Archivio mensile:aprile 2010

Il Mandala: un cammino “attualizzante” [1]

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Ri-Nascita pennarelli e gessi su cartoncino Bristol (gabriella costa )

Il Mandala rappresenta un cerchio che racchiude in sé un percorso che porta al centro; esso rappresenta il cammino che l’uomo, ad un certo punto della sua vita, può scegliere di percorrere, attraverso una strada fatta di simboli, di colori, di immagini archetipe che conducono verso la vera essenza della persona e la coscienza di sé.

Tale ricerca è aperta a tutti coloro che hanno fiducia nella propria “tendenza attualizzante” in base al quale ogni individuo ha in sé la capacità di realizzare le proprie potenzialità e di autocurarsi.

Il Mandala, come un uovo fecondato, ha in sé tutto il programma di una nuova vita che si sta sviluppando. Quindi possiamo dire che il simbolo rappresenta un progetto che è ancora in una fase embrionale e che deve ancora svilupparsi.

La vita ha inizio con la nascita … cresce, la primavera, i colori pastello .

Poi la giovinezza, l’estate, il colore rosso e l’arancio, la forza e il vigore.

Man mano arriva l’autunno, i colori diventano più freddi, appare il blu, il marrone.

Infine l’inverno, con i suoi colori cupi, il marrone, il grigio, il nero.

Il cammino sembra giunto alla fine.

Ma come nell’universo i buchi neri all’interno hanno un passaggio, al di là del quale finisce la materia e ha inizio un mondo parallelo fatto di antimateria, così nel Mandala si arriva all’essenza, al centro, dove il viaggio della vita sembra finire e proprio lì si intravede un varco …. Al di là del bindu (punto centrale) un nuovo orizzonte e tutto ricomincia …

Il Mandala concilia in sé il razionale con l’irrazionale, la materia con lo spirito. Così va avanti lì esperienza della vita, la materia, l’uomo, le emozioni, i vissuti, gli amori, le passioni, le stagioni, le giornate. Tutto fa parte di un ciclo, di un ritmo universale di nascita, crescita e morte e poi tutto si ripete ad un gradino più alto di evoluzione.

Dipingere Mandala porta a fare esperienza di sé delle proprie parti sconosciute e irrazionali, sottili e spirituali che attraverso i simboli parlano alla coscienza di quel mondo che giace sconosciuto ed inespresso dentro di noi.

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[1] Carl Rogers chiamò “tendenza attualizzante”  quella spinta allo sviluppo insita in ogni essere vivente che porta alla differenziazione, all’integrazione, all’espansione, all’arricchimento di tutto ciò che è presente potenzialmente nell’organismo, e che permette all’individuo di sviluppare il suo naturale potenziale di autorealizzazione, diventando una persona sempre più pienamente funzionante.

Il Mandala e la “psicologia del profondo”

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“ … Il Mandala è un archetipo molto importante. E’ l’archetipo dell’ordine interiore ed esprime il fatto che esiste un centro ed una periferia, che cerca di abbracciare il tutto. E’ il simbolo della totalità. Perciò, durante una terapia, quando nella psiche del paziente c’è grande disordine e caos, questo simbolo può apparire sotto forma di Mandala i sogno, o nelle fantasie o nei disegni liberi. Il Mandala compare spontaneamente come archetipo compensatorio, portando ordine, mostrando la possibilità dell’ordine…. “ Carl Gustav Jung

E’ stato riscontrato che il motivo del Mandala ricorre con più frequenza nelle società umane laddove è necessario ristabilire un senso di centralità e di globalità della vita. La simbologia sacra dava all’uomo antico la possibilità di sentirsi parte di un cosmo “sacralizzato” in cui tutte le forme dell’esistente erano collegate e interdipendenti. Condizione che manca all’uomo moderno, il quale ha perso il senso della globalità, vive in un mondo frammentario e desacralizzato avendo perso il concetto dell’unità originaria della natura.

Jung ritenne che i Mandala fossero la proiezione di una forma analoga alla struttura della psiche profonda, che fossero quindi degli “archetipi” (vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Archetipo) . Gli archetipi, per Jung,  sono la memoria dell’umanità che permane nell’inconscio collettivo ( vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Inconscio_collettivo), comune a tutti i popoli, senza distinzione di tempi e luoghi, un’immagine del mondo che si trasmette per eredità genetica. Non sappiamo se la celebre teoria junghiana sugli archetipi fosse precedente nel tempo, tuttavia la sua riflessione partiva da questo punto. Jung definì i Mandala con il termine di “psicocosmogrammi”.

Il Mandala nel suo schema grafico riflette i vari livelli di consapevolezza dell’individuo, per cui Jung riteneva che esso fosse una forma mentale naturale, i modi con cui viene espresso, creano uno svolgimento simbolico-rituale, che conduce sulla via dell’auto-integrazione.

Con il Mandala, anche se soltanto di tipo mentale o “interiorizzato”, la mente assume la giusta prospettiva per prevenire la sua espansione in ogni direzione, e conseguire l’auto-orientamento. L’immagine ha lo scopo di tracciare un magico solco intorno al centro, un recinto sacro della personalità più intima, un cerchio protettivo che evita la “dispersione” e tiene lontane le preoccupazioni provocate dall’esterno.

La sua dinamica asseconda il modo di “rifare il punto”, ripetendo l’operazione finchè necessario, fino a raggiungere il “centro” spazio-temporale della psiche profonda.

