Archivio mensile:maggio 2012

7° Chakra SAHASRARA: Coscienza – Pensiero – Conoscenza – Comprensione – Immanenza – il Diritto di Conoscere

Standard

“ Non si può giungere alla liberazione se non con

 a percezione dell’identità tra lo spirito individuale

e quello universale… “ Shankara

Siamo finalmente arrivati al termine del viaggio, al loto dai mille petali che fiorisce alla sommità del capo. Qui troviamo la sede infinitamente profonda della coscienza cosmica, nota come settimo Chakra o Chakra della Corona: Sahasrara, che significa “mille foglie” in riferimento agli infiniti petali di loto che si schiudono.

Molti pensano che i petali si stendano verso il cielo; di fatto i petali del loto si incurvano verso il basso come un girasole, stillando nettare nella corona e giù verso i chakra. In questo modo i due estremi dello spettro sono profondamente collegati. Come può un loto fiorire senza radici nella Terra? Come puà raggiungere il cielo se le sue radici non sono ampie e profonde?

Quando raggiungiamo questo livello, il seme della nostra anima è germogliato dalle sue radici nella Terra, è cresciuto verso l’alto attraverso gli elementi di Acqua, Fuoco, Aria, Suono e Luce e ora si protende verso la sorgente del tutto, la coscienza stessa, sperimentata attraverso l’elemento del pensiero.

E’ questo Chakra che secondo la filosofia yoga è la sede dell’illuminazione. Il suo stato ultimo di coscienza va al di là della ragione, al di là dei sensi e al di là dei limiti del mondo circostante.

Il Chakra della Corona è legato al processo della conoscenza: noi osserviamo il nostro modo di pensare (sia nei contenuto che negli schemi) e ci poniamo delle domande “come sappiamo ciò che sappiamo?” e “ chi o che cosa è che esercita la conoscenza?”. La risposta a questa domanda è la “coscienza” che stiamo cercando di comprendere, incarnare e migliorare.

Se paragoniamo ogni  chakra ad un dischetto di computer che contiene un programma specifico sul modo di gestire la nostra vita, il chakra della corona può essere considerato il dischetto che contiene il programma operativo per far funzionare l’intero biocomputer mente-corpo.

Le nostre convinzioni centrali determinano il nostro sistema operativo: se io credo, ad esempio, che tutti ce l’abbiano con me, allora riceverò informazioni attraverso un sistema paranoide e mi comporterò di conseguenza. Se, al contrario, credo che il mondo sia un luogo benevolo, è più probabile che mi comporti in modo tale da confermare questa mia convinzione, per cui continuerò a trovarlo tale.

Le nostre convinzioni nascono dall’interpretazione che diamo alle nostre esperienze; esse sono il modo in cui consideriamo come è il mondo. Si fondano su concetti che ci siamo formati.

Dunque la “concezione” è il punto iniziale di tutto quello che manifestiamo. Prima di fare qualcosa dobbiamo concepirlo. Le nostre idee e concezioni sono i principi ordinatori dell’informazione. Ci permettono di organizzare i nostri dati e guidano il nostro comportamento.

In altre parole, spesso il mondo si comporta nel modo in cui noi pensiamo che farà, e questo ne è il motivo. L’attività primaria del settimo chakra è quella, quindi, di trarre un senso.

Il senso ci dice in che modo orientarci. Ci suggerisce come interpretare qualcosa, come reagire, come organizzare la nostra esperienza. Dà scopo alla nostra vita, creando un contesto più ampio in cui collocare la nostra esistenza

Il viaggio di ritorno, partendo dal chakra della Corona, inizia con la concezione di un’idea. Questa concezione è il supremo “bindu”, il punto privo di dimensione della coscienza da cui tutto ha origine.

Partendo dalla concettualizzazione generiamo delle immagini nel sesto chakra. Queste immagini poi generano la nostra storia, quello che con la litania verbale delle nostre convinzioni descriviamo agli altri.

