Archivio mensile:luglio 2010

2° Chakra SVADHISTANA: le Emozioni … l’Acqua

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Ora che abbiamo trovato una stabilità iniziamo a risalire verso l’alto. Non appena ci muoviamo, spostiamo l’attenzione e ci rendiamo conto che il solo fatto di effettuare un cambiamento è uno stimolo per la consapevolezza. Il cambiamento ci aiuta a risvegliarci, a capire che c’è altro da imparare ed invita a farsi avanti e a esplorare. Mentre la nostra attenzione si sposta dall’Essere all’Altro, incontriamo la dualità e la loro attrazione reciproca, scopriamo il regno delle emozioni e del desiderio.

L’elemento associato al Secondo Chakra è l’ACQUA. Spesso ci riferiamo alle emozioni come se facessero parte del regno dell’acqua: scorrono come un fiume, hanno onde come il mare, scendono a gocce come le lacrime.

Il Secondo Chakra ci porta dalla singolarità alla dualità e con la dualità il quadro si espande e ci si presenta la possibilità di scegliere. Improvvisamente ci siamo io e te, c’è questo e quello, ci siamo noi e loro. Noi facciamo le nostre scelte e riflettendo sui nostri sentimenti e sui nostri desideri.

La dualità ci porta anche il concetto di polarità, di yin e yang, maschile e femminile, ombra e luce. Inoltre uno dei compiti di questo Chakra è quello di integrare aspetti della nostra personalità, prima polarizzati o univoci in un’unità indivisibile; nel Secondo chakra il nostro lavoro è quello di reclamare l’Ombra.

L’Ombra rappresenta energie istintuali represse che vengono tenute bloccate nel mondo dell’Inconscio. Di conseguenza sono agite inconsciamente, talvolta con grande forza. Potremmo credere di non arrabbiarci mai, ma mettiamo in atto una resistenza passiva che fa infuriare gli altri. Possiamo negare le nostre necessità, ma manipoliamo sottilmente noi stessi tanto da trasformarci in centri d’attenzione. Quando l’Ombra non viene riconosciuta, viene proiettata sugli altri. Quando ci polarizziamo, diventiamo come magneti, che attirano a sé il polo opposto. Invariabilmente attraiamo quelli che incarnano la nostra Ombra rifiutata come compagni, capi, vicini,che si insinuano nelle nostre vite con relazioni a cui non riusciamo facilmente a sfuggire. Le qualità Ombra sono aspramente criticate e giudicate quando vengono proiettate sugli altri e la presenza di questo giudizio è un indizio della nostra ombra come parte rifiutata di se stessi. Il nostro giudizio è un tentativo di negare la fonte del nostro disagio. Riappropriandoci dell’Ombra dissolviamo il giudizio e acquistiamo una maggiore accettazione di noi stessi e degli altri.

L’Emozione, termine che deriva da “ex” = via e “movere” = muovere è energia in movimento, è una reazione istintiva ai dati sensoriali. L’energia in movimento crea espansione e cambiamento. Quando sentiamo un’attrazione verso l’altro, quando sentiamo il desiderio, l’emozione, allora siamo “spinti” a iniziare qualcosa, a fare un cambiamento, ad espanderci in qualche modo. Se il lavoro sul nostro Primo chakra ci ha fornito delle basi solide, allora siamo abbastanza forti da poterci espandere senza perdere il nostro centro. Le emozioni sono l’incontro tra consapevolezza e corpo. Attraverso il corpo vengono costantemente filtrati pezzi di consapevolezza, che creano sottili reazioni emotive.

Il piacere, l’emozione, la dualità, le sensazioni sono tutti elementi che ci portano alla sessualità, l’espressione degli opposti che si fondono in una cosa sola. La sessualità è l’incarnazione di Eros, la forza fondamentale di attrazione. La dolcezza del piacere è il gioiello all’interno del fiore di loto del secondo chakra. Il nome sanscrito di questo chakra, SVADHISTHANA, che significa “dolcezza”, sottolinea proprio questo concetto.