La funzione del diagramma è duplice: consolidare l’ordine psichico se già esiste, ristabilirlo nel caso fosse dissestato o persino scomparso. Inoltre un Mandala persegue anche la finalità creativa di dare espressione e forma a qualcosa che ancora non esiste, a qualcosa di nuovo e di unico.

Molto dipende dalla forma del Mandala, dalla sua simmetria e geometria, dal simbolismo delle figure incluse, tese a creare un sentimento di equilibrio e di ordine oppure rappresentare quello che potrebbe emergere nel prossimo futuro, indicando la direzione da seguire per sviluppare le potenzialità, per com-prendere i problemi e trovare le soluzioni più efficaci.

Nei disegni e dipinti onirici dei suoi pazienti, Jung ha rilevato (senza che questi avessero qualche cognizione sulla materia) simboli e diagrammi equivalenti ai Mandala, tutti impostati sul motivo del centro. Queste forme spontanee erano secondo Jung il frutto del processo di individuazione, che altro non è il bisogno di ogni individuo di affermare la propria unicità e soggettività in opposizione al “collettivo”. Tale processo si attua nell’uomo autonomamente nell’inconscio e può avere un suo sviluppo armonico soltanto se l’individuo ne è consapevole e istituisce una relazione cosciente e cooperante.

Sul concetto di Mandala come espressione simbolica dell’inconscio che si rende palese nei sogni, Jung sostiene che quasi tutti i mandala onirici appaiono in connessione con stati psichici di disorientamento, paura e conflittualità. In questi casi il Mandala appare come un mezzo terapeutico che ha il compito di intervenire per ridurre lo stato dissociativo e confusionale e di riportare una certa forma di ordine. In pratica il Mandala esprime simbolicamente il conflitto degli opposti e la loro riconciliazione resa possibile dall’emergere del Sé al centro della psiche, il quale trova la sua rappresentazione nel punto più interno e centrale del disegno. Il paziente oltre ad attingere forza dal proprio centro, avere un’intuitiva percezione delle leggi che regolano l’esistenza, integrare aspetti conflittuali si trova a gestire simbolicamente i confini trovandosi a dover accettare quelli fondamentali, ma imparando anche a strutturare liberamente lo spazio che li separa.

In quanto simbolo di unità e riconciliazione degli opposti il Mandala può considerarsi un canale attraverso il quale si esprime una realtà universale il cui contatto, sebbene mediato simbolicamente, favorisce un’esperienza trasformativa della coscienza.

In conclusione possiamo dire che l’uso del Mandala può guidarci nella ricerca del nostro “essere”, e cioè l’essenza che si nasconde nel profondo intimo, il nostro “centro”, dal quale spesso ci allontaniamo proiettandoci troppo all’esterno dimenticando di “ascoltarci”, il centro del Mandala rappresenta l’uomo stesso o meglio la forza che lo spinge a ricercare la sua vera natura, a volersi ricontattare migliorando in modo positivo la propria esistenza.

(Le immagini rappresentano forme mandaliche circolari e quadrangolari disegnate dai pazienti di Jung)

La ricerca del proprio centro …

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– Forza centrifuga –

“ mi fu sempre più chiaro che il Mandala è il centro, è l’espressione di tutte le vie, è la via dell’individuazione” (C.G.Jung)

Lo sviluppo delle tecnologie e la pressione imposta sul nostro rendimento dal mondo del lavoro, della scuola e dei rapporti sociali, ha spostato sempre più l’attività della mente verso l’emisfero sinistro del cervello, quello cioè che presiede alla facoltà analitica e alla scrittura, alla lettura e al calcolo.

Al contrario l’emisfero cerebrale destro è responsabile della comprensione globale del mondo, di tutte le espressioni artistiche dalla pittura alla scultura, alla musica e alla danza; governa i sentimenti, le emozioni, la motivazione, la percezione dei colori e degli odori.

Alla parte destra del cervello viene spesso associato il femminile, il lunare, essa corrisponde all’oscuro Yin, il negativo e magnetico in contrasto con il polo forte, positivo, il maschile e chiaro Yang che ritroviamo nel segno universale del TAO.

Il risalto unilaterale dato alla metà sinistra del cervello è un fenomeno tipico della civiltà moderna occidentale. Le culture indiane, ad esempio, e gran parte di quelle orientali, privilegiano l’attività dell’emisfero destro: basti pensare l’importanza data alla meditazione,alla musica e al canto che agiscono solamente sull’emisfero destro.

Inoltre l’emisfero destro è stimolato dagli odori, come l’incenso, e dai sapori, ma sono soprattutto la ritmicità, la concentrazione e la ripetizione di motivi sia musicali che ornamentali, che spostano il fulcro verso il centro, raggiungendo l’armonia tra i due emisferi.

Anche le arti decorative sono importanti per raggiungere il proprio centro, come nelle moschee islamiche, dove il divieto di rappresentare figurativamente Allah o i profeti, ha dato origine a motivi decorativi floreali o geometrici che, nella loro ripetitività, struttura e ordine, agiscono maggiormente sull’emisfero destro.

Nel corso della storia gli uomini hanno utilizzato vari rituali per raggiungere l’unità della persona, la concentrazione e la meditazione; condizioni che si esprimono, ad esempio, nel ballerino che danza senza sforzo, perché i passi e la leggerezza sono completamente parte di lui; nell’artista che suona senza spartito perché “sente” mentalmente la musica o dipinge ignaro dello scorrere del tempo completamente assorto nel quadro che sta realizzando.