La nostra storia genera certi tipi di relazioni, che stimolano varie attività, emozioni ed infine esperienze fisiche ..

Se vogliamo vedere che aspetto ha la coscienza, dobbiamo solo guardarci intorno. Tutto quello che vediamo ha avuto inizio da una concezione. Quando la coscienza all’interno cambia, anche queste manifestazioni esterne cambiano.

Nel chakra della Corona realizziamo la nostra “identità Universale”. Via via che la nostra coscienza si amplia, la nostra comprensione accoglie sfere sempre più ampie. Quando scopriamo l’immensità del sistema in cui siamo immersi, ci identifichiamo con la nostra connessione universale, ci rendiamo conto di far parte dell’intero tessuto della vita.

Ciascuna delle identità legate agli altri chakra prende le mosse da qualcosa di individualmente innato, unico ed unico e personale come il nostro corpo, per volgersi verso l’universale. All’estremità esterna del chakra della corona, l’individualità viene totalmente trascesa e assorbita nel campo più vasto del divino.

Diventare tutt’uno con il divino significa dissolvere o trascendere i confini che ci tengono separati. Quello a cui dobbiamo rinunciare è l’attaccamento alla riva del fiume, al nostro rifiuto di immergerci e bagnarci, dobbiamo accettare la sfida con l’ignoto. Dobbiamo rinunciare a rimanere legati ad un atteggiamento razionale, quando non è in grado di fornirci il senso più profondo di ciò che significa “essere nella corrente”.

Il demone del 7° chakra è l’attaccamento. L’attaccamento è la negazione dello stato continuamente fluido del sistema universale. Esso ci ancora al tempo e ci rende incapaci di andare avanti. Ci ancora ad un luogo ristretto, rendendoci incapaci di accoglierne uno più grande.

L’attaccamento è un demone scivoloso. Non è qualcosa di cui possiamo fare interamente a meno, poiché dobbiamo mantenere alcuni attaccamenti sani ai nostri figli e alle persone amate, ai nostri obiettivi e agli impegni presi.

Per alcuni, rinunciare all’attaccamento e fuggire dalle responsabilità sono sinonimi. Può diventare una via di fuga; quando i problemi si fanno difficili, tagliamo gli ormeggi invece che lavorare sugli aspetti critici.

Nel senso più profondo del termine, la rinuncia all’attaccamento riguarda il modo in cui indirizziamo la nostra energia psichica. Quando rinunciamo  all’attaccamento, lasciamo andare la fissazione su qualcosa di esteriore, ci lasciamo alle spalle il bisogno di controllare.

L’attaccamento significa non aver fiducia nella saggezza dell’universo, che invece tenta di insegnarci qualcosa. Rimaniamo attaccati per difenderci dalla sofferenza, invece di considerare la sofferenza come un insegnamento.

Carenza ed Eccesso

Se il Chakra della Corona è chiuso, la corrente liberatoria non può terminare il suo viaggio e noi non potremo raggiungere la libertà. Nella nostra vita gli schemi si ripeteranno senza sosta e mancando la consapevolezza è assai più probabile che a guidarci sarà l’inconscio.

Ciò si manifesta nella chiusura verso nuove informazioni (fissazione su di un unico punto di vista), con la necessità di anteporre la ragione alla felicità e con manifeste difficoltà di apprendimento.

Un eccesso di questo chakra è tipica nelle persone che hanno perso il contatto con il proprio corpo  e le proprie emozioni; si può manifestare con un eccessivo intellettualismo, con eccessive dipendenze spirituali.

Un ulteriore manifestazione di un eccesso di questo chakra risultano le psicosi; in realtà i disturbi psicotici, caratterizzati da un distacco nei confronti della realtà e da un mancato sviluppo di radicamento nei primi chakra, manifestano un eccesso di tutti quelli che sono individuati come chakra superiori (quinto, sesto e settimo). La psicosi è un eccesso della corrente liberatoria che è radicata troppo poco nella terra, il che produce una mancanza di concentrazione e di controllo.