Accogliere Eros significa avere la capacità di arrendersi, di saper fluire insieme alla natura biologica del corpo istintivo/emotivo. Recuperare il Secondo Chakra significa recuperare il nostro DIRITTO DI SENTIRE. E’ il recupero della forza di Eros così come scorre in tutti gli aspetti della vita. Il che non significa che questa energia culmini sempre in un atto sessuale; Eros è ben vivo in ogni aspetto della nostra esistenza: il profumo del cibo, i colori del tramonto, mangiare un gelato in un giorno caldo.

Il Secondo chakra si manifesta all’attenzione conscia a sei mesi circa e ha il suo culmine dai 12 ai 18 mesi. Man mano che il bambino impara ad andare a gattoni e a camminare, sviluppa la capacità di allontanarsi dalla madre e fa esperienza di brevi episodi di indipendenza. Poiché egli è ancora assai dipendente dalla madre questa esperienza e allo stesso tempo terrorizzante ed eccitante. Man mano che il bambino esplora, egli fa esperienza delle sue prime distinzioni come scelte binarie: buono/cattivo, piacere/dolore, vicinanza/distanza, se stesso/gli altri. A questo punto il bambino è tutto necessità, sensazione e desiderio. Necessità e desiderio determinano le motivazioni della locomozione. Poiché il linguaggio non si è ancora sviluppato, il mezzo primario di comunicazione è attraverso l’emozione, che si spera venga soddisfatta in modo accogliente e significativo. Questo stadio, quindi, è focalizzato sulla formazione di un’identità emotiva concentrata soprattutto sull’autogratificazione.

Se il Secondo chakra è carente c’è paura del cambiamento. Possiamo sembra emotivamente “piatti” oppure avere dei problemi a provare emozioni in generale; i confini vengono mantenuti molto saldi, si è convinti che se lasciamo fluire le emozioni precipiteremo in un abisso dove nulla ci può sostenere. Questo produce una sensazione di vuoto, un senso di piattezza nei confronti della vita, la sensazione di essere immobilizzati e un senso di isolamento. Possiamo avere la tendenza ad evitare il piacere, rimanendo in uno stato di contrazione perenne, e non avere sensualità nell’aspetto e nel comportamento. Forse disdegniamo il piacere considerandolo una distrazione oppure ne abbiamo paura o lo respingiamo per la vergogna. Possiamo conoscere poca passione e avere un eccessivo autocontrollo.

Se il secondo chakra è eccessivo si verifica l’opposto. Forse siamo troppo emotivi e oscilliamo costantemente avanti e indietro fra gli estremi, governati come siamo dalle emozioni, incapaci di lasciarle fluire. Oppure possiamo avere uno sfrenato appetito sessuale, un bisogno costante di provare stimoli di piacere. Il secondo chakra è collegato all’elemento acqua e un secondo chakra eccessivo ha un contenitore debole a causa dei confini fragili, perdendo e spargendo l’acqua prima che possa nutrire la crescitra all’interno. Un Secondo chakra in eccesso disperde troppo presto l’energia liberatoria, per cui questa non può arrivare ai chakras superiori. Contrariamente all’isolamento dello stato carente, la persona con un Secondo chakra in eccesso prova un intenso e continuo bisogno di contatto.

Recuperare il nostro diritto di sentire fa parte della cura del Secondo chakra; il primo passo per riappropriarsi di questo diritto è quello di rimuovere la colpa che blocca le nostre sensazioni. Impariamo a vederle come risposte naturali a situazioni che ci toccano. L’emozione bloccata è intrappolata nella struttura del corpo. Quando lavoro per liberare le emozioni sepolto, chiedo alla persona di esagerare ciò che vedo fare inconsciamente al suo corpo. Tutto questo porta alla coscienza i movimenti inconsci e le sensazioni a loro collegate. Mentre la persona mantiene la posizione esagerata, le chiedo che tipo di sensazione questa sollecita. Se una risposta non è chiara, le chiedo di verbalizzare quello che dice il suo corpo. Chi è contratto potrebbe dire: “Non toccarmi!”. Chi si agita potrebbe dire: “Non voglio stare qui!”. Questo procedimento dà corpo alle sensazioni e allo stesso tempo ne rende consapevole la coscienza.

