro che operano nella Relazione d’Aiuto e vogliono inserire  la metodologia del Mandala-Evolutivo© nello specifico del loro settore professionale.

La formazione avrà la durata di 96 ore divise in 6 week-end intensivi da Ottobre 2014 a Maggio 2015

L’attestazione  finale sarà: “Attestato di Competenza del Metodo Mandala-Evolutivo©” che darà diritto all’uso del metodo.

Il corso si terrà in presenza a Roma presso:

ADYCA asd

Via Famagosta, 6 – Roma (Metro Ottaviano)

 

Fine ultimo per l’iscrizione 10 Ottobre 2014

A questo link troverete l’offerta formativa con i costi e il calendario.

Per ogni ulteriore informazione e/o chiarimento potete scrivermi

gabriella.costa.damore@gmail.com 

o telefonarmi al 347 1751469

7° Chakra SAHASRARA: Coscienza – Pensiero – Conoscenza – Comprensione – Immanenza – il Diritto di Conoscere

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“ Non si può giungere alla liberazione se non con

 a percezione dell’identità tra lo spirito individuale

e quello universale… “ Shankara

Siamo finalmente arrivati al termine del viaggio, al loto dai mille petali che fiorisce alla sommità del capo. Qui troviamo la sede infinitamente profonda della coscienza cosmica, nota come settimo Chakra o Chakra della Corona: Sahasrara, che significa “mille foglie” in riferimento agli infiniti petali di loto che si schiudono.

Molti pensano che i petali si stendano verso il cielo; di fatto i petali del loto si incurvano verso il basso come un girasole, stillando nettare nella corona e giù verso i chakra. In questo modo i due estremi dello spettro sono profondamente collegati. Come può un loto fiorire senza radici nella Terra? Come puà raggiungere il cielo se le sue radici non sono ampie e profonde?

Quando raggiungiamo questo livello, il seme della nostra anima è germogliato dalle sue radici nella Terra, è cresciuto verso l’alto attraverso gli elementi di Acqua, Fuoco, Aria, Suono e Luce e ora si protende verso la sorgente del tutto, la coscienza stessa, sperimentata attraverso l’elemento del pensiero.

E’ questo Chakra che secondo la filosofia yoga è la sede dell’illuminazione. Il suo stato ultimo di coscienza va al di là della ragione, al di là dei sensi e al di là dei limiti del mondo circostante.

Il Chakra della Corona è legato al processo della conoscenza: noi osserviamo il nostro modo di pensare (sia nei contenuto che negli schemi) e ci poniamo delle domande “come sappiamo ciò che sappiamo?” e “ chi o che cosa è che esercita la conoscenza?”. La risposta a questa domanda è la “coscienza” che stiamo cercando di comprendere, incarnare e migliorare.

Se paragoniamo ogni  chakra ad un dischetto di computer che contiene un programma specifico sul modo di gestire la nostra vita, il chakra della corona può essere considerato il dischetto che contiene il programma operativo per far funzionare l’intero biocomputer mente-corpo.

Le nostre convinzioni centrali determinano il nostro sistema operativo: se io credo, ad esempio, che tutti ce l’abbiano con me, allora riceverò informazioni attraverso un sistema paranoide e mi comporterò di conseguenza. Se, al contrario, credo che il mondo sia un luogo benevolo, è più probabile che mi comporti in modo tale da confermare questa mia convinzione, per cui continuerò a trovarlo tale.

Le nostre convinzioni nascono dall’interpretazione che diamo alle nostre esperienze; esse sono il modo in cui consideriamo come è il mondo. Si fondano su concetti che ci siamo formati.

Dunque la “concezione” è il punto iniziale di tutto quello che manifestiamo. Prima di fare qualcosa dobbiamo concepirlo. Le nostre idee e concezioni sono i principi ordinatori dell’informazione. Ci permettono di organizzare i nostri dati e guidano il nostro comportamento.

In altre parole, spesso il mondo si comporta nel modo in cui noi pensiamo che farà, e questo ne è il motivo. L’attività primaria del settimo chakra è quella, quindi, di trarre un senso.

Il senso ci dice in che modo orientarci. Ci suggerisce come interpretare qualcosa, come reagire, come organizzare la nostra esperienza. Dà scopo alla nostra vita, creando un contesto più ampio in cui collocare la nostra esistenza

Il viaggio di ritorno, partendo dal chakra della Corona, inizia con la concezione di un’idea. Questa concezione è il supremo “bindu”, il punto privo di dimensione della coscienza da cui tutto ha origine.

Partendo dalla concettualizzazione generiamo delle immagini nel sesto chakra. Queste immagini poi generano la nostra storia, quello che con la litania verbale delle nostre convinzioni descriviamo agli altri.

La nostra storia genera certi tipi di relazioni, che stimolano varie attività, emozioni ed infine esperienze fisiche ..

Se vogliamo vedere che aspetto ha la coscienza, dobbiamo solo guardarci intorno. Tutto quello che vediamo ha avuto inizio da una concezione. Quando la coscienza all’interno cambia, anche queste manifestazioni esterne cambiano.

Nel chakra della Corona realizziamo la nostra “identità Universale”. Via via che la nostra coscienza si amplia, la nostra comprensione accoglie sfere sempre più ampie. Quando scopriamo l’immensità del sistema in cui siamo immersi, ci identifichiamo con la nostra connessione universale, ci rendiamo conto di far parte dell’intero tessuto della vita.

Ciascuna delle identità legate agli altri chakra prende le mosse da qualcosa di individualmente innato, unico ed unico e personale come il nostro corpo, per volgersi verso l’universale. All’estremità esterna del chakra della corona, l’individualità viene totalmente trascesa e assorbita nel campo più vasto del divino.