6° Chakra AJNA: Suono Archetipi – Simboli – Immagini – Intuizione – Luce … il Diritto di Vedere

Standard

“ L’immaginazione è più importante della conoscenza”

Albert Einstein

Dall’alba del mondo, luce e tenebre si sono alternati per darci uno dei più grandi doni della natura: la capacità di vedere. La vista ci dà la capacità di ricevere in un solo istante enormi quantità di informazioni sul mondo che ci circonda.

E il dono della vista, interiore ed esteriore, è proprio l’essenza e la funzione del sesto Chakra. Grazie alla vista abbiamo la capacità sia di interiorizzare il mondo esterno, sia di esteriorizzare il mondo interiore con un linguaggio simbolico.

Il nome sanscrito di questo chakra è AJNA che originariamente significava “percepire” e in seguito “comandare”. Questo termine si riferisce alla duplice natura di questo chakra, che accoglie le immagini con la percezione, ma costruisce anche immagini interiori in base alle quali noi governiamo la nostra realtà.

Imparare a vedere comporta anche la capacità di riconoscere “gli schemi” che rivelano l’ordine nascosto delle cose. Riconoscere uno “schema” equivale giocare ad un gioco in cui si collegano i puntini. All’inizio, sulla pagina, vediamo solo una serie di puntini, ma via via che li uniamo tra loro si forma un’immagine. Persino prima di aver collegato tutti i puntini siamo in grado di indovinare l’immagine, perché la riconosciamo.

Quando riconosciamo gli “schemi”, troviamo la strada per l’”introspezione”. L’introspezione è la capacità di vedere all’interno, lo scoprire uno schema, il vedere come si lega al disegno più ampio, il vedere cosa significa.

Via via che la vista interiore si sviluppa, le illusioni svaniscono, i sogni vengono integrati, inizia la chiarezza e la coscienza si estende di un altro passo.

“ Noi non vediamo le cose come sono. Vediamo le cose come siamo noi …” Anais Nin

Il demone del 6° chakra è l’illusione che devia la nostra coscienza dalla visione a mente aperta, fissandola su un’immagine congelata. L’illusione che io ho di come qualcosa dovrebbe essere, in genere è un’immagine di quello che di fatto non è. Il mio esservi attaccato mi sospinge fuori dal tempo presente, dove potrei vedere in modo realistico.

Le illusioni sono tenute ferme al loro posto da un investimento di energia psichica. Quando ci fissiamo su un immagine, tutto diventa nutrimento per abbellirla. Se pensiamo di essere antipatici a qualcuno, ci attacchiamo alla minima disarmonia come prova. Un ipocondriaco interpreta il minimo dolore come prova dell’essere malato.

Più investiamo in un’ìllusione, più difficile è abbandonarla. Bloccati dentro siamo intrappolati in cicli ripetitivi che ci impediscono di comprendere in modo autentico.

Via via che i vari pezzi di informazione vengono assembrali e iniziano a rivelare l’identità dell’intero, entriamo nel mondo degli Archetipi.

Nel sesto chakra ci muoviamo verso la nostra identità archetipa. Questa identità viene ottenuta riconoscendo le immagini e i simboli che appaiono nella nostra vita attraverso sogni, immaginazione, arte, relazioni o situazioni. Riconoscere il significato archetipo di questi simboli ci conduce in un contesto spirituale più ampio. Acquistiamo una capacità di comprensione più ampia e siamo in grado di riconoscere con maggior precisione chi siamo e quale è il nostro compito.

Sapendo che mi identifico eccessivamente con gii aspetti positivi dell’archetipo della Madre; posso riconoscere il programma che mi dice che devo stare lì tutto il tempo, pronta a qualunque richiesta. Posso dargli un nome, posso rintracciare il significato nel mio passato, rispetto a mia madre, alla madre di mia madre e indietro nel tempo.