Quando ci si trova in questa condizione spirituale, il corpo sembra non avere più peso, non proviamo fame né sete, semplicemente sperimentiamo uno stato di ben-essere assoluto. Nel corso dei secoli, e declinato nelle tradizioni delle diverse civiltà, la realizzazione dei Mandala si è rivelato un ottimo strumento per raggiungere uno stato mentale che si avvicina a questa felice condizione.

Tutti i tipi di Mandala ci conducono verso la centralità della persona e sollecitano mettendo in moto l’emisfero destro.

Nello stesso tempo il Mandala costruisce un ordine interiore; esso rappresenta un rifugio sicuro di riconciliazione interiore e di totalità. Il Mandala ha un profondo significato psicologico, fondamentale per il senso di essere vivi tanto quanto il bisogno di sapersi orientare è essenziale per la sopravvivenza nella realtà materiale.

Creare e “leggere” un Mandala (II parte)

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– L’albero della vita –

Fino a questo momento avete lavorato al Mandala usando l’immaginazione visiva e la sensazione. Ora potete usare anche la parola e il pensiero razionale.

Potete ricorrere a parole, associazioni e spiegazioni per darvi più informazioni a proposito del vostro Mandala. Questa tecnica può aiutarvi a comprendere i messaggi dell’inconscio incorporati nei simboli che avete tracciato. Vi serviranno un quaderno e una penna.

Prima di tutto date un titolo al vostro Mandala. Lasciate che il titolo vi venga in mete senza ricorrere al pensiero volontario. Il titolo deve riassumere la vostra prima impressione del Mandala mentre lo osservate. Accanto potete anche scrivere la data e il numero di serie se in un stesso giorno avete disegnato più Mandala.

– La Terra –

Ora scrivete i colori che compaiono nel vostro disegno. Iniziate dal colore che compare di più. Se restano degli spazi privi di colore da cui traspare lo sfondo del foglio di carta, annotate anche questo. Sotto ogni annotazione del colore, scrivete delle associazioni: parole, sensazioni, immagini o ricordi che quel colore vi riporta alla mente.

Compilando la lista delle associazioni evocate dai colori, non solo scoprirete i colori che vi piacciono e quelli che non vi piacciono, ma scoprirete anche che a determinati colori associate determinate persone, idee e sensazioni. Può darsi che vi scopriate ad associare determinati colori a determinati periodi, o momenti della vostra vita. La vostra esperienza della vita che non appartiene a nessun altro ma è soltanto vostra, ha formato le sensazioni che provate di fronte ai colori. Questo bagaglio personale di significati vi fornirà indizi importanti per scoprire il significato del vostro Mandala.

– L’Anfiteatro –

Ora elencate le forme presenti nel vostro Mandala. Forme indistinte hanno bisogno di più parole ad esempio: “ghirigoro in basso”, “macchia rosa”, “onda frastagliata”. Forme più chiare saranno descritte con più facilità: croce, stella, goccia, cuore, feto …

Concentratevi su una forma alla volta ascoltando le sensazioni e i ricordi che suscitano in voi. Prendete nota di tutto; non importa se le vostre associazioni hanno un senso compiuto, è ancora il momento della raccolta dei materiali grezzi poi a poco a poco il significato si rivelerà.

Una volta terminata la lista delle associazioni rileggetela, in relazione al titolo che avete dato al vostro Mandala. Sentite cosa risuona i voi ….

Seguendo tutti i passi precedenti, i simboli contenuti nel vostro disegno possono essere tradotti dal campo visivo a quello verbale. Questo vi consente di elaborare meglio le informazioni utilizzando tanto la struttura visivo/spaziale che la modalità verbale del cervello.

Questi passi sono in grado di portare alla vostra consapevolezza il significato dei simboli, comunicandovi maggiori informazioni su voi stessi.

– La Farfalla –

Questa tecnica vi consente di masticare e assimilare il nutrimento contenuto nella ricca riflessione personale su chi siete: il vostro Mandala.

E’ bene sapere comunque che è impossibile scavare fino in fondo al significato di un Mandala. I colori e le forme che avete usato sono un processo vivo. Come una sorgente può nascere nei luoghi più inattesi e sfidare ogni tentativo di imbrigliarla, così la psiche non può mai venire rigidamente schedata né compresa completamente.

Riprendere in mano un Mandala a distanza di un mese o un anno può fornirvi nuove intuizioni che avranno la stessa validità.

E’ probabile che vi imbattiate in forme misteriose che restano incomprensibili anche se appaiono, scompaiono e riappaiono regolarmente nei vostri Mandala.

Con la consuetudine alla creazione e lettura dei Mandala vi sarà possibile ri-conoscere forme e colori caratteristici, e assistere alla loro evoluzione parallela alla vostra crescita e ai cambiamenti che avverranno in voi.

La via dei Mandala può diventare una celebrazione del dono stesso della vita, un’opportunità per crescere, per amare e per Essere.

(tutti i Mandala sono stati fatti da clienti durante il  loro percorso di Counseling)

Creare e “leggere” un Mandala (I parte)

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La creazione di Mandala è un’attività gratificante che arricchirà la nostra vita, se ci concediamo il tempo di imparare alcune semplici regole.

Come scrive Jung:” mentre il Sé si esprime nei disegni, l’inconscio facilita un atteggiamento di abbandono alla vita”. Il lavoro con i Mandala ci darà momenti di chiarezza ed equilibrio degli opposti della coscienza, e sperimenteremo una realtà di armonia, pace e pienezza di significato.