Se mettiamo insieme tutte le qualità del Secondo Chakra, acqua, sesso, piacere, emozioni, movimento, cambiamento notiamo come tutte quante descrivano modi diversi di nutrirsi e alimentarsi. Perciò , prima di tutto ALIMENTATE VOI STESSI!!! Fate quello che vi fa stare ben. Siate buoni con voi stessi e imparate ad amarvi un po’ di più .

1° Chakra MULADHARA: le Radici …. la Terra

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Situato alla base della colonna vertebrale, il Primo Chakra è il fondamento di tutto il sistema dei chakra.

Questo livello rappresenta le nostre radici, le nostre fondamenta, il nostro corpo e la nostra sopravvivenza. A qusto punto, il nostro scopo è quello di costruire delle basi solide che sostengano tutto il nostro lavoro successivo, e di rafforzare tali basi con radici robuste e profonde, un corpo sano e forte, trovando stabilità nella nostra esistenza. Non sono compiti facili, e per molti il primo Chakra è il più arduo di tutti; inoltre un danno a questo chakra si riflette in ciascuno e in tutti i chakra superiori.

Il nome sanscrito del primo chakra è MULADHARA che letteralmente significa “radice”. Per crescere alta e rigogliosa, una pianta deve avere delle radici solide che affondino in profondità nel suolo fertile. Come le radici crescono verso il basso, l’esperienza del nostro Primo Chakra ci porta a muovere l’energia e l’attenzione verso il basso all’interno del nostro corpo, scendendo lungo la base della spina dorsale, scendendo lungo le gambe e i piedi, scendendo lungo l’intestino, scendendo nel  nostro passato, verso le nostre radici ancestrali.

Le nostre radici rappresentano il luogo da cui veniamo: la terra, l’utero, i nostri antenati, la famiglia e la nostra storia personale. Per creare delle fondamenta solide dobbiamo individuare le radici della nostra infanzia. Nel bene e nel male queste radici ci hanno nutrito e sostenuto nei nostri stadi formativi.

Il Chakra Muladhara corrisponde all’elemento “terra”, che è il terreno per le nostre radici. Gli elementi necessari per la sopravvivenza infatti provengono proprio dalla terra in varie forme: il cibo che mangiamo, le cose che tocchiamo e vediamo, l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo e i suoni che udiamo. Premiamo contro la terra per stare in piedi o muoverci e riposiamo sulla terra quando decidiamo di stare fermi.

Un Primo Chakra sano permette ad una persona di radicarsi in senso energetico. L’essere radicati ci offre una fonte di forza collegando il nostro corpo all’ambiente; fisicamente ciò avviene attraverso le gambe e i piedi il che significa che possiamo stare in piedi e procedere nella vita. Una volta che abbiamo messo radici, possiamo essere presenti, concentrati, dinamici; la nostra attenzione è nel “qui e ora”, la nostra esperienza è diretta, basata sui sensi.

Senza essere radicati alla terra siamo instabili, perdiamo il nostro centro, la nostra capacità di contenere. Stabilizzare in modo sano il proprio terreno è il lavoro essenziale del Primo Chakra e il fondamento di qualunque crescita successiva.

Lo sviluppo del Primo Chakra avviene durante il corso di tutta la vita di una persona, ma in particola modo durante il primo anno di vita. Durante questa fase della vita, la consapevolezza è centrata soprattutto sull’istinto di sopravvivenza. La fame, il calore,la comodità e la sensazione che la nostra vita sia ben accolta preparano l’ambiente per un Primo Chakra sano e soddisfatto.

