Archivio mensile:giugno 2010

La Geometria come strumento di esplorazione nel “qui e ora”…..

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Prendendo spunto da una domanda fattami durante una lezione sul Mandala, vorrei postare un esercizio propedeutico alla esecuzione del proprio Mandala personale che si può rivelare estremamente utile anche per sperimentare come il disegno e il contatto con alcune figure geometriche possa connettersi con il nostro sentire nel qui e ora.

E’ un lavoro che utilizzo nelle mie sedute per far provare al cliente che ho davanti le diverse sensazioni/emozioni che possono scaturire focalizzando l’attenzione sullo spazio, il corpo e il movimento.

Sedetevi, tenendo a portata di mano un foglio da disegno e dei pastelli colorati.

Chiudi gli occhi e inizia a respirare… sentendo l’aria che entra percorre il tuo corpo e poi esce….. osserva il tuo respiro e senti che ad ogni respiro diventi più rilassata… a questo punto lascia che i tuoi pensieri scivolino via come l’acqua, quando piove, dai tetti delle case e rimani in uno stato di piacevole distensione mentale e fisica….

Ora continua a respirare secondo il tuo ritmo e prova a visualizzare un cerchio in espansione dal centro del tuo petto…. Esso cresce ad ogni tuo respiro fino a che ti senti perfettamente contenuta al suo interno….. mentre continui a respirare osserva le tue sensazioni, cercando di percepire come è la natura di questo spazio che ti contorna….. E’ presente qualche colore?…. è uno spazio denso, oppure è sottile?…. è confortevole? … che cosa ti ricorda?…. È fermo, oppure senti qualche rotazione, o qualsiasi altro movimento? ….. se hai la sensazione che lo spazio circolare sia in movimento, assecondalo per vedere dove ti porta……..

Quando senti di aver esplorato il cerchio a sufficienza, passiamo al quadrato…. continuando a respirare immagina un quadrato, il cui lato inferiore poggia a terra coincidendo con i tuoi piedi, mentre quello superiore coincide con la linea orizzontale delle tue spalle…. solo il collo e la testa non sono contenuti in questo quadrato …. Quali sensazioni ti evoca questa forma geometrica?… cosa senti assumendola in te stessa? … che colore vi associ? ….. resta un po’ con questa figura ….


Quando pensi che sia sufficiente esci dal quadrato come se ti togliessi un abito e rivolgi la tua attenzione al triangolo discendente….. non ti dimenticare di continuare a respirare…. Immagina che esso nasca con la base dal tuo 2° chakra …. poi lascialo cadere verso il basso…. fino ad estendersi nella terra sotto i tuoi piedi… che sensazione provi nel fluire in basso? …. Sei pronta a mollare la presa, scorrendo come un fresco torrente che corre giù dalle montagne, senza sapere la propria destinazione?…. ascoltati….. e respira……


Ora quando sei pronta visualizza il triangolo ascendente con l’apice verso l’alto che scaturisce dal tuo plesso solare e si proietta nello spazio superiore fino alla tua fronte… lascia che la tua consapevolezza fluisca liberamente verso l’alto, osservando le sensazioni che a ciò si accompagnano… com’è questo triangolo? …. Quali sono i suoi colori? ….

La seconda parte dell’esercizio consiste nel disegnare le forme geometriche visualizzate su un foglio, in modo istintivo  e nell’ordine che preferisci.

Esse possono intersecarsi oppure rimanere autonome; semplicemente componile su un foglio nel modo che ritieni più appropriato.

Dopo la definizione grafica delle forme, usa liberamente i colori, tingendo le geometrie e le varie intersezioni; se lo desideri puoi anche colorare lo sfondo.

Quando hai concluso il lavoro, fai qualche respiro profondo mettilo davanti a te e su un altro foglio scrivi liberamente tutto quello che hai vissuto durante l’esercizio e quello che viene “in figura” osservando il tuo lavoro…..