Come iniziare? Dai materiali. I Mandala possono essere creati con creta, pietre, colori, matite, fiori, sabbia, legno o stoffa. Le possibilità sono illimitate. Si possono creare individualmente, in coppia o in gruppo.

Per iniziare i materiali che vi suggerisco sono i seguenti:

  • Fogli di carta bianchi o neri
  • Pastelli a olio, gessetti colorati, pennarelli o tempere
  • Notes e penna
  • Riga e compasso

La cosa migliore è un foglio bianco abbastanza spesso. E’ meglio usare fogli staccati. Sconsiglio gli album da disegno perché l’incollatura, che rende un lato diverso dagli altri, può influenzare la forma del disegno. Inoltre usando un album da disegno è più difficile stabilire il lato superiore del Mandala. I fogli staccati si possono poi tenere uniti in una cartella.

L’ambiente migliore per creare un Mandala è uno spazio privato in cui nessuno vi interrompa per almeno 1 ora. Avete bisogno di una superficie piatta su cui appoggiare il foglio. Un ambiente molto luminoso vi aiuterà a vedere meglio e quindi a disegnare meglio. Potete scegliere il silenzio oppure una musica che vi piace.

Sedete in una posizione comoda e rilassatevi per favorire l’emergere della creatività. Lavorando al Mandala otterrete risultati migliori se riuscirete a sospendere il più possibile i giudizi e i pensieri. Non esistono Mandala giusti o sbagliati. Ogni Mandala è un’immagine di voi stessi in questo momento. Per permettere all’inconscio di esprimersi, lasciate che sia l’istinto a guidare la scelta di forme e colori.

Prima di cominciare a disegnare, dedicate alcuni momenti al rilassamento. Inspirate profondamente e immaginate che la tensione abbandoni il corpo ad ogni espirazione. Può essere anche utile qualche stiramento per allentare i nodi di tensione presenti nel corpo. Cercate di svuotare la mente dalle preoccupazioni quotidiane concedendovi una pausa dalle responsabilità per il tempo del lavoro al vostro Mandala.

Ora guardate i materiali colorati che avete davanti, seguendo la vostra riposta ai materiali, scegliete un colore con cui cominciare il lavoro. Può anche darsi che sentiate che sia il colore a scegliervi.

Ora tracciate un cerchio aiutandovi con il compasso. Continuando a ricorrere il meno possibile al pensiero, cominciate a riempire il cerchio con forme e colori.

Potete iniziare dal centro oppure dalla circonferenza. Può darsi che abbiate già in mente un modello oppure no. Ripete, non c’è un modo giusto e un modo sbagliato per creare un Mandala. Continuate finchè sentite che il Mandala è completo.

Il passo successivo sta nello stabilir l’orientamento del vostro Mandala. Fate ruotare il disegno, e osservatelo da tutte le angolazioni. Cercate di non considerare i margini del foglio ma solo il disegno. Un modo per sapere quando il Mandala è orientato è il ricorso al vostro senso delle proporzioni o quando la vostra voce interiore vi dice: “E’ giusto così”.

Quando avete stabilito l’orientamento giusto, contrassegnate il lato superiore del Mandala con una piccola lettera A.

Scrivete poi la data che potrà essere utile per riflessioni future; questo perché ogni Mandala è diverso dagli altri e può essere difficile ricostruire la sequenza se non li avete datati. Conoscere la sequenza in cui appaiono certe forme e colori può aiutarvi a scoprirne il significato.

Ora mettetevi di fronte al vostro Mandala e osservatelo. Provate ad immaginare di diventare piccolissimi e di camminare dentro il Mandala, come se fosse una stanza. Chiedetevi come vi sentite dentro il vostro Mandala-stanza, se ci state bene o no, e come si presentano i simboli da questa nuova prospettiva.

Se volete la vostra meditazione è finita qui. Contemplando il vostro Mandala, assorbendo con gli occhi le forme e i colori, date a voi stesi un prezioso stimolo visivo; se desiderate scendere ancora più in profondità nel vostro disegno aspettate il prossimo post …..

(tutti i Mandala dell’articolo sono stati fatti da mie clienti durante il percorso di Counseling)

In che modo viaggiare nel mondo del Mandala

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L’uso e lo studio di particolari tecniche utili per migliorare la qualità della nostra vita devono accoppiarsi con la consapevolezza delle naturali potenzialità umane quali la creatività, l’immaginazione e la percezione.

Creatività => in questo caso intendiamo la creatività come la capacità di riconoscere la natura del problema da affrontare e predisporre piani adeguati alla sua soluzione. Essere creativi vuol dire, allora, utilizzare il pragmatismo della ragione unitamente all’immaginazione e alla fantasia. Per sviluppare tale innata potenzialità è necessario non irrigidirsi in schemi precostituiti, ma affidarsi soprattutto agli stimoli del proprio intimo. Il Mandala quale ausilio in tal senso, può benissimo contribuire allo sviluppo creativo. L’enorme quantità di immagini che la nostra mente capta o crea ogni giorno ci permette di scoprire e inventare forme e colori che ci siano d’aiuto per la nostra ricerca. La trasformazione di immagini e pensieri avviene attraverso segni e colori: si forma, così, un’esperienza nuova, una creazione fantastica che, non solo esprime le nostre intime aspirazioni, ma che ci spinge verso la ricerca di nuove emozioni. Disegnando i nostri Mandala entreremo in un mondo capace di ampliare illimitatamente le possibilità di percepire e comunicare, riconoscendo, inoltre, la vena creativa che ci pervade, spesso inibita dal frenetico svolgersi delle nostre vite.