Diventare tutt’uno con il divino significa dissolvere o trascendere i confini che ci tengono separati. Quello a cui dobbiamo rinunciare è l’attaccamento alla riva del fiume, al nostro rifiuto di immergerci e bagnarci, dobbiamo accettare la sfida con l’ignoto. Dobbiamo rinunciare a rimanere legati ad un atteggiamento razionale, quando non è in grado di fornirci il senso più profondo di ciò che significa “essere nella corrente”.

Il demone del 7° chakra è l’attaccamento. L’attaccamento è la negazione dello stato continuamente fluido del sistema universale. Esso ci ancora al tempo e ci rende incapaci di andare avanti. Ci ancora ad un luogo ristretto, rendendoci incapaci di accoglierne uno più grande.

L’attaccamento è un demone scivoloso. Non è qualcosa di cui possiamo fare interamente a meno, poiché dobbiamo mantenere alcuni attaccamenti sani ai nostri figli e alle persone amate, ai nostri obiettivi e agli impegni presi.

Per alcuni, rinunciare all’attaccamento e fuggire dalle responsabilità sono sinonimi. Può diventare una via di fuga; quando i problemi si fanno difficili, tagliamo gli ormeggi invece che lavorare sugli aspetti critici.

Nel senso più profondo del termine, la rinuncia all’attaccamento riguarda il modo in cui indirizziamo la nostra energia psichica. Quando rinunciamo  all’attaccamento, lasciamo andare la fissazione su qualcosa di esteriore, ci lasciamo alle spalle il bisogno di controllare.

L’attaccamento significa non aver fiducia nella saggezza dell’universo, che invece tenta di insegnarci qualcosa. Rimaniamo attaccati per difenderci dalla sofferenza, invece di considerare la sofferenza come un insegnamento.

Carenza ed Eccesso

Se il Chakra della Corona è chiuso, la corrente liberatoria non può terminare il suo viaggio e noi non potremo raggiungere la libertà. Nella nostra vita gli schemi si ripeteranno senza sosta e mancando la consapevolezza è assai più probabile che a guidarci sarà l’inconscio.

Ciò si manifesta nella chiusura verso nuove informazioni (fissazione su di un unico punto di vista), con la necessità di anteporre la ragione alla felicità e con manifeste difficoltà di apprendimento.

Un eccesso di questo chakra è tipica nelle persone che hanno perso il contatto con il proprio corpo  e le proprie emozioni; si può manifestare con un eccessivo intellettualismo, con eccessive dipendenze spirituali.

Un ulteriore manifestazione di un eccesso di questo chakra risultano le psicosi; in realtà i disturbi psicotici, caratterizzati da un distacco nei confronti della realtà e da un mancato sviluppo di radicamento nei primi chakra, manifestano un eccesso di tutti quelli che sono individuati come chakra superiori (quinto, sesto e settimo). La psicosi è un eccesso della corrente liberatoria che è radicata troppo poco nella terra, il che produce una mancanza di concentrazione e di controllo.

6° Chakra AJNA: Suono Archetipi – Simboli – Immagini – Intuizione – Luce … il Diritto di Vedere

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“ L’immaginazione è più importante della conoscenza”

Albert Einstein

Dall’alba del mondo, luce e tenebre si sono alternati per darci uno dei più grandi doni della natura: la capacità di vedere. La vista ci dà la capacità di ricevere in un solo istante enormi quantità di informazioni sul mondo che ci circonda.

E il dono della vista, interiore ed esteriore, è proprio l’essenza e la funzione del sesto Chakra. Grazie alla vista abbiamo la capacità sia di interiorizzare il mondo esterno, sia di esteriorizzare il mondo interiore con un linguaggio simbolico.

Il nome sanscrito di questo chakra è AJNA che originariamente significava “percepire” e in seguito “comandare”. Questo termine si riferisce alla duplice natura di questo chakra, che accoglie le immagini con la percezione, ma costruisce anche immagini interiori in base alle quali noi governiamo la nostra realtà.

Imparare a vedere comporta anche la capacità di riconoscere “gli schemi” che rivelano l’ordine nascosto delle cose. Riconoscere uno “schema” equivale giocare ad un gioco in cui si collegano i puntini. All’inizio, sulla pagina, vediamo solo una serie di puntini, ma via via che li uniamo tra loro si forma un’immagine. Persino prima di aver collegato tutti i puntini siamo in grado di indovinare l’immagine, perché la riconosciamo.

Quando riconosciamo gli “schemi”, troviamo la strada per l’”introspezione”. L’introspezione è la capacità di vedere all’interno, lo scoprire uno schema, il vedere come si lega al disegno più ampio, il vedere cosa significa.

Via via che la vista interiore si sviluppa, le illusioni svaniscono, i sogni vengono integrati, inizia la chiarezza e la coscienza si estende di un altro passo.

“ Noi non vediamo le cose come sono. Vediamo le cose come siamo noi …” Anais Nin

Il demone del 6° chakra è l’illusione che devia la nostra coscienza dalla visione a mente aperta, fissandola su un’immagine congelata. L’illusione che io ho di come qualcosa dovrebbe essere, in genere è un’immagine di quello che di fatto non è. Il mio esservi attaccato mi sospinge fuori dal tempo presente, dove potrei vedere in modo realistico.

Le illusioni sono tenute ferme al loro posto da un investimento di energia psichica. Quando ci fissiamo su un immagine, tutto diventa nutrimento per abbellirla. Se pensiamo di essere antipatici a qualcuno, ci attacchiamo alla minima disarmonia come prova. Un ipocondriaco interpreta il minimo dolore come prova dell’essere malato.

Più investiamo in un’ìllusione, più difficile è abbandonarla. Bloccati dentro siamo intrappolati in cicli ripetitivi che ci impediscono di comprendere in modo autentico.

Via via che i vari pezzi di informazione vengono assembrali e iniziano a rivelare l’identità dell’intero, entriamo nel mondo degli Archetipi.