Ti va di provare??? …poi, se vuoi, puoi scrivermi o lasciare un commento su come è stato per te fare questo esercizio….

Post tratto dal mio blog http://ri-trovarsi.myblog.it

Significato e funzione dei diagrammi simbolici.

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Mandala

I diagrammi simbolici sono composizioni geometriche, figurazioni grafiche proiettate sul piano. All’interno di una cornice quadrata linee e figure geometriche semplici si sovrappongono e si intersecano, generando vari punti di intersezione. Un punto al centro regola l’intera composizione.

Per indicare i diagrammi simbolici la letteratura sull’argomento usa due termini che non sono sinonimi, ma complementari: Mandala e Yantra. La loro diversità dipende dalle svariate tradizioni culturali nell’ambito della liturgia religiosa e ritualità indù, soprattutto tantrica. In ambito tibetano le celebri rappresentazioni allegoriche della cosmologia buddhista sono chiamate preferibilmente “mandala”. Mentre sono chiamati “yantra” i diagrammi creati per il rito o per la meditazione.

Yantra dalla radice sanscrita “yam” nel significato di “tenere” o “sostenere” l’energia insita in un qualsiasi elemento di natura fisica o psichica. Più propriamente Yantra ha un significato specifico di “strumento”, “congegno” e anche “meccanismo”, infatti esso è usato per indicare azioni o opere nei vari campi dell’attività umana, come l’astronomia, l’alchimia, la medicina. In seguito il significato di Yantra si è esteso nell’ambito di pratiche e attività religiose ed ha assunto una particolare connotazione teologica e dottrinale.

Yantra

Lo Yantra si suddivide in due tipologie: l’una è lo yantra strutturale di una immagine della divinità relativo al culto, in genere composto con immagini figurative antropomorfe al suo interno; l’altra è uno yantra puramente lineare, privo di rappresentazioni figurative, in prevalenza usato nella meditazione rituale.

Per quanto riguarda il Mandala e la sua struttura ne ho parlato diffusamente nei post precedenti.

In senso più generale i due tipi di yantra e anche il mandala, non sono poi tanto diversi tra loro, perché comuni sono le suddivisioni lineari e concentriche e comune è l’importanza dala alla simmetria speculare. Il cerchio, il quadrato, il triangolo, il fiore di loto, figure geometriche semplici si trovano variamente in tutti e tre i tipi di diagrammi. Racchiuse all’interno del quadrato perimetrale, interrotto ai lati dalle porte lungo le linee delle direzioni spaziali, sovrapposte e intersecanti, le figure geometriche interne al diagramma creano un disegno complesso e convergente che focalizza l’attenzione di colui che medita per immergerlo al suo interno.

Nella prassi religiosa indù il mandala e lo yantra funzionano come strumento mnemonico sia per l’officiante come per il devoto nei rituali del tempio ma anche in quelli domestici e familiari.

Il “tempio è un mandala” come inversamente il “mandala è un tempio”; lo spazio occupato dal Mandala è uno spazio sacro, non diversamente da quanto accade per il tempio. Il mandala “incorpora” il rito e il meditante lo “interiorizza”.

I diagrammi sono il rispecchiamento simbolico di ogni forma rituale, dalle immagini sacre all’architettura del tempio e della ritualità che vi si celebra. Non ha lacuna importanza la differenza di dimensioni tra il tempio e il mandala; ambedue comportano sul piano metafisico, il medesimo percorso iniziatico e la stessa finalità.

Vi sono nei diagrammi simbolici aspetti fondamentali, che si integrano vicendevolmente: le divinità che presiedono il mandala, sono per il meditante simboli che rappresentano le energie cosmiche divine, ma possono essere contemporaneamente simboli delle sue stesse forze interiori, consce o inconsce, o delle proprie condizioni psichiche. Metaforicamente il mandala diventa uno specchio che riflette e amplifica l’immagine psichica del meditante, diventando così l’oggetto specifico della meditazione.