Percezione => significa assumere i dati della realtà esterna mediante i sensi o l’intuito, quindi organizzare un proprio universo personale per orientare nello spazio e nel tempo le sensazioni. Per ampliare tale processo occorre “educare” le percezioni: estendere, cioè, la propria attenzione al maggior numero di realtà esercitando la mente a elaborare compiutamente le informazioni ricevute, controllando coscientemente tutte le reazioni fisiche. Esistono numerosi esercizi in grado di “educare” le percezioni, molti di essi prevedono l’utilizzo di particolari Mandala.

Immaginazione e fantasia => l’attuale vita frenetica fa considerare poco produttiva l’immaginazione, vista come una fuga dalla realtà oggettiva. Questo anche perché l’uomo moderno teme il contatto con il proprio mondo interiore, mentre è necessario riattivare la fantasia per essere creativi. L’infanzia di un bambino, in questo senso, costituisce un’efficace conferma. Durante i primi anni di vita la fantasia gli permette di conoscere, capire e vivere la realtà che lo circonda e, nello stesso tempo, di prendere coscienza del proprio mondo interiore. Con l’età adulta la capacità creativa va inaridendosi anche a causa della cultura, delle norme sociali che tendono a schiacciare la fantasia negli angoli più remoti della nostra mente. Ciò non vuol dire, però, che non possa essere riportata a galla, ma anzi con tecniche opportune sarà possibile goderne nuovamente i frutti stimolando la creatività. Il “viaggio” particolare, adatto a sviluppare la fantasia, può essere compiuto all’interno del proprio corpo, immaginando di percorrere una grotta illuminata da una luce che rischiara i nostri passi. Inizialmente non è agevole procedervi, ma l’obiettivo consiste nel raggiungere il centro della cavità dove si troverà la vera luce, ovvero il proprio Mandala, nucleo della propria essenza. Far propria tale luce ci farà vedere chiaramente tanto la realtà esterna che quella interiore. L’immaginazione ridà, perciò, acutezza ai nostri occhi e ci permette di viaggiare ad alta velocità in qualsiasi punto dello spazio-tempo.

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liberamente tratto da:

Gisele Melluso, “Mandala”, Demetra

L’uso del Mandala in un percorso di ARTcounseling

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– La Coperta –

“ I Mandala sono magici specchi del momento presente del nostro cammino, donano forma e colore alla nostra maestosa danza interiore, infinita come l’eternità, che oscilla più vicina e più lontana dal margine del cerchio, muovendosi in dentro e in fuori e passando leggera sulla nostra anima, chiedendo solo apertura e spazio per vedere la luce che rifulge, la ruota che gira di nuovo….”  (Maureen Ritchie)

Il Mandala può essere usato durante un percorso di Counseling Espressivo come forma di autorappresentazione in quanto può raccogliere in sè aspetti e momenti significativi del nostro mondo interiore. Questa tecnica può essere utile in momenti di transizione e di cambiamento come mezzo per esprimere in forma simbolica i nostri conflitti, per riconoscerli e superarli. Il Mandala inoltre fornisce di per sè una struttura rassicurante che ci permette di esprimerci liberamente entro una linea protettrice e contenitiva, creando il nostro spazio sacro. In questi termini il Mandala designa al tempo stesso il centro, ciò che noi siamo interiormente, e la circonferenza, come ci poniamo verso l’esterno, inoltre delimitando lo spazio insegna a gestire i confini, ad accettare quelli fondamentali, ma anche a strutturare liberamente lo spazio che li separa.

– Intrecci di vita –

Esso mette in contatto con la saggezza interiore ed aiuta ad esprimere ciò che realmente si è. Insegna altresì la pazienza e favorisce notevolmente la semplificazione di ciò che era originariamente complesso. Il suo valore consiste proprio nella possibilità di proiettare le proprie fissazioni ed ossessioni, esorcizzandole e di portare l’individuo verso l’auto-orientamento.

Il Mandala, inoltre, produce effetti rilassanti, riduce l’ansia, rinforza la concentrazione, la memoria e la pazienza. Molto spesso i problemi esistenziali derivano dall’incapacità di accettare le leggi cosmiche che regolano la nostra esistenza: accettare un lutto, lasciare andare un figlio per la sua strada, accettare la diversità e i cambiamenti, diventare vecchi; che lo vogliamo o no, esse determinano la nostra vita e più resistiamo, più soffriamo nel tentativo di mutare queste leggi. Realizzando un Mandala andiamo verso l’accettazione; impariamo ad osservarci con amore, senza giudizio cercando di capire quanto emerge da noi stessi e prendere una direzione attraverso il messaggio che viene dall’anima.

– Mare profondo –

Nel dipingere e disegnare Mandala creiamo per noi stessi momenti unici di dedizione e autoaccudimento, ci permettiamo di guardare noi stessi nello specchio delle nostre forme e acquistiamo più chiara consapevolezza, come in un viaggio iniziatico verso il nostro Sé attraverso le tappe della nostra trasformazione personale.

Il Mandala evoca l’idea del rituale, di qualcosa che viene realizzato senza il bisogno di raggiungere un determinato obiettivo. Il percorso attraverso il Mandala è l’obiettivo stesso.