Nel sesto chakra ci muoviamo verso la nostra identità archetipa. Questa identità viene ottenuta riconoscendo le immagini e i simboli che appaiono nella nostra vita attraverso sogni, immaginazione, arte, relazioni o situazioni. Riconoscere il significato archetipo di questi simboli ci conduce in un contesto spirituale più ampio. Acquistiamo una capacità di comprensione più ampia e siamo in grado di riconoscere con maggior precisione chi siamo e quale è il nostro compito.

Sapendo che mi identifico eccessivamente con gii aspetti positivi dell’archetipo della Madre; posso riconoscere il programma che mi dice che devo stare lì tutto il tempo, pronta a qualunque richiesta. Posso dargli un nome, posso rintracciare il significato nel mio passato, rispetto a mia madre, alla madre di mia madre e indietro nel tempo.

Sapere quali archetipi ci influenzano, ci aiuta a rendere chiaro il mondo in cui percepiamo. Rende chiaro lo scopo che abbiamo nella vita .

Il livello dell’archetipo è allo stesso tempo immanente e trascendente. E’ immanente quando lo sperimentiamo come qualcosa dentro di noi che portiamo fuori noi stessi. Una moglie che vibra con l’archetipo dell’Amante, può ripetutamente vivere delle relazioni parallele. L’archetipo dell’Artista spesso è infelice in un lavoro strutturato. Una donna senza figli, posseduta dall’archetipo della Madre si prenderà continuamente cura degli altri anche a suo detrimento.

Un archetipo è trascendente perché è più grande di noi in quanto appartenente al genere umano. Al centro di tutte le mitologie e di tutte le religioni, esistono le energie archetipiche che si manifestano nelle esperienze vissute dall’essere umano, nei modelli con cui si confronta, nella storia e nei miti che hanno uno spazio nel suo percorso.

La via migliore per comprendere l’archetipo è quella di essere consapevoli e di integrare i simboli.

Il simbolo emerge quando riconosciamo uno schema, esso sale dall’inconscio sotto forma di sogno, fantasia, creazione artistica. Per comprendere il suo significato è necessario usare la nostra intuizione.

L’intuizione è il riconoscimento inconscio degli schemi. E’ una delle quattro funzioni junghiane (le altre sono la sensazione e il sentimento, collegati ai primi due chakra e il pensiero che è collegato al settimo). Lo sviluppo dell’intuizione accresce le nostre capacità psichiche ed è la funzione centrale del sesto chakra. Senza l’intuizione ci è impossibile afferrare la totalità o l’essenza di una cosa.

Viviamo in una cultura che privilegia la logica sull’intuizione. Da bambini non ci viene insegnato a dare ascolto alla nostra intuizione e spesso le nostre impressioni sono tenute in poco conto se non possiamo difendere con la logica il nostro ragionamento. Così, spesso diamo poca importanza alle nostre impressioni, perché non crediamo di poter veramente conoscere le cose attraverso un percorso di pensiero non logico. Questa invalidazione interna sopprime le nostre capacità psichiche.

L’intuizione è “come il lampo di un fiammifero nel buio” (Sri Aurobindo).

Carenza

Se nel sesto chakra si verifica una carenza, le facoltà ad esso associate non si sviluppano. La capacità intuitiva è poca e la persona può apparire psichicamente insensibile.

Se in generale la memoria non è buona, è possibile che il sesto chakra sia stato chiuso per proteggerci.

Le persone che hanno un sesto chakra carente trovano difficoltà a visualizzare o a immaginare le cose in modo diverso. Queste persone potrebbero dire: “Sono così” e lasciare tutto come sta. Se non possiamo immaginare il cambiamento, è più difficile che esso avvenga.

Se vi è una difficoltà ad immaginare e visualizzare è probabile che crediamo che esista “un’unica via giusta e vera”, c’è l’incapacità di vedere l’altro lato delle cose.

Naturalmente, la maggior parte di quello che rifiutiamo di vedere ci ritorna sotto forma di negazione. Nella negazione siamo posseduti dal demone dell’illusione, chiusi in un mondo fantastico che ci tiene lontani dal dover prendere delle decisioni per la nostra vita.

Eccesso

Nell’eccesso di apertura del sesto chakra si verifica invece il fenomeno inverso: la persona possiede numerose immagini dissociate dall’esperienza vissuta che possono presentarsi in maniera persecutoria nei sogni o comparire come fantasie ossessive.

Quando si viene bombardati da informazioni psichiche, è difficile concentrarsi. Quando cerchiamo di pensare con chiarezza veniamo disturbati da elementi intrusivi, che possono essere accompagnati da uno stato di ansia, rendendoci difficile stare tranquilli e acquietare la mente.

5° Chakra VISUDDHA: Suono – Comunicazione – Parole – Creatività ….. “Io Parlo”

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” Coloro a cui non è stato permesso di rendersi conto di che cosa è stato fatto loro non hanno altro modo di parlarne se non ripetendolo”

Alice Miller

Suono … ritmo … vibrazione … parole. Potenti regolatori della nostra vita, diamo queste cose per scontate. Usandole, reagendo ad esse, creandone di nuove ogni giorno, siamo soggetti a ritmo su ritmo, creando continuamente il tessuto di tutto quello che sperimentiamo.

Dal primo pianto di un neonato alle armonie di una sinfonia, siamo immersi in una rete infinita di comunicazione.

La comunicazione è il principio di connessione che rende la vita possibile. All’interno del corpo, la comunicazione è fondamentale. Senza comunicazione elettrica fra le onde cerebrali e il tessuto muscolare non potremmo muoverci. Senza la comunicazione chimica degli ormoni con il tessuto cellulare non vi sarebbe crescita. Se non fosse per la capacità del DNA di trasmettere le informazioni genetiche, non vi sarebbe vita.

Il chakra numero 5 è il centro legato alla comunicazione per mezzo del suono, della vibrazione, dell’espressione di sé e della creatività. E’ il regno della coscienza che controlla, crea, trasmette e riceve la comunicazione, sia in noi stessi sia l’uno con l’altro.