Se nel corso dell’infanzia i bisogni del bambino vengono validamente soddisfatti, ciò crea in lui un senso di fiducia verso il mondo. Il bambino impara che un corpo ben  nutrito, amato e curato è un ambiente piacevole in cui vivere, lo stesso vale per il mondo circostante.

I traumi, l’abbandono, le violenze fisiche, le difficoltà, la fame danneggiano il Primo Chakra. Il nostro programma di sopravvivenza allora si fonda sulla sfiducia. Il dolore e i traumi ci insegnano a trascurare le necessità del nostro corpo, a ignorarle o sublimarle.

I blocchi nel Primo Chakra possono manifestarsi come eccesso o carenza. Un Primo Chakra carente non è abbastanza sviluppato per dare sostegno, contenimento o solidità adeguati alle necessità dell’individuo. Le manifestazioni della “deficienza” nel Primo Chakra sono numerose; le principali sono la tendenza a provare spesso paura e la reazione a possibili minacce contro la nostra sopravvivenza, che può andare avanti anche se non esiste un pericolo vero e proprio.

Dato che la solidità del Primo Chakra crea contenimento la sua carenza ci da dei confini scarsi, il che può esprimersi nella difficoltà a “dire di No!”, nel prolungare una gratificazione, nel risparmiare denaro o lavorare con la giusta autodisciplina per raggiungere un determinato obiettivo.

Inoltre il Primo Chakra ci dà la capacità a concentrarci su un compito specifico, perciò una deficienza si esprime come una tendenza a sentirsi storditi, confusi, o incapaci di svolgere un compito abbastanza a lungo dal completarlo.

Ed infine un Primo Chakra carente ci impedisce di sentirci pienamente nel nostro corpo, provocando la sensazione di aver perso i contatti con il mondo fisico.

Gli eccessi nel Primo Chakra si manifestano nella tendenza ad aggrapparsi alla sicurezza, l’accumulo di possedimenti e la paura di cambiare.

Un Primo Chakra in eccesso si sente pesante; possiede solidità ma con un senso massivo di pesantezza. E’ possibile che il corpo sia ampio e denso, con eccessi di peso; la massa stessa è solida e spessa, piuttosto che molle e flaccida. Se non vi è un problema di peso si troverà che i muscoli sono tesi, rigidi e induriti.

I suoi confini sono eccessivamente formati, piuttosto come pareti di mattoni, si lamenta spesso di essere bloccato.

Il lavoro per ri-equlibrare il Primo Chakra è lungo e complesso: innanzitutto è importante determinare la situazione del rapporto della persona con il suo corpo, con il suolo sotto i suoi piedi e l’ambiente che la circonda. E’ fondamentale mantenere la persona in contatto con le sensazioni fisiche, facendola concentrare su ciò che il suo corpo sta facendo. Questo viene ottenuto facendo continuo riferimento ai processi fisici che vengono sperimentati durante la seduta. “Quando hai paura cosa fa il tuo corpo? Che cosa accade alla tua pancia e al tuo respiro?” Una persona può imparare a trovare sollievo da emozioni dolorose, cambiando semplicemente la sua espressione fisica, senza dover per forza precipitare nel suo minestrone emotivo.

Anche un semplice suggerimento di radicamento può offrire una maggiore forza e calma come per esempio:” Che cosa succede quando metti la parte posteriore dei piedi sul pavimento e vi poggi sopra tutto il tuo peso?”, “Che cosa succede quando ti alzi”.

Un altro esercizio interessante è quello di far disegnare ai clienti il loro corpo su un grande foglio di carta con un assortimento di matite, pennarelli, pastelli o gessi. La consegna è quella di disegnare il modo in cui il corpo si “sente”, senza cercare di darne un’immagine realistica. La bellezza di questo esercizio è che mostra graficamente senza intellettualizzazione ciò che sta avvenendo da un punto di vista energetico; la cliente può guardare il suo disegno e vedere forme che normalmente rimangono inconsce.