Realizzare un Mandala a conclusione di una esperienza o di un momento significativo, vuol dire esprimere ad un altro livello emozioni, sentimenti e pensieri. Con la pratica, poi, si può constatare che il nostro modo di guardare e vivere la vita cambia, da una modalità lineare (esclusiva, frontale, opponente, duale) ad una circolare (inclusiva, cooperativa, accogliente).

– Porta della felicità –

Con pazienza, costanza e tempo le linee si trasformano in fili di energia con cui tessere un telaio interiore, un arazzo che ricomponga le fratture della psiche e la inserisca in un più ampio contesto universale.

Tutti i Mandala dell’articolo sono stati disegnati da miei clienti durante il percorso di Counseling

Io e il Mandala …

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– Ricerca di Nuove Armonie – (G.Costa)

Il mio incontro con il Mandala è stato un colpo di fulmine: un guardarsi reciproco ed un innamoramento instantaneo.

Sono rimasta incantata e imprigionata dai colori e dalle forme dei vari disegni che in una successione armonica di vuoti e pieni racchiudono il centro della figura. Quel centro o “bindu” che rappresenta il passaggio che schiude la porta verso la parte più intima di noi stessi dalla quale spesso ci allontaniamo proiettandoci troppo all’esterno, dimenticando di “ascoltarci”.

E’ iniziata così la mia storia con il Mandala, un percorso fatto di studio, di disegni, di riflessione che durante gli anni mi ha portata a srotolare, sciogliere riannodare, il filo della mia esistenza fatta di contraddizioni, luce, ombra, vuoti, pieni, esaltazione e sofferenza, seguendo il ciclico fluire delle stagioni e il ritmo di contrazione ed espansione del mio respiro.

Una strada molto spesso in salita, altre volte in rovinosa discesa verso luoghi bui senza apparenti vie di uscita, ma il Mandala è stato come il gomitolo nel Labirinto di Cnosso: ogni disegno rappresentava un piccolo passo verso il mio “centro”, una maniera per ricontattare quell’energia, dispersa in tante battaglie inutili perchè non consapevoli, che mi è servita per pulire dai detriti e portare alla luce le risorse, di cui ogni essere umano è fornito,  per affrontare finalmente in faccia “il terribile”, stare a mollo nel dolore, entrarci, sapendo che è la sola via per lasciarlo alle spalle. Compiere fino in fondo il processo di liberazione che consiste appunto nell’evocare, sperimentare, com-prendere, cioè “prendere con sè” per poi reintegrare e unificare.

Un viaggio dunque che partendo dal centro ritorna al centro perchè è da lì che irradiano i fantasmi e i mostri della nostra coscienza ed è soltanto dalla loro fonte che possono essere riassorbiti, ed è dal centro che sboccia un nuovo inizio: il fiore del Sè, inteso come ESSERE al mondo, gioia di vivere, fiducia in sè, divenendo quello che si è.

Da qui la voglia di far conoscere agli altri il grande potere autorigenerativo del Mandala e quindi la conseguente organizzazione di laboratori rivolti a chi volesse prendersi cura di sè entro lo spazio sacro del proprio cerchio.

Il Mandala …

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Mandala disegnato da Jung

Dire cosa sia un Mandala è apparentemente semplice se partiamo dal significato della parola sanscrita Mandala che significa centro, cerchio, ma che cosa implichi questa definizione è molto più complesso da spiegare perché si tratta di entrare nel mondo dei simboli.

Una parola o una immagine sono simboli in quanto implicano qualcosa che sta al di là del loro significato ovvio e immediato: possiedono, cioè, un aspetto più ampio, inconscio che non può essere definito con precisione o compiutamente spiegato. La parola “simbolo” deriva dal greco simbolon => segno di riconoscimento (e dal verbo symbàllein => congiungere). Nell’Antica Grecia quando due amici si separavano spezzavano una moneta, una tavoletta di terracotta o un anello. Quando uno dei due faceva ritorno, doveva mostrare la sua metà, e se questa combaciava con quella rimasta, chi la portava con sé veniva riconosciuto come quell’amico, o comunque come un amico, e aveva diritto all’ospitalità. Da tutto questo si evince che il “simbolo” è qualcosa di composto; è un segno visibile di una realtà invisibile. In esso dobbiamo sempre considerare due piani diversi: in qualcosa di esteriore può manifestarsi qualcosa di interiore. Ci rivolgiamo quindi al simbolo ogni volta che avvertiamo la necessità di esprimere ciò che il pensiero non può semplicemente ed esaurientemente pensare in modo cognitivo. Il simbolo e ciò che esso rappresenta hanno quindi un legame intimo, non possono essere separati l’uno dall’altro: in questo consiste la differenza rispetto al segno. I segni sono convenzioni stabilite attraverso le definizioni: non hanno alcuna eccedenza di significato. Con il segno non si rappresenta nulla di nascosto, esso ha una semplice funzione sostitutiva e indica sempre qualcosa.