Lo scopo fondamentale del Mandala, oltre al culto e l’identificazione con le potenze divine o la coscienza del rapporto tra “l’Io” e il “Mondo”, è quello di giungere all’autocontrollo della sfera mentale e psichica. Si tratta di attraversare la selva di segni e simboli psichici che la meditazione totale fa emergere; significa procedere in un viaggio interiore; i cui maggiori ostacoli sono le latenze dell’inconscio, spesso devianti e alienanti, o le forze negative che impediscono di realizzare la propria integrazione e centralizzazione.

Nello svolgimento della meditazione il mandala diventa così un grande strumento che, se ben vissuto, offre la possibilità del superamento dei vari blocchi psichici che emergono nel processo ed è un sostegno, per così dire tecnico, di conoscenza e di trasformazione nel tragitto di chi medita. Il suo funzionamento, tuttavia, dipende da molti fattori, quali le condizioni psico-fisiche del praticante (non a caso la prima fase è quella della purificazione), le cognizioni tecniche della meditazione, la conoscenza della simbologia del mandala. Se molto dipende dalla funzione di guida spirituale del mandala, ancora di più dipende dall’insegnamento di un maestro. Nel pensiero mistico indiano il vero guru è la divinità “del cuore”, la stessa che il devoto ha posto sul “trono del loto” al centro del suo mandala. La divinità opera come guida interiore e lo condurrà verso l’autorealizzazione.

Il meditante nel suo viaggio spirituale, si muove attraverso i piani simbolici sintetizzati dai circuiti geometrici e dalle varie soglie di passaggio. Egli sa per intuito che sia che venga guidato direttamente verso la cima, sia che faccia una breve pausa, sia che inciampi lungo il cammino o che perda interesse, sa intuitivamente che tutti i suoi movimenti lo porteranno inevitabilmente al punto di origine il “bindu”, l’inizio e il termine di tutta l’esistenza.

Arrivato al vertice, il meditante interiorizza l’intero mandala e centralizza “un punto immaginario del proprio corpo sottile”.

Dice il Buddha: “quando fissi il tuo cuore in un punto nulla è impossibile per te” …..

Mandala-Spirale

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La spirale comune a tutti i popoli è un simbolo archetipo riscontrabile nel mondo vegetale (ad esempio la vite rampicante), in quello animale (gli avvolgimenti della conchiglia) e in quello umano (le impronte digitali).

L’universo si muove a spirali. Se soffiamo nel fumo, lo vedremo allontanarsi da noi con un movimento a spirale. Se agitiamo dell’acqua, creiamo un mulinello. Le stesse forze che influiscono sull’aria e sull’acqua danno origine alla forza gravitazionale che crea gli atomi, i sistemi solari e le galassie. La spirale è la forma assunta dal movimento dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo. Indica un moto circolare che si avvicina e si allontana da un punto centrale. Essa rende manifesto il movimento circolare che esce dal punto di origine; essa mantiene e prolunga all’infinito questo movimento; è il tipo di linea senza fine che collega incessantemente le due estremità del divenire … la spirale è ed esprime emanazione, estensione, sviluppo, continuità ciclica in progresso.

Sembra che gli essere umani siano spinti a muoversi attorno e verso un centro che è il Centro e la dimora di Dio. Le circumambulazioni rituali sono praticate dai devoti di molte religioni nel processo di avvicinamento ad un luogo sacro. In Giappone, i pellegrini procedono in salita attorno al sacro monte Fuji. I mussulmani girano attorno al santo dei santi alla Mecca. Più o meno allo stesso modo i cristiani intonavano inni percorrendo i labirinti a spirale sul pavimento delle cattedrali gotiche.

L’impulso a girare attorno a ciò che è sacro appartiene anche alle dinamiche interiori della psiche. Jung ha osservato che la crescita psichica descrive un percorso a spirale: “non ci si può sottrarre all’impressione che il processo inconscio sia mosso a spirale intorno ad un centro, avvicinandosi lentamente a questo, mentre le caratteristiche del centro si facevano sempre più distinte”. Jung sta parlando del processo di individuazione in cui l’Io assume il posto che gli compete di entità che ruota attorno al Sé, il centro della personalità.