Sapere quali archetipi ci influenzano, ci aiuta a rendere chiaro il mondo in cui percepiamo. Rende chiaro lo scopo che abbiamo nella vita .

Il livello dell’archetipo è allo stesso tempo immanente e trascendente. E’ immanente quando lo sperimentiamo come qualcosa dentro di noi che portiamo fuori noi stessi. Una moglie che vibra con l’archetipo dell’Amante, può ripetutamente vivere delle relazioni parallele. L’archetipo dell’Artista spesso è infelice in un lavoro strutturato. Una donna senza figli, posseduta dall’archetipo della Madre si prenderà continuamente cura degli altri anche a suo detrimento.

Un archetipo è trascendente perché è più grande di noi in quanto appartenente al genere umano. Al centro di tutte le mitologie e di tutte le religioni, esistono le energie archetipiche che si manifestano nelle esperienze vissute dall’essere umano, nei modelli con cui si confronta, nella storia e nei miti che hanno uno spazio nel suo percorso.

La via migliore per comprendere l’archetipo è quella di essere consapevoli e di integrare i simboli.

Il simbolo emerge quando riconosciamo uno schema, esso sale dall’inconscio sotto forma di sogno, fantasia, creazione artistica. Per comprendere il suo significato è necessario usare la nostra intuizione.

L’intuizione è il riconoscimento inconscio degli schemi. E’ una delle quattro funzioni junghiane (le altre sono la sensazione e il sentimento, collegati ai primi due chakra e il pensiero che è collegato al settimo). Lo sviluppo dell’intuizione accresce le nostre capacità psichiche ed è la funzione centrale del sesto chakra. Senza l’intuizione ci è impossibile afferrare la totalità o l’essenza di una cosa.

Viviamo in una cultura che privilegia la logica sull’intuizione. Da bambini non ci viene insegnato a dare ascolto alla nostra intuizione e spesso le nostre impressioni sono tenute in poco conto se non possiamo difendere con la logica il nostro ragionamento. Così, spesso diamo poca importanza alle nostre impressioni, perché non crediamo di poter veramente conoscere le cose attraverso un percorso di pensiero non logico. Questa invalidazione interna sopprime le nostre capacità psichiche.

L’intuizione è “come il lampo di un fiammifero nel buio” (Sri Aurobindo).

Carenza

Se nel sesto chakra si verifica una carenza, le facoltà ad esso associate non si sviluppano. La capacità intuitiva è poca e la persona può apparire psichicamente insensibile.

Se in generale la memoria non è buona, è possibile che il sesto chakra sia stato chiuso per proteggerci.

Le persone che hanno un sesto chakra carente trovano difficoltà a visualizzare o a immaginare le cose in modo diverso. Queste persone potrebbero dire: “Sono così” e lasciare tutto come sta. Se non possiamo immaginare il cambiamento, è più difficile che esso avvenga.

Se vi è una difficoltà ad immaginare e visualizzare è probabile che crediamo che esista “un’unica via giusta e vera”, c’è l’incapacità di vedere l’altro lato delle cose.

Naturalmente, la maggior parte di quello che rifiutiamo di vedere ci ritorna sotto forma di negazione. Nella negazione siamo posseduti dal demone dell’illusione, chiusi in un mondo fantastico che ci tiene lontani dal dover prendere delle decisioni per la nostra vita.

Eccesso

Nell’eccesso di apertura del sesto chakra si verifica invece il fenomeno inverso: la persona possiede numerose immagini dissociate dall’esperienza vissuta che possono presentarsi in maniera persecutoria nei sogni o comparire come fantasie ossessive.

Quando si viene bombardati da informazioni psichiche, è difficile concentrarsi. Quando cerchiamo di pensare con chiarezza veniamo disturbati da elementi intrusivi, che possono essere accompagnati da uno stato di ansia, rendendoci difficile stare tranquilli e acquietare la mente.