Tornando al Mandala essa si riferisce ad una immagine simbolica in cui convivono due forme geometriche fondamentali: il quadrato che indica l’armonia da raggiungere nel mondo materiale, al fine di poter poi conseguire la perfezione spirituale rappresentata dal cerchio ,oltre queste due figure troviamo una schiera di personaggi, simboli e motivi ornamentali, che rappresentano le relazioni intercorrenti tra i diversi piani di realtà. Il Mandala è un archetipo che nasce dall’anima umana ed esiste da sempre, compare infatti in ogni cultura in diversi tempi ed il suo uso è sempre rituale e sacro. Nel buddismo è considerato un prezioso strumento di meditazione che consente tramite esercitazioni di livello sempre più alto l’elevazione spirituale di chi lo pratica. Nella tradizione tibetana, un Mandala è composto dai 5 elementi che compongono il nostro universo:

  • la terra, giallo – fermezza, solidità, fiducia, accoglienza: dà la vita
  • l’acqua, bianco – fluidità, flessibilità, coesione: armonizza la vita
  • il fuoco, rosso – sole, calore,vitalità: matura la vita
  • l’aria, verde – respiro della terra, scambio, comunicazione: un solo soffio fa vibrare l’universo intero.
  • lo spazio, blu – l’infinito, la libertà. Il seme può aprirsi, il fiore schiudersi, l’albero crescere e l’uomo

maturare. Accoglie la vita.

Lo squilibrio di uno solo di questi elementi incide sull’equilibrio dell’universo intero.

Sempre secondo la tradizione buddhista tibetana, il Mandala viene disegnato per terra su una superficie consacrata con riti appropriati; per tracciare le linee e disegnare le figure si adopera, di solito, la polvere di diversi colori la cui scelta è determinata dal singolo settore su cui le figure saranno tracciate.

I Mandala hanno forme e colori diversi, secondo il rituale o il tipo di meditazione, la loro raffigurazione ha comunque alcune costanti come l’orientamento che ha come partenza l’est per poi proseguire verso destra con il nord, ovest, sud. Alle porte dei quattro punti cardinali corrispondono i quattro elementi: est =>aria, nord=> acqua, sud=> fuoco, ovest=> terra, il centro è lo spazio. Gli stessi elementi, sotto forma di cerchi concentrici circondano e proteggono un giardino circolare all’interno del quale è inscritto un perimetro quadrato di mura con quattro porte che segnano i quattro punti cardinali. Le porte sono presidiate da divinità in atteggiamento irato, pronte a scoraggiare i non iniziati dal penetrare all’interno. La simbologia che si nasconde dietro questa visione è semplice da decifrare: l’ingresso nello spazio sacro corrisponde alla discesa nel profondo di noi stessi e le feroci divinità che custodiscono le porte rappresentano gli aspetti del sè che stanno oltre la soglia del conscio, spesso raffiguranti risvolti oscuri e inquietanti della nostra natura fino a quel momento rimossi o ignorati, che bisogna affrontare prima di potersi avvicinare al centro.

Queste passioni o oscuramenti fondamentali della nostra vita emotiva sono:

  • la tenebra mentale
  • la superbia
  • la gelosia
  • la rabbia
  • la cupidigia

All’interno delle mura un altro quadrato è diviso da due diagonali in quattro triangoli, al centro di questo e dell’intero Mandala può essere raffigurata la montagna sacra, il monte Sumeru, l’axis mundi su cui poggia il cielo e che affonda le basi nel sottosuolo misterioso, o il Buddha in una delle sue manifestazioni. Disegnare un Mandala non è una cosa semplice, è un rito: un errore, una svista o una dimenticanza rendono l’opera inefficace essendo ogni manchevolezza segno di disattenzione e quindi di poca concentrazione e raccoglimento del praticante. Attraverso, poi, la contemplazione del Mandala e l’interiorizzazione del suo disegno, il discepolo può ottenere uno stato mentale libero dagli ostacoli della vita concreta e pieno di compassione e saggezza. Infine, il discepolo viene invitato ad “entrare” nel Mandala: immaginarsi piccolo, piccolo, percorrere le strade disegnate e superare gli stati di meditazione previsti per entrare nel tempio, dove riceverà gli insegnamenti della divinità che rappresentano i vari aspetti del Buddha. In Tibet, per insegnare ai bambini ad utilizzare i Mandala, li fanno percorrere con delle pedine come se fosse una sorta di gioco dell’oca: seguendo un percorso determinato dal caso (dal lancio di un dado, per esempio), imparano il significato dei diversi luoghi e la tempo stesso ripercorrono nel microcosmo il macrocosmo.

Il rituale in genere si conclude con la distruzione del Mandala a significare l’impermanenza della realtà terrena. Il rito crea il mondo ma ne mostra anche il lato effimero e fluente.

Da dove nasce il Mandala? Il simbolo del cerchio appartiene ai primordi della storia umana. I graffiti preistorici trovati in Europa, Africa e America presentano il motivo del cerchio e della spirale, i primi scarabocchi dei bambini di tutte le culture hanno forma circolare e questo parallelismo, se ci pensiamo, è affascinante: ognuno ripercorre la strada verso la coscienza e ciò che fu conquistato a fatica da individui adulti migliaia di anni fa, oggi è ripetuto da bambini che ricapitolano rapidamente lo sviluppo storico dell’umanità verso il loro viaggio verso la maturità.

Oltre ad essere disegnati i Mandala vengono anche “vissuti”: in India esiste una danza del mandala, tra gli indiani Navaho la persona da curare viene collocata al centro del cerchio disegnato sul terreno, mentre in Occidente l’idea del centro e del cerchio protettivo si ritrova in numerose danze popolari oltre che nel girotondo dei bambini.