Il disegno sinuoso della spirale allude anche alla forma del serpente. Sempre Jung collega la spirale al simbolo tantrico dell’energia vitale. L’India raffigura questa energia come il serpente Kundalini, avvolto in tre spire e mezzo attorno ad un punto alla base della spina dorsale. Il risveglio di questo serpente immaginario libera l’energia sottile del corpo, dando inizio a quel processo che culmina nell’unione della pura energia cosmica (Sakti) con la pura coscienza (Shiva). La spirale è quindi il simbolo della rivivificazione della vita attraverso il contatto con le energie creative e risananti degli strati profondi della psiche.

Le spirali nei vostri Mandala possono quindi essere l’indizio di un risveglio di energia.

Come il labirinto anche le spirali possono essere destrorso o sinistrorse. Le spirali tracciate in senso orario possono indicare che qualcosa sta emergendo alla coscienza, che sta iniziando un percorso di apertura verso l’esterno; le spirali tracciate in senso antiorario suggeriscono al contrario una involuzione, un ritiro verso la parte più intima di sé, un calo di energia

Mandala-Labirinto

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“ Nel labirinto non ci si perde.

Nel labirinto ci si trova.

Nel labirinto non si incontra il Minotauro.

Nel labirinto si incontra se stessi …”

H.Kern

Il labirinto è un simbolo universale apparso in varie culture, in epoche diverse e in più luoghi: Perù, Egitto, India, Grecia etc.

I primi esemplari risalgono a 3500 anni fa e avevano valore mitologico, erano realizzati su roccia, su tessuto o con sassi sul terreno. In seguito furono costruiti labirinti a mosaico policromo e inseriti nei luoghi di culto o ripresentati nei parchi e nei giardini.

Originariamente gli aspetti del mondo umano, materiale e spirituale, era spiegati attraverso i miti espressi in termini archetipici: eroe, dea, messaggeri, ombre, demoni, angeli … Il mito più famoso che narra del labirinto è quello di Teseo, eroe ateniese, uccisore del Minotauro, creatura con il corpo di uomo e la testa di toro, imprigionato nel labirinto di Minosse a Creta e al quale il re cretese sacrificava i giovani ateniesi.

La natura realizzativa del labirinto ha permesso il suo perpetuarsi attraverso le ere. Più il labirinto è semplice, più il suo disegno sembra inestricabile, ma quando se ne comprende il dipanarsi, allora si può riprodurre lo schema fedelmente all’infinito.

Queste costruzioni appaiono formate da innumerevoli circonvoluzioni che hanno lo scopo di ingannare chi li percorre. Sono composti da un’entrata, da sentieri tortuosi delineati da pareti e da un centro.

Percorrere un labirinto, tanto con gli occhi che con il dito se è disegnato in un Mandala, o percorrerlo a piedi se tracciato nel terreno, costituisce un esercizio stimolante sia per il corpo che per lo spirito.

Possiamo infatti considerare la vita stessa come un labirinto di cui l’uomo deve possedere una mappa per raggiungere il suo centro.

Il labirinto conduce all’interno di se stessi, verso una sorta di santuario interiore e nascosto, nel quale si trova la parte più misteriosa della persona umana. Questo “tesoro” non può essere raggiunto dalla coscienza altro che in seguito a lunghi giri, dove l’uomo deve esercitare sia le sue capacità analitiche, sia la sua creatività, fino all’intuizione finale dove tutti si semplifica come per una illuminazione. E’ in questo luogo segreto che si trova l’unità perduta dell’essere che si era dispersa.

L’arrivo al centro del labirinto, come al termine di una iniziazione, introduce in una dimora invisibile che gli artisti hanno sempre lasciato nel mistero, o meglio che ciascuno poteva immaginare secondo il proprio intuito.