La comunicazione è l’arte e il processo di trasmettere e ricevere informazioni attraverso una rappresentazione simbolica di schemi.

Sotto forma di parole scritte o pronunciate, di ritmi musicali, di impulsi elettrici inviati al cervello, il Quinto Chakra è il centro che traduce in informazioni questi simboli.

Entrando nella triade dei chakra superiori ci addentriamo nel mondo simbolico della mente. La comunicazione è il nostro primo livello di trascendenza fisica in quanto ci permette di trascendere gli ordinari limiti del corpo: Telefonando a New York, possiamo evitare di recarci lì di persona. La telefonata richiede solo pochi minuti, nondimeno le limitazioni i spazio e tempo vengono trascese.

La comunicazione è un modo per estendere noi stessi al di là dei limiti ordinari. La comunicazione è un atto di connessione. Tramite la comunicazione, l’informazione contenuta nel vostro cervello ma non nel mio, diventa accessibile anche a me.

Ogni parola che usiamo è il simbolo di una cosa, di un concetto, di un sentimento, di un processo o di una relazione. Ogni immagine della nostra mente è un simbolo mentale di qualcosa di reale e ogni pensiero è una combinazione di questi simboli.

La comunicazione è uno scambio di informazioni ed energia. IN quanto auto espressione, è il punto di ingresso tra il mondo interno e quello esterno. Soltanto l’espressione di sé permette al mondo esterno di conoscere quello che è dentro di noi. Soltanto attraverso l’autoespressione mettiamo fuori quello che in precedenza abbiamo preso dentro.

Il Chakra della Gola è anche la porta interna tra mente e corpo. Possiamo considerarlo una specie di collettore che vaglia i messaggi che giungono dal corpo e li collega alle informazioni conservate nel cervello. Solo quando mente e corpo sono collegati, si ha una vera comunicazione.

Il nome sanscrito del 5° chakra è VISUDDHA che significa “Purificazione” , l’elemento associato a questo chakra è il “suono”.

“Purificare” qualcosa è ritornare alla sua natura essenziale, rimetterlo nel suo ordine naturale, che nasce dal centro. La comunicazione può dare ordine al nostro mondo, sia che chiediamo di apportare un cambiamento nella nostra vita sia semplicemente che condividiamo la nostra percezione dell’ordine con qualcun altro.

Il suono è la vibrazione ritmica delle molecole dell’aria. Nel 5° Chakra sperimentiamo il  mondo in termini di vibrazione. E’ come aprire il cofano della macchina con il motore acceso: anche se sappiamo che la combustione , che permette al motore di girare e quindi di fare andare la macchina, comporta il movimento di pistoni nei cilindri migliaia di volte al minuto, possiamo sperimentare la vibrazione del motore solo se vi prestiamo attenzione. Noi non vediamo né sentiamo le interazioni minime, sentiamo solo un ronzio che ci fa sapere se il motore è a posto. Allo stesso modo, quando conosciamo qualcuno, facciamo un’esperienza o viviamo un avvenimento, la nostra consapevolezza non può percepire ogni minimo processo interiore all’interno della persona o dell’avvenimento in questione, ma piuttosto notiamo la qualità generale delle vibrazioni.

Il lavoro sul 5° chakra comporta l’affinamento delle nostre energie vibrazionali per arrivare ad una migliore espressione di sé, ad una migliore comunicazione con gli altri e ad un’armonia generale con l nostro ambiente.

Quale canale della nostra espressione Visuddha è associato alla creatività. La comunicazione è l’espressione creativa di tutto quello che è dentro di noi. Situata a mezza strada tra il terzo chakra della volontà e il settimo della coscienza astratta, la creatività unisce volontà e coscienza e ci fa avanzare verso il futuro. Quando creiamo, facciamo qualcosa che prima non esisteva. Noi letteralmente creiamo il nostro mondo in ogni istante attraverso le nostre azioni, espressioni e comunicazioni

Quando un avvenimento ci colpisce, ci colpisce con una vibrazione. Quando quell’espressione viene limitata, perdiamo la nostra risonanza e non vibriamo più all’unisono con la creazione.

La verità può essere considerata un campo di risonanza. Le esperienze negative ci insegnano a negare e a ritirarci dalle nostre verità. Veniamo puniti se non diamo ragione ai nostri genitori. Veniamo presi in giro se ammettiamo di avere paura. Veniamo male interpretati quando tentiamo di esprimerci. Se le nostre idee non sono in accordo con quelle della maggioranza veniamo messi al bando.

A volte succede che la nostra sicurezza e sopravvivenza psichica dipendono dal nascondere la nostra verità. Quando siamo fuori dalla nostra verità viviamo una bugia. Le bugie sono il demone del quinto chakra.

E’ facile riconoscere gli eccessi e le carenze nel chakra della gola. Poiché questo è il passaggio tra il mondo esterno e quello interno, è sufficiente ascoltare per poter dire quanto è aperto questo passaggio.

Carenza

Chi ha un quinto chakra carente non riesce a mettere insieme le parole. La voce può essere debole, sottile, stentata. Vi è bisogno costante di nascondersi e timore dell’umiliazione.

Qualcuno può avere un’ottima comunicazione nell’ambiente di lavoro, durante gli incontri d’affari, quando scrive resoconti o parla al telefono, ma trova un’estrema difficoltà a parlare di quello che vuole, dei suoi bisogni. A una persona del genere non accadrà mai di iniziare una conversazione su situazioni spinose o di usare le parole come un mezzo per ottenere maggiori informazioni. Potrebbe perfino non rendersi conto di avere anche solo il diritto di parlare. Spesso una persona del genere può aver subito dei duri interrogatori da bambino e aver imparato a tenersi questo chakra tutto per sé come difesa.

