Archivio mensile:gennaio 2011

Terapia dell’anima con i Mandala

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Il Mandala rappresenta una panacea spirituale, e considerato che, secondo una concezione unitaria del mondo, tutti gli eventi corporei dipendono dall’anima, intesa come la parte più profonda di noi,sulla base di un rapporto non casuale bensì sincronico, esso può essere considerato come una “risposta” a quasi tutti i problemi.

Naturalmente è possibile descrivere alcuni quadri clinici, per i quali gli effetti del lavoro con i Mandala sono risultati particolarmente soddisfacenti, questo tuttavia non deve farci concludere che esso sia inefficace contro altri disturbi.

In linea di massima è facilmente comprensibile come il lavoro con i Mandala sia più vicino ai processi profondamente interiori, che a quelli che hanno già avuto un esito a livello corporeo.

Sapendo questo, non è difficile capire come le “anime” confuse si ri-trovino abbastanza bene nei Mandala e ottenendo così risultati soddisfacenti. Le situazioni nelle quali il Sé tende a perdere il proprio orientamento sono disgraziatamente molte e sembra che siano in aumento. Tutto ciò che definiamo nevrosi e psicosi rientra in questo ambito.

Tuttavia, secondo la concezione freudiana, le nevrosi sono tanto diffuse da risultare assai difficile trovare una persona che ne sia completamente scevra.

Potremmo definire la nevrosi “un rituale corrotto” (H.Bluher) e nel caso di nevrosi ossessive questo è più che evidente. Se una persona si lava le mani migliaia di volte, di solito dietro tale comportamento si nasconde un “rituale corrotto” di pulizia: finchè tale rituale sarà inefficace, il soggetto non riuscirà a togliersi di dosso la sensazione di sporcizia. Il fatto che la pelle sia stata quasi lavata via, non ha alcuna importanza.

Di fatto l’esistenza delle nevrosi potrebbe essere di per sé sufficiente a dimostrare l’influenza decisiva dell’”anima” nei confronti del corpo, nonché farci capire come negli abissi di noi stessi esitano settori più importanti e soprattutto più potenti del nostro intelletto, oggi così universalmente sopravvalutato.

Se consideriamo come il Mandala tenda a portarci al centro e quindi al “qui e ora”, è facile rintracciare una spiegazione evidente dei buoni effetti riportati dal lavoro con i Mandala nei casi di nevrosi. In generale l’utilizzo dei Mandala favorisce un raccoglimento interiore. Per le persone definite comunemente “distratte” l’impatto è sicuramente meno forte rispetto ai nevrotici, in entrambe le situazioni, tuttavia, il centrarsi o l’avvicinarsi al proprio centro è di notevole aiuto e sollievo. Nel linguaggio corrente si parla di persone che non riescono a “mettere insieme le proprio idee” e proprio questo processo viene semplificato utilizzando i Mandala.

Anche con persone che soffrono di scissione della personalità, l’utilizzo costante dei Mandala, come sostegno al percorso psicoterapeutico, ha un effetto molto proficuo. Essi, sotto l’influenza delle immagini circolari e del loro effetto centrante, riescono con maggiore facilità a concentrarsi sulla parte mediana della loro personalità scissa. In questa situazione di estremo disagio i soggetti non sono completamente presenti, considerato che parti del loro Sé sono altrove; l’orientamento spaziale e temporale,che viene migliorato dai Mandala, sarà loro di grande utilità.

Anche nel caso più grave di scissione schizofrenica della personalità l’utilizzo di Mandala, se accettato dalla persona, potrà rappresentare un valido sostegno alla terapia. Per queste persone che stanno “fuori” è assolutamente fondamentale cercare di riappropriarsi degli aspetti centrali della loro vita ritrovando la giusta collocazione nel sistema di coordinate spaziali e temporali. Il Mandala può aiutare a “rimettere a posto le cose”, e se essi non sono già troppo assenti, può talvolta metterli nelle condizioni di affrontare una terapia.

La caratterizzazione forse più ampia della nevrosi ci informa come chi ne è affetto abbia “perso di vista la propria strada”. Anche in questa prospettiva il lavoro con i Mandala è più che consigliabile se si considera che il Mandala rappresenta il modello archetipico del cammino della vita.

Nel caso di tutte le complicazioni nevrotiche, e addirittura psicotiche come nel caso delle schizofrenie, nelle quali vengono perso orientamento e concentrazione sul proprio centro, nonché la percezione degli aspetti essenziali della vita, è consigliato colorare i Mandala cominciando dall’esterno. Attraverso l’osservazione contemplativa, lo sguardo si sposterà spontaneamente verso il centro, il quale trascinerà con se per analogia anche il nostro centro, proprio quello che dobbiamo ri-trovare.

Se un uomo non riesce a superare l’ostacolo di un cambiamento, il Mandala potrà comunicare, a livello inconscio, l’imput di andare avanti, protetto dal grande modello della totalità e riparato da un’eccessiva pressione. Colorare nella direzione prescelta in questo caso gli trasmetterà una confortante presa di coscienza di quella “mancanza di vie d’uscita” che caratterizza il suo modello di vita in quel momento. La resistenza a compiere il passo che ci conduce allo sviluppo diminuisce, mente si riconosce il centro e ci si abbandona alla consapevolezza della sua necessità.

Per ottenere gli effetti migliori in corrispondenza di crisi esistenziali, bisogna generalmente prestare attenzione a colorare i Mandala nella direzione che chi disegna sta percorrendo realmente nella propria vita.

Se si pensa che i Mandala conducono ad un raccoglimento interiore e spostando lo sguardo verso l’essenziale, verso il centro della vita, il loro effetto è facilmente comprensibile. Infatti è proprio il centro che rischia di essere perduto temporaneamente all’apparire di una crisi e i Mandala possono aiutare a ridurre tale periodo di sbandamento permettendoci di affrontare questo momento come opportunità di crescita e conoscenza.

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Tutte le immagini sono di Fernando Diniz tratte dal libro:

Nise da Silveira e Eugenio Pellizzari

Le Immagini dell’Inconscio

Ed.Il tridente