Il labirinto diventa così un luogo di scoperta e di crescita. Invita al viaggio per trovare un centro. Penetrarlo, accedervi, significa accettare di perdersi per cercare di scoprirsi. Si tratta di un cammino iniziatico, di un viaggio simbolico in se, attraverso se e per se. Esso si fonda sul concetto che l’uomo possiede dentro di sé il vero bene e il bello, che li ha dimenticati, ma che può ri-trovarli.

Il labirinto sarebbe una combinazione dei due motivi della “spirale” e della “treccia” ed esprimerebbe la volontà di rappresentare l’infinito sotto i due aspetti che esso riveste per l’immaginazione dell’uomo; cioè l’infinito perpetuamente in divenire della spirale e l’infinito dell’eterno ritorno raffigurato dalla treccia. Più il viaggio è difficile, più gli ostacoli sono numerosi e ardui, più l’adepto si trasforma e nel corso di questa iniziazione itinerante acquista un nuovo sé.

La figura base per la costruzione di un labirinto è la croce. Per poter creare graficamente un labirinto classico, occorre disegnare una croce come nella figura sottostante e quattro punti al centro di ognuno dei quattro angoli.

Vi sono due tipi di labirinti: uno sinistrorso che si svolge da destra a sinistra

Labirinto sinistrorso

E l’altro destrorso con andamento da sinistra a destra.

Labirinto destrorso

I labirinti possono avere da tre a quindici circonvoluzioni.

Per creare il Mandala da percorrere inserite il labirinto in un quadrato inscritto nel cerchio, come nelle figure qui sotto. Il mandala con il labirinto sinistrorso serve per preparare la mente a risolvere quesiti ove occorrano ragionamento e logica.

Quello con il labirinto destrorso è utile da percorrere per fornire un aiuto alla mente per situazioni che richiedono una buona dose di intuitività e creatività.

Il Mandala va disegnato a mano, colorato e percorso per qualche minuto con l’indice seguendo accuratamente il tracciato.

Un’idea di Mandala … alcuni pensieri sulla possibilità di “creare” un Mandala

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“In tutti i mistici indù, per quanto chiare siano le loro parole e semplici le loro parabole, esiste al centro del loro magistero qualcosa che trascende la parola, dicono: ‘Fatelo voi stessi e state a vedere…’” (R. Lannoy)

Quasi sempre i Mandala intravisti nelle varie pubblicazioni o anche nella realtà, ci appaiono come splendide opere di rara perfezione, ma anche di estrema complessità.

Le figure sono ben definite, la distribuzione degli spazi accuratissima, il gioco cromatico inimitabile. Appare giustamente come un’arte che ha alle spalle secoli di esperienza e di innumerevoli generazioni di adepti-pittori, altamente addestrati e fortemente motivati.

Mi riferisco ai Mandala buddisti tibetani, dove spesso viene rappresentata una moltitudine di esseri e di potenze magiche, o ai più astratti Yantra tantrici di piccole dimensioni dedicati alle varie divinità. Se poi consideriamo i contenuti e le ragioni culturali e religiose che hanno motivato la creazione di queste opere, allora dobbiamo pensare che il desiderio di riuscire, anche noi, a creare Mandala, nel modo più semplice, si scontra con difficoltà che sembrano invalicabili.

Se il problema riguarda difficoltà tecniche ed espressive, la risposta è che si può sempre optare per una scelta di modelli già fatti , si trovano in commercio molte pubblicazioni ( ad esempio: Johannes Rosengarten e Markus Rimmel “Mandala con la musica, colorare, ascoltare e rilassarsi” Ed.Sonda con un CD incluso), solo da colorare oppure copiare le forme più semplici.

Se il problema, invece, riguarda la contestualità precisa del tema e della materia, verrebbe in qualche modo precluso ogni avvicinamento per coloro che non appartengono alla cultura buddista e tantrica.