Eccesso

Con un quinto chakra in eccesso, il parlare è una difesa che viene usata come mezzo per mantenere il controllo. Poiché il quinto chakra è una delle aperture attraverso cui è possibile scaricare lo stress, una verbosità eccessiva può essere un mezzo di liberarsi dell’energia. Con un quinto chakra in eccesso si parla molto ma il contenuto è poco. Le persone possono lanciarsi in una lunga descrizione di una situazione che si è verificata nel corso della settimana, ricca di innumerevoli dettagli e tuttavia evitare di dire una qualsiasi cosa sul modo in cui veramente si sentono. Di nuovo, questo è un tentativo di scaricare l’energia, evitando le emozioni così da avere una sensazione di potere sulla situazione.

La salute del chakra della gola non sta in nessuno dei due estremi, ma nella sua capacità di comunicare con accuratezza la verità della propria esperienza, di riconoscere e accogliere la verità di un altro e di affrontare la vita in modo creativo ed efficace

4° Chakra ANAHATA: Amore – Equilibrio – Relazione … Aria

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“Guidati dalle forze dell’amore, i frammenti del mondo si cercano,

così che il mondo venga in essere ..”

Pierre Teilhard De Chardin

Con il 4° Chakra entriamo nel nucleo del Sistema dei Chakras. Con tre chakras sottostanti e tre chakras superiori, il chakra numero quattro si trova letteralmente nel “cuore” dell’intero sistema.

Noto come il chakra “del CUORE” perché situato nell’area in cui si trova questo organo vitale, questo centro è posizionato nel nucleo del nostro spirito.

Il chakra quattro è il tetto del mondo inferiore e la radice di quello superiore, e per questo motivo è un punto di equilibrio. Il suo simbolo è un fiore di loto con dodici petali, al centro dei quali si trova una stella a sei punti, formata da un triangolo dello spirito che scende verso la materia e un triangolo della materia che sale verso lo spirito. La stella a sei punte esprime la loro interpenetrazione in un equilibrio perfetto.

Il nome sanscrito di questo Chakra è ANAHATA, che significa “suono che viene prodotto senza che due oggetti si colpiscano”; ma possiede anche il significato di “non colpito, non ferito, fresco, pulito”. Quando il chakra è libero dal dolore delle vecchie ferite del passato, la sua apertura è innocente, fresca, radiosa.

Il chakra del CUORE è il centro dell’Amore e dell’Equilibrio. L’elemento di questo chakra è l’ARIA, il meno denso degli elementi fisici. L’ARIA rappresenta la libertà, l’apertura e la freschezza , come quando si arieggia una stanza. Quando ci innamoriamo, ci sembra di camminare per aria. L’ARIA implica spazio, che si raggiunge lasciando andare. Se ci teniamo aggrappati troppo saldamente a ciò che amiamo, soffochiamo l’oggetto del nostro amore, il che equivale a privarlo d’aria. Quando vogliamo “spazio per respirare”, diciamo di aver bisogno d’aria.

L’ARIA rappresenta anche il Respiro, il processo vitale attraverso il quale le nostre cellule e l’intero organismo sopravvivono. I polmoni mentre si riempiono e si svuotano di aria, sono un po’ i rami e i viticci del chakra del CUORE. Quando lavoriamo con l’Aria, mentre interagiamo con essa attraverso il respiro, abbiamo accesso agli aspetti fisici e spirituali del chakra del CUORE. Questa pratica è detta “Pranayama”, dal termine indù “prana” = Respiro. Il Pranayama è la pratica yoga della respirazione; aprire il cuore, rilassare i muscoli del torace e ascoltare il battito del cuore ci aiuta a entrare nello spazio sacro del chakra del CUORE.

L’AMORE è il principio di base associato al chakra del CUORE. Amore che è nettamente diverso dall’amore più sessuale e appassionato del secondo chakra. L’amore sessuale è orientato verso un oggetto, nel quarto chakra, l’amore non è più legato ad uno stimolo esteriore, ma viene vissuto all’interno come uno stato dell’essere. In questo modo, esso si irradia all’esterno, portando amore e compassione. E’ una connessione empatica più che un’estensione del nostro desiderio.

L’incantesimo dell’amore apre la via ad una coscienza più ampia. L’amore scioglie le nostre rigide attitudini e trasforma la nostra struttura interiore. Quando ci innamoriamo vediamo le cose come se fossero nuove, allo stesso tempo quell’amore allarga il nostro orizzonte e ci porta anche ad un rapporto più profondo con noi stessi.

Ogni chakra ha un principio di base che regola il suo schema energetico, il principio di base del chakra del CUORE è l’EQUILIBRIO. Ciò che ha equilibrio è longevo, un rapporto equilibrato dura.

Poiché il chakra del CUORE è il punto centrale di un sistema di sette centri, a questo livello di integrazione l’equilibrio è parte essenziale. Questo significa tanto l’equilibrio interno tra i vari aspetti di noi stessi (mente e corpo, persona e ombra, maschile e femminile), quanto l’equilibrio tra noi stessi e il mondo che ci circonda ( lavoro e gioco, dare e ricevere, socializzare e stare da soli). Senza un senso generale di equilibrio una relazione si spezza, è grazie all’armonia che l’amore trova sostegno.

Se conosciamo il sé all’interno di noi possiamo onorare il sé che vive in un altro. E’ quindi necessario amare abbastanza il nostro sé così da poterlo apertamente offrire a qualcun altro.

Il blocco più diffuso nel chakra del CUORE è l’assenza di amore per sé. Come possiamo entrare in intimità con gli altri se siamo lontani dal nostro sé? Come possiamo mantenere l’equilibrio tra noi stessi e gli altri se ci manca l’equilbrio interno? Come possiamo trattare un altro con rispetto se abusiamo di noi stessi?

Nel 4° chakra entriamo in una consapevolezza “autoriflessiva”, qui al centro del cuore, siamo meno reattivi e più contemplativi. Contemplare è semplicemente essere testimoni. Sperimentiamo gli eventi in termini di relazioni, capiamo come una cosa si lega ad un’altra.