Un’altra strategia è quella di dare voce a varie parti del corpo, permettendo alla mente di dialogare con queste parti e conoscerne l’esperienza. Dopo un piccolo rilassamento chiedo alla cliente di immaginare che ogni parte del suo corpo prenda voce e racconti come si sente, io riporterò il dialogo su un foglio di carta. Ad esempio: “ Io sono i miei piedi e mi sento come se il peso del mondo fosse su di me” …. “Sono la mia pancia e ho paura”  …. “Sono la mia testa e reggo le fila” …. Etc…. talvolta può capitare che una parte del corpo voglia raccontare un’intera storia, altre volte può non essere in grado di trovare il modo di farsi sentire o può sentirsi intorpidita. Quando tutto il corpo ha avuto la possibilità di parlare, rileggo tutto quello che ho scritto omettendo le parti del corpo: “Sento che il peso del mondo è su di me. Ho paura. Reggo le fila. Mi sento intorpidita”.In questo modo la cliente ha la possibilità di vedere come il suo corpo esprime l’esperienza della sua vita. Lo scopo è quello di sviluppare una relazione tra la comunicazione e la consapevolezza, una relazione che poi può condurre all’azione e al cambiamento.

I CHAKRAS

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Un concetto che spesso abbiamo sentito enunciare e che ci mostra l’uomo come specchio del cosmo è: “L’universo è dentro l’uomo”. Così come l’universo è impregnato di energia, così nel corpo dell’uomo, insieme ad organi, cellule, tessuti, convivono innumerevoli nuclei di energia dei quali i fondamentali sono sette, denominati CHAKRA.

Nella filosofia Yoga il corpo umano viene visto come il microcosmo, immagine e riflesso del macrocosmo. Il corpo identificato come asse dell’universo, è attraversato da tre canali di energia che si intrecciano fra loro lungo la colonna vertebrale. Lì sono posti i sette centri principali di energia vitale che hanno ognuno una data frequenza.

Il termine Chakra, tradotto alla lettera dal sanscrito, significa “ruota” o “disco” e si riferisce ad una sfera rotante di energia che emana dai più importanti gangli nervosi che si diramano dalla colonna vertebrale. Vi sono sette di queste ruote, poste l’una sull’altra in una colonna di energia che unisce la base della colonna vertebrale al sommo della testa.

I Chakra non sono entità fisiche in sé e per sé. Come le sensazioni o le idee, non possono essere considerati degli oggetti fisici e tuttavia hanno un forte impatto sul corpo, poiché costituiscono la realizzazione dell’energia spirituale sul piano fisico.

Come le emozioni possono influenzare il nostro respiro, il battito cardiaco e il metabolismo, così le attività dei vari Chakra influiscono sull’attività ghiandolare, sulla forma del corpo, sulle affezioni fisiche croniche, sul pensiero e sul comportamento. Facendo uso di tecniche quali lo Yoga, la respirazione, la bioenergetica, l’esercizio fisico, la meditazione e le visualizzazioni, possiamo di volta in volta influire sui nostri Chakra, sulla nostro ben-essere e sulla nostra vita.

In base alla loro collocazione nel corpo, i Chakra sono stati associati a vari stati di coscienza, ad elementi archetipici e a costrutti filosofici. Ad esempio i Chakra più bassi, che sono fisicamente più vicini alla terra, sono in rapporto con gli aspetti più pratici della nostra vita: sopravvivenza, movimento, azione. I Chakra superiori rappresentano aree mentali e funzionano su livello simbolico, attraverso le parole, le immagini e i concetti.

Ciascuno dei sette Chakra inoltre viene a rappresentare un’area importante della salute psichica umana ed è in relazione ad un determinato elemento archetipico:

PRIMO CHAKRA => MULADHARA => SOPRAVVIVENZA => TERRA

SECONDO CHAKRA =>SVADHISTANA => SESSUALITA’ => ACQUA

TERZO CHAKRA =>MANIPURA => FORZA => FUOCO

QUARTO CHAKRA =>ANAHATA => AMORE => ARIA

QUINTO CHAKRA =>VISHUDDHA => COMUNICAZIONE => SUONO

SESTO CHAKRA =>AJNA => LUCE => INTUIZIONE

SETTIMO CHAKRA =>SAHASRARA => COGNIZIONE => PENSIERO

Tutti insieme i Chakra formano una specie di scala che unisce le polarità del Cielo e della Terra, della mente e del corpo, dello spirito e della materia.