Il Mandala è universale e anche se non aderiamo totalmente all’idea Junghiana che esso sia un archetipo inciso nel profondo del Sé, possiamo tuttavia assumere il “magico diagramma” come una chiave di lettura per tentare di leggere ogni forma o linea di tipo circolare con il suo centro e la struttura simmetrica delle parti, di oggetti e di ambienti sparsi in tutto il mondo.

Dipende da noi affrontare il tema specifico del “fare” il Mandala che sia alla portata delle nostre capacità.

In questa prospettiva l’idea di Mandala, della sua costruzione, anche per chi non appartenga a quel contesto culturale, o sia privo di qualsiasi conoscenza specifica, ma resti soltanto affascinato dagli esempi che provengono da quel mondo lontano, diventa realizzabile. Bisogna pensare che creare un Mandala in queste condizioni non sia poi così sterile e banale, non si tratta di elaborare soltanto un disegno, bensì di permettere alla nostra espressività di esprimersi in maniera del tutto libera e priva da condizionamenti.

Il risultato non sarà subito evidente e forse all’inizio non molto gratificante. Ricordiamo che il Mandala è per sua natura effimero, uno strumento che ha valore d’uso per lo scopo per cui è fatto. E una volta terminato il suo compito, il Mandala cessa “ di esistere”…..

Nel suo risultato minimale la creazione del Mandala oltre alla sua struttura di base, permette di visualizzare il suo “punto” (bindu), centro propulsivo di tutto il diagramma. In questo modo si potrà apprendere il modo di percepire il dentro/fuori, l’interno/esterno, molteplice/uno, individuando infine il tracciato migliore per ciascuno. La frequenza nell’esercizio del disegno svilupperà la capacità di “interiorizzare” mentalmente il diagramma, al fine di disegnarlo spontaneamente e con naturalezza in una forma fluida e spontanea di “scrittura automatica”.

Nella distribuzione spaziale del proprio Mandala saranno, in seguito, inseriti segni e simboli o immagini che sono espressioni della nostra personale immaginazione. Lo schema mandalico, diventerà così, la giusta cornice per i nostri pensieri-immagine o per i nostri ricordi portandoli ad un grado di maggiore visibilità e consapevolezza.

Insomma un mandala intimo e segreto, senza ritualità e fini culturali, destinato, forse, a disciplinare la nostra mente, a scandagliare la psiche, ad affinare le nostre capacità riflessive, a potenziare la capacità di approfondimento della nostra coscienza.

Disegnare il Mandala saltuariamente o solo quando se ne sente il bisogno, significa dare a se stessi l’opportunità di “fare il punto”, di verificare la nostra posizione, nella metafora della vita come navigazione a mare aperto, con l’ausilio, però, di un sestante e di una bussola per accertarsi del “punto” di posizione e definire l’orientamento, in modo da procedere nella giusta direzione tenendo la rotta nel mare sconfinato della mente e dell’anima umana.

I colori dell’alchimia nel Mandala

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L’alchimia è una serie di formule e operazioni per creare sostanze preziose da una materia vile. In un vaso perfettamente sigillato si svolgevano le fasi della combustione, della dissoluzione e del disseccamento.

Jung pensò che questi procedimenti fossero proiezioni psicologiche del processo di crescita interiore che egli chiamò individuazione.

Quindi l’opera alchemica può essere letta come una metafora del cammino della psiche verso la totalità.

Se consideriamo l’alchimia una metafora della crescita psicologica quattro sono le operazioni particolarmente significative: la combustione (calcinatio), la dissoluzione (solutio), il disseccamento (coagulatio) e l’evaporazione (sublimatio.

Ogni stadio conduce la materia prima dalla sua condizione iniziale, attraverso un’operazione governata dai quattro elementi: fuoco, acqua, terra, e aria. Ogni operazione simboleggia una trasformazione psicologica. Ad ogni operazione è associato un colore. Confrontando i colori che appaiono nei vostri mandala con quelli del processo alchemico, potrete trarre delle indicazioni sulle energie che plasmano l’esperienza che state vivendo.