Entrare nel cuore significa entrare in relazione con noi stessi e attraverso un ascolto attento portare equilibrio tra la nostra mente e il nostro corpo. E’ solo l’equilibrio dentro di noi che può darci l’opportunità di mantenere un certo equilibrio nelle nostre relazioni con gli altri.

Mentre nel terzo chakra si lavorava sui principi del “trattenere” e “lasciare andare”, nel quarto chakra si lavora con il “protendersi” e “accogliere”.

Nel “protendersi” e “accogliere” sono implicate le braccia, che si muovono verso l’esterno. E’ attraverso le braccia che ci protendiamo e tocchiamo, e attraverso le braccia attiriamo a noi quello che ci è necessario, sia fisicamente che emotivamente. Se la paura e il dolore bloccano una o entrambe queste risposte, alla fine, possono bloccare il chakra del CUORE.

E’ infatti il DOLORE il demone del quarto chakra ; quando il nostro cuore è pesante di dolore si apre con difficoltà, persino respirare è difficile. Quando neghiamo il dolore, diventiamo sordi ai nostri sentimenti e alla nostra vitalità. Diventiamo duri, freddi, distanti. Tuttavia, quando riconosciamo ed esprimiamo il dolore, troviamo una chiave per aprire il cuore. Si spargono lacrime e il cuore si alleggerisce, il respiro si fa più profondo ed emerge una sensazione di spazialità facendo rinascere la speranza.

Se l’energia del chakra del CUORE è in difetto, si può sentire un senso di pressione all’altezza dello sterno, e può essere difficile respirare profondamente. Un chakra del Cuore carente risponde alle ferite d’amore ritirandosi. Essendo stato ferito in precedenza il cuore diventa un sistema chiuso e l’amore diventa condizionato. Poiché si sente svuotato fin dall’inizio, un cuore scarico vuole che siano gli altri a fare la prima mossa. Un quarto chakra mancante in genere aspetta un cavaliere dall’armatura lucente o una fata madrina che vengano a salvarlo. Lui o lei desiderano che qualcuno veda quanto soffrono e che gli risolvano il problema. Vogliono che gli venga riversata dell’energia nel sistema senza correre alcun rischio personale, poiché nel passato i rischi si sono rilevati dolorosi. Una carenza nel chakra del CUORE è una difesa contro la mancanza d’amore.

A chi soffre di una carenza manca la compassione, tendono ad essere critiche e a giudicare, ferendo le persone che amano, chiudendo i canali di ricezione ed espressione. Le sofferenze passate possono provocare amarezza e cinismo; giudicare è un modo di giustificare la distanza dagli altri e difendersi dall’intimità e dal rischio di venire nuovamente feriti. Se gli altri non sono abbastanza buoni, invece di sentirci rifiutati ci sentiremo legittimati: “noi siamo migliori degli altri, che non sono degni del nostro amore”. Ma questa in realtà è una proiezione del nostro senso di vuoto e di indegnità.

Se il chakra del CUORE è eccessivo c’è la tendenza a dar via tutto concentrandosi talmente sugli altri da ignorare totalmente se stessi. Allontanandoci dai nostri bisogni e sintonizzandoci esageratamente sui bisogni degli altri speriamo di guadagnarci, in cambio,  il diritto di essere amati. Un eccesso si verifica quando cerchiamo di ipercompensare le nostre ferite. L’amore eccessivo è disperato, perché ha bisogno di costante rassicurazione e non concede all’altro la libertà di essere quello che è. E’ un amore usato come fosse una droga, che serve a farci toccare il cielo con un dito e a liberarci dalle nostre responsabilità e dalle nostre sofferenze non risolte. Un quarto chakra in eccesso può essere esigente e possessivo, l’amore diventa un’ossessione in cui l’essere amato è più un estensione di noi stessi che un essere separato e la gelosia una proiezione dell’insicurezza prodotta da un cuore affamato. I confini spesso sono fragili e c’è poca discriminazione ossia non si è in grado di distinguere quando una relazione diventa offensiva continuando a vivere un legame di fantasia in cui tutto è perfetto.

SVHADISTHANA : la “dolcezza” del piacere

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Nel 2° Chaka noi reclamiamo il nostro DIRITTO DI SENTIRE. Reclamiamo anche la passione e il piacere, il senso di bisogno e la vulnerabilità e il collegamento dei nostri sensi tanto alla realtà interiore che a quella esterna. Liberiamo il flusso dell’energia che è essenziale per la crescita, per il cambiamento, per la trasformazione e lasciamo andare l’armatura che ci separa. Allora possiamo reclamare quell’intimità a cui agognamo, ponendo termine al nostro isolamento frammentato ….

I sensi sono la porta tra il mondo interiore e quello esterno. Essi ci orientano nel mondo, ci permettono di creare delle connessioni, danno un significato alla nostra esperienza.

Se i sensi introducono l’informazione nuda e cruda, le sensazioni sono la reazione inconscia a questa informazione e le emozioni sono il modo in cui noi organizziamo le nostre sensazioni ….

Complesse come sono, le emozioni possono essere considerate per lo più una reazione al piacere e al dolore. Il piacere e il dolore sono dei residui del meccanismo di sopravvivenza. Quando le necessità di sopravvivenza vengono soddisfatte adeguatamente, l’organismo si volge naturalmente al piacere. Il dolore è un sintomo che c’è qualcosa che sta minacciando la nostra sopravvivenza. Quando sperimentiamo il dolore, cerchiamo di bloccare le sensazioni e di conseguenza le nostre emozioni. Il dolore ci fa contrarre, ritrarre e ritirare la nostra energia verso l’interno. Il piacere, invece, incoraggia la nostra espansione.

Il desiderio è la necessità dei sensi di trovare soddisfazione attraverso l’espansione. Se non desideriamo nulla i sensi si chiudono, perdiamo la nostra vitalità, non avvertiamo più l’impulso a muoverci oltre. Il desiderio è la radice della passione e dell’entusiasmo, è la spinta fondamentale che ci porta avanti nell’azione.