I Chakra possono essere energeticamente eccessivi o deficienti. Un Chakra deficiente può essere considerato un Chakra chiuso in cui scorre poca energia. Fisiologicamente, un Chakra è come un fascio di fibre nervose. Quando il fascio è percorso da un’energia insufficiente tende a crollare. Pensate a come si sente il vostro cuore quando vi sentite depressi: è come se il petto crollasse. Quando un Chakra è deficiente anche l’attività associata a quel Chakra è bloccata. Di norma esistono sintomi fisici che sono indicazioni di Chakra bloccati come l’ulcera, l’impotenza, il collo rigido (in rapporto rispettivamente ai Chakra tre,due e cinque).

Anche un Chakra eccessivo è bloccato, ma per un motivo diverso. Immaginate il paino del tavolo di casa vostra su cui avete posato di tutto: è troppo pieno per essere completamente funzionale. Un Chakra eccessivo non sa come liberarsi dell’energia. Quando l’energia interna non viene liberata, il problema legato a quel Chakra diventa una forza dominante costante nel sistema generale. Perciò, un terzo chakra eccessivo rende la persona prepotente, cioè qualcuno che ha sempre bisogno di dominare gli altri, un primo chakra eccessivo può portare al desiderio di accumulare possedimenti, cibo e denaro.

E’ anche possibile che un chakra sia eccessivo per qualche aspetto e deficiente per altri: una persona può desiderare di mettere da parte molte cose, ma essere anoressica. Entrambi questi stati sono una reazione a programmazioni passate, meccanismi che scattano per aiutare la persona ad affrontare le circostanze, o ancora traumi legati alla sopravvivenza.

Nella vita le difficoltà abbondano e per ciascuna di esse sviluppiamo una strategia che ci permette di affrontarla. Quando le difficoltà persistono, queste strategie diventano dei modelli cronici, ancorati nel corpo e nella psiche come strutture difensive. Infine queste difese creano dei modelli fissi nella nostra muscolatura, che impediscono il libero scorrere dell’energia, anche una volta che siano cessate le minacce reali. Questa tensione cronicizzata è nota come “armatura caratteriale”, essa influenza la nostra postura, il respiro, il metabolismo e i nostri stati emozionali.

Per sbloccare un Chakra quindi è necessario agire su diversi livelli:

  • Comprendere le dinamiche di quel particolare chakra
  • Esaminare la storia personale in relazione agli aspetti di quel chakra
  • Impiegare esercizi e tecniche
  • Bilanciare gli eccessi e le carenze

Possiamo ancora dire che i Chakra rappresentano i sette diritti fondamentali, diritti che dovrebbero essere nostri fin dalla nascita. Sfortunatamente questi diritti vengono spesso infranti dalle circostanze in cui ci veniamo a trovare nel corso della vita. Quando impariamo ad accettare questa violazione il Chakra può compensare in modo esagerato e diventare eccessivo, oppure bloccarsi diventano deficiente.

I sette diritti fondamentali sono:

PRIMO CHAKRA: il diritto di Esistere

SECONDO CHAKRA: il diritto di Sentire

TERZO CHAKRA: il diritto di Agire

QUARTO CHAKRA: il diritto di Amare e di Essere amati

QUINTO CHAKRA : il diritto di Dire e di Farsi dire la Verità

SESTO CHAKRA: il diritto di Vedere

SETTIMO CHAKRA: il diritto di Conoscere.

Ogni Chakra è rappresentato graficamente da un Mandala simboleggiato da un fiore di loto fatto di molti petali, il cui numero varia a seconda del Chakra.

Nei post successivi andremo ad esaminarli uno per uno ……