La materia prima da cui tutto ha inizio è di colore scuro e indefinito. Il primo passo dell’opera alchemica consiste nel sigillarla ermeticamente in un vaso; questo è il primo passo verso la trasformazione. Questo stadio è chiamato nigredo. In termini di crescita personale significa mettersi di fronte al proprio lato buio, un passo sgradevole me necessario per poter integrare la propria ombra.

Di fronte ad un Mandala con toni particolarmente scuri potete chiedervi se l’oscurità del vostro mandala può suggerire la necessità di lavorare a questo stadio dell’individuazione: il momento di caos, di disorientamento in cui l’Io si sente ferito, l’autostima e la fiducia in se stessi bassa e la luce lontana …..

La combustione è il passo successivo nel processo alchemico. Richiede di bruciare il materiale ad alte temperature per renderlo incandescente. Prima di diventare rosso incandescente la materia prima che è nera assume toni rosso scuro. La presenza di questo colore nel mandala può indicare che è in atto una trasformazione psichica attraverso una cottura psicologica che vuol dire rimanere nell’emozione, stare dentro.

Quando il fuoco si spegne lascia una cenere bianca che racchiude l’essenza del materiale bruciato. Il bianco nel Mandala può indicare proprio questo momento di passaggio: l’Io sopravissuto alla notte oscura e alla tempesta di emozioni si affaccia a un modo nuovo, sconosciuto e mai provato in precedenza di essere nel mondo.

A questo punto, gli alchimisti dicono di mescolare la cenere all’acqua. E’ il momento della dissoluzione ; ciò che prima era duro e infrangibile, è ora ridotto in polvere e può facilmente essere mescolato con l’acqua. Questo passaggio metaforicamente suggerisce una temporanea regressione che può servire a riordinare i contenuti della coscienza. Se nei vostri Mandala predomina l’azzurro, il colore dell’acqua, forse è in atto proprio il processo della solutio.

Per ottenere una nuova sostanza, da questa dissoluzione gli alchimisti usavano il processo chiamato disseccamento. A volte veniva usato lo zolfo. Lo zolfo è giallo e infiammabile, qualità che condivide con il sole che rappresenta nella simbologia psicologica la coscienza.

Il giallo nei vostri Mandala può indicare che il dinamismo della coscienza, la volontà è in movimento. Ciò che era vago e confuso può diventare chiaro, acquistare significato e forza.

L’evaporazione è l’operazione che trasforma la materia solida in sostanza gassosa. E’ il momento del movimento dinamico degli opposti. Prendendo consapevolezza delle proprie contraddizioni, può cominciare ad assumere forma un senso di centralità.

A questo punto nei vostri Mandala possono comparire coppie di colori complementari, opposti nel cerchio cromatico rosso/verde, blu/arancione, giallo/viola. Questo può indicare l’emersione degli opposti e la volontà di cambiamento nella risoluzione delle molteplici sfaccettature della vostra personalità.

Arriviamo così al coronamento dell’opera alchemica: le nozze mistiche degli opposti, la coniuncto. Queste nozze sono possibili solo se, in precedenza, gli opposti sono stati differenziati (spirito/materia, conscio/inconscio, luce/ombra). Li opposti vengono riuniti  in un’unità in cui, paradossalmente, ognuno continua ad essere ciò che è, ma divenuto parte di una più ampia totalità.

I colori associati alle nozze mistiche degli opposti sono i rossi i gialli aranciati il rosa dato dall’unione tra bianco e rosso (che nell’alchimia sta ad indicare rispettivamente il femminile e d il maschile), Quando questi colori compaiono nei vostri mandala, state forse raccogliendo il premio di uno stato vicino alla totalità, conquistato duramente attraverso i precedenti stadi di crescita personale. E’ uno stato di grazia. Non dura a lungo, ma possiamo ricordarlo, conservandolo come un seme gettato nella materia prima, e da cui potremo ripartire iniziando il ciclo una volta di più.