Solo rimanendo in contatto con il nostro sentire possiamo veramente conoscere i nostri più profondi desideri …..

 Di seguito le foto dei lavori del laboratorio MANDALA-CHAKRA: il 2° Chakra => Diritto di Sentire

” .. perdi la mente e torna ai sensi ..” F.Perls

” il mio viaggio sotto le acque, dell’affogare e rinascere….. l’essere immersi nel fiume per affogare, per morire, per poter poi rinascere ancora. E’ questo un audace affacciarsi sul non essere, con la prospettiva di raggiungere l’essere …”  R.May

“come la logica guida la mente, così il desiderio guida l’anima ..” T.Moore

” l’illuminazione non giunge immaginando figure di luce, ma rendendo cosciente l’oscurità..” C.G.Jung

“l’emozione è la fonte principale di tutto ciò che assurge alla coscienza. Non può esservi trasformazione delle tenebre in luce e di apatia in movimento senza l’emozione ..” C.G.Jung

“tu sei ciò che è il tuo desiderio profondo che ti guida.

Come è il tuo desiderio, così è la tua volontà.

Come è la tua volontà, così sono le tue azioni.

Come sono le tue azioni, così è il tuo destino…”  Upanishad

” lasciarsi andare al movimento … trovare coerenza nel cambiamento significa comprendere il dispiegarsi del flusso .. A.Judith

BUON ANNO !!

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… Fermati un attimo, ascolta quello che hai intorno, non chiudere mai i tuoi occhi se non è necessario, affronta la vita in tutte le sue visioni, respira l’aria, perchè quella è tua e di nessun altro, nessuno è meglio di te, perchè tu sei l’unico disegnatore della tua vita, sei la persona che aspetta che piova per piangere in due, sei il pastello che colora la tua strada, l’acqua che rinfresca la tua giornata, sei il musicista della tua colonna sonora, lo scrittore della tua giornata, il pittore del quadro in cui vivi, tu sei tutto quello che ti circonda, la vita e tua, il resto è solo un contorno…. E.Ivan Lac

Laboratorio MANDALA-CHAKRA

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Un viaggio all’interno di noi stessi tra i simboli, gli archetipi e le energie. Un viaggio ricco di colori che ha lo scopo di recuperare la varietà multidimensionale della nostra esperienza ricercando la nostra interezza. I sette colori dell’arcobaleno uniti ai sette diritti fondamentali per offrirci un mondo di molteplici possibilità.

Il Laboratorio-Percorso si svolgerà in 9 incontri a cadenza quindicinale di 3 ore ciascuno, il Sabato dalle 15.00 alle 18.00, presso ADYCA – Via Famagosta, 6 – Roma

Nr. Incontro

Data

Argomento

 

1

03.12.2011 Viaggio all’interno del corpo
2 14.01.2012 1° Chakra: le radici, la terra, i confini . Identità Fisica

Diritto di Esistere

3 28.01.2012 2° Chakra: emozioni, piacere, desiderio. Identità Emotiva => Diritto di sentire
4 04.02.2012 3° Chakra: volontà, potere, autonomia, identificazione. Identità ego => Diritto di Agire
5 25.02.2012 4° Chakra: aprirsi, accogliere, amore per sé. Identità sociale => Diritto di amare e di essere amato
6 03.03.2012 5° Chakra: comunicazione, creatività, ascolto . Identità creativa => Diritto di parlare e di essere ascoltato
7 17.03.2012 6° Chakra: introspezione, riflessione sul sé, intuizione. Identità archetipa => Diritto di vedere
8 31.03.2012 7° Chakra: trascendenza, immanenza, l’IO e il Tu diventa Noi . Identità universale => Diritto di conoscere
9 07.04.2012 Incontro conclusivo: uno sguardo di insieme

 

Il percorso è ideato e condotto da Gabriella Costa  – ArtCounselor , Operatore nella psicologia del colore, Mediatore Familiare, Counselor di coppia. Counselor Olistico Trainer certificata SIAF Nr.LA-099T-CO.

 Al termine del percorso verrà dato un Attestato di Partecipazione

Ci sono ancora alcuni posti liberi …….

Per prenotazioni e informazioni potete scrivere a : gabriellacosta@artcounseling.it


 

3° Chakra MANIPURA: autonomia e individuazione “ Io Posso”….. il Fuoco

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“ Voi dovete essere il cambiamento che desiderate vedere nel mondo” Gandhi

Ora che il corpo è ben stabile e le emozioni fluiscono liberamente, siamo pronti ad iniziare a lavorare per sviluppare il terzo Chakra, quello legato al potere personale, alla volontà e alla vitalità. E’ qui che agiamo, creiamo cambiamenti, ci riorganizziamo per diventare più efficienti.

Il nome di questo Chakra MANIPURA significa “gemma lucente” ed è il Chakra del plesso solare, dell’energia del sole, del fuoco, della luce gialla dorata che risplende di forza e volontà.

Nel complesso del sistema dei Chakra, lo scopo del terzo chakra è quello di trasformare l’inerzia della materia e del movimento in una direzione conscia. Terra e Acqua sono passive e dense, si muovono verso il basso; il primo e il secondo chakra sono istintuali, il Fuoco del terzo chakra è dinamica e luce, si solleva in alto. Questo cambiamento è necessario per raggiungere i chakra superiori e completare il viaggio.

Fisiologicamente questo si riferisce al metabolismo, che trasforma il cibo e l’acqua in energia e calore. Psicologicamente invece rimanda alla nostra espressione del potere e della forza personale, alle azioni create dalla combinazione di corpo e movimento provenienti dal basso, mitigate dalla coscienza che proviene dall’alto.

Possiamo conoscere le condizioni del 3° chakra studiando il nostro rapporto con la metafora del fuoco. Alcuni di noi hanno disposizioni “tiepide”, mentre il temperamento di altri può sembrare fin troppo focoso. Altri ancora sono freddi emotivamente e/o fisicamente. Alcuni hanno un modo di fare che è rapido ed energico, mentre altri sono lenti e letargici.

Un terzo chakra funzionante ed equilibrato incarna una sensazione di conforto e calore, con risate, piacere, armonia con il mondo circostante, e con la gioia che si prova nel compiere azioni piene di significato. Il potere nasce da dentro e non è opprimente né sottomesso bensì ci dà la speranza di  poter rendere possibili le cose per noi stessi e con questo atteggiamento positivo non temiamo di avventurarci verso l’ignoto, di correre dei rischi o di commettere degli errori. Il potere del terzo chakra non è un potere che sorge dal desiderio di controllare se stessi o gli altri, ma è fatto di una combinazione di mente e corpo, di sé e degli altri, di passione e compassione.

La progressione dai chakra inferiori a quelli superiori è una progressione dall’individualità all’universalità. Iniziamo da uno stato di fusione, poi ci separiamo e diventiamo indipendenti, per emergere infine nuovamente in un mondo più ampio, questa volta come individui consapevoli.

La consapevolezza se viene applicata all’energia ardente del terzo chakra, diventa Volontà. Volontà è dirigere consciamente la nostra energia manifesta verso una meta. Per avere una volontà forte è necessario avere la consapevolezza, sapere quali sono i nostri obiettivi, avere nella nostra mente un’idea di quello che vogliamo ottenere. L’energia istintiva dei primi due chakras inizia a cambiare direzione a questo livello, introducendo maggiore consapevolezza nelle nostre azioni e nelle nostre reazioni.

Un cambiamento significativo della consapevolezza avviene se modifichiamo il nostro modo di vedere le cose da quello di vittima a quello di co-creatore. Tutti siamo stati delle vittime in qualche esperienza da bambini, tuttavia, se continuiamo a considerare le circostanze  in cui ci troviamo come provocate da qualcun altro, non avremo mai la forza di modificarle.

Rollo May descrive la volontà come “la capacità di organizzare se stessi in modo che possa verificarsi il movimento in una certa direzione o verso un certo obiettivo”, il suo fondamento è il desiderio e il desiderio alimenta la volontà. Quando espandiamo i nostri orizzonti dal sé all’altro, dalla singolarità alla dualità, ci viene offerta una scelta. Scegliere consapevolmente è un atto di volontà, che ci porta a cambiare e a riorganizzare la nostra energia vitale. Il potere, legato al nostro corpo e alle nostre emozioni, e temperato dalla nostra comprensione, è necessario che sia il nostro obiettivo.

Un ottimo concetto su cui lavorare per sviluppare la volontà è quello del Guerriero, un archetipo che rappresenta un soggetto disposto a difendere il proprio territorio, a proteggere lo spazio sacro al suo interno. I guerrieri validi trasmettono la sensazione di essere disposti a combattere coraggiosamente se necessario, ed è proprio quella sensazione che può evitare lo scoppio di una guerra, essi non abusano del proprio potere, ma agiscono con forza, verità ed onore.

La parola “potere” significa essere in grado ed è compito nostro, nel terzo chakra, riappropriarci del nostro Diritto ad Agire. Farlo ci permette di usare la nostra volontà, di iniziare un progetto e di seguirlo fino alla fine, affrontando tutte le sfide che incontreremo lungo il cammino; di correre dei rischi senza farci vincere dalla paura.

Pro-attività al posto di re-attività; pro-attività significa scegliere le proprie azioni invece che controllarle o esserne controllati. Le persone pro-attive si assumono delle responsabilità per costruire il loro futuro, per iniziare un comportamento che condurrà alla situazione che vogliono. Essere pro-attivi significa avere un’influenza determinante sul proprio ambiente, più che essere la vittima delle circostanze.

In genere i blocchi al terzo chakra sono dovuti ad un eccesso o a una carenza di energie.

Gli eccessi nel terzo chakra potrebbero apparire a prima vista come un’abbondanza di potere e di energia; in realtà compensano delle sensazioni di potenza sminuita o non riconosciuta. Per superare le sensazioni di debolezza, abbandono , trascuratezza e abuso si verifica un attaccamento eccessivo al potere, controllo.  Poiché il cuore del sé è denutrito si cerca di tenere in piedi un’immagine di un falso sé che deve essere nutrito dall’approvazione degli altri. Ne risulta che l’eccesso nel terzo chakra può manifestarsi come un’attività costante con la risultante che una persona del genere sarà sempre in moto, in uno stato di eccitazione e di stress che ne deriva, sentendosi a suo agio in tali condizioni, come un modo di essere vivo.

Una persona che ha un eccesso nel terzo chakra è dominata da una volontà rigida. Una volontà eccessiva non è necessariamente una volontà forte, poiché la sua mancanza di flessibilità può renderla fragile. Quando viene minacciata una volontà eccessiva può esplodere nella rabbia o ritirarsi nella paura.

Alo contrario, persone che hanno una carenza del terzo chakra presentano un insieme di caratteristiche che possono comprendere mancanza di fuoco e vitalità, volontà debole. Possono essere facilmente manipolati dagli altri e speso si sentono delle vittime. Queste persone possono apparire assai timide, fredde e riservate. Tendono ad evitare il confronto e la sfida preferendo rimanere al sicuro, seguire le regole e lasciare che siano gli altri a condurre il gioco.

Senza un terzo chakra equilibrato manca la volontà di guidare la nostra vita. L’autodisciplina è poca, l’azione è rara e le responsabilità vengono evitate.

Acquisire consapevolezza delle proprie radici e del proprio passato ed esaminare fino in fondo le proprie emozioni sono ottimi mezzi per riportare il terzo chakra al suo giusto ruolo all’interno del sistema dei chakras.

 

“ Nessun essere umano può sopportare in eterno

l’esperienza stordente della propria impotenza….”

Rollo May