Come mai il cerchio è un simbolo così carico di significato?  Se partiamo dalla nostra storia biologica noi deriviamo da un piccolo uovo rotondo appeso nell’utero materno. L’utero poi ci avvolge come uno spazio sferico, al momento della nascita una serie di fasci muscolari circolari ci sospingono attraverso la forma tubolare del canale uterino e usciamo nel mondo attraverso una apertura circolare. Una volta nati ci troviamo su un pianeta di forma sferica che percorre un orbita circolare attorno al sole anch’esso un cerchio come la luna, le stelle e ogni altro pianeta facente parte dell’universo. Vediamo così come la forma circolare faccia parte del nostro DNA, sia inscritta nel nostro corpo che oltrettutto è composto di atomi anch’essi circolari. E’ possibile, quindi, che la memoria genetica del corpo, le riunioni in cerchio attorno al fuoco e l’esempio evidente del sole e della luna abbiano fornito ai nostri progenitori l’idea della forma circolare come simbolo della coscienza, della vita, e della morte e rinascita. Sviluppatosi probabilmente da questa idea originaria, il cerchio entrò a far parte dei miti della creazione di molte culture, infatti si ritrovano miti creazionistici fondati sull’idea del cerchio in Europa, in Africa, in India, nei nativi Americani, in Oriente. Dai miti della creazione alla considerazione del cerchio come contenitore o evocatore di esperienza sacre il passo è breve; molti riti religiosi, infatti, iniziano tracciando un cerchio sacro, vi sono poi alcune cerimonie che ricorrono al movimento circolare per indurre uno stato di estasi (ad esempio la danza dei dervisci). Lo spazio all’interno del cerchio rituale diventa uno spazio sacro e il solo gesto di disegnare il cerchio è un’azione sacra, infatti è considerato l’atto, che mette, chi lo fa, in comunicazione con le divine armonie dell’universo.

Se ampliamo lo sguardo, vediamo che l’uso del Mandala come ausilio visivo per ottenere stati mentali desiderabili non è sola prerogativa del mondo orientale ma è testimoniato anche in Europa. Splendidi esempi sono i rosoni delle cattedrali gotiche che con i loro luminosi colori resi ancora più abbaglianti dalla luce del sole suscitano stupore, senso di armonia e una reverente elevazione. Un altro simbolo fondamentale dell’umanità è il labirinto che troviamo molto spesso disegnato sul pavimento all’entrata delle chiese medioevali. Questo Mandala rappresenta il pellegrinaggio alla città santa di Gerusalemme. I visitatori pregano per ottenere il perdono o chiedere indulgenze mentre procedono in ginocchio verso il centro del labirinto: la nuova Gerusalemme. Nel labirinto, oltre che alla forma circolare, troviamo l’identità concettuale con il Mandala: percorrere un tragitto, anche solo visivo, che trasforma e induce in uno stato di rilassamento e concentrazione, seguendo un percorso che porterà sano e salvo, chi lo pratica, al centro e dal centro all’esterno.

L’immagine organizzata attorno ad un punto centrale, abbiamo visto come sia una struttura profondamente radicata nell’inconscio dell’uomo: la figura del Mandala rappresenta il movimento costante tra esterno ed interno, fra il polo dell’espansione, dell’esplorazione e quello del ritorno a se stessi, dell’integrazione. A livello simbolico esso è la forza centrifuga che spinge il bambino alla sperimentazione del mondo esterno ed è la forza centripeta che riporta l’adulto all’introspezione del mondo interno. Il Mandala conduce all’autocoscienza, al proprio centro.

I Mandala hanno quindi una tradizione antichissima e nel secolo scorso anche un grande studioso della psicologia occidentale ne ha fatto uno strumento di studio della personalità. Si parla dello psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung che sull’argomento ha scritto 4 saggi dopo averli studiati, praticati e fatti disegnare ai propri pazienti per più di venti anni.

Secondo Jung durante i periodi di tensione psichica figure mandaliche possono apparire spontaneamente nei sogni per portare o indicare la possibilità di un ordine interiore come una sorta di tentativo di autoguarigione in situazioni di disorientamento. Egli inoltre ebbe modo di constatare l’insorgere spontaneo di raffigurazioni mandaliche in persone soggette a stati di dissociazione psichica, quali per esempio bambini, di età compresa fra gli otto e gli undici anni, i cui genitori fossero in crisi o in adulti che, in seguito all’insorgere di una nevrosi, si fossero confrontati con il problema degli opposti della natura umana e ne fossero rimasti disorientati. O ancora negli schizofrenici, la cui visione del mondo si fosse alterata e confusa per l’irruzione di contenuti inconsci incomprensibili. In tutti questi casi Jung notò come l’ordine imposto da una immagine circolare compensasse il disordine e la confusione dello stato psichico, attraverso la costruzione di un punto centrale al quale fosse correlata.

Il Mandala, dunque, per Jung “rappresenta uno schema ordinatore che in una certa misura si sovraimpone al caos psichico, così che l’insieme che si sta componendo viene tenuto insieme per mezzo del cerchio che aiuta e protegge….”.

Jung disegna il suo primo Mandala spontaneo a 41 anni, durante un intenso processo interiore di ricerca del Sè,usando la forma più semplice (un cerchio col centro) ; ogni mattina studia la simmetria o meno del suo disegno, indicatore del suo equilibrio psichico: quando è in preda ad emozioni il cerchio risulta alterato, se è in armonia con se stesso è armonioso. Jung giunse così a definire il Mandala spontaneo come espressione della condizione individuale della psiche umana così come essa è nella situazione attuale (psicogramma), allo stesso tempo esso è la manifestazione dell’energia superiore che muove ogni dinamica della vita (cosmogramma).

Nell’ottica junghiana, inoltre, il Mandala rappresenta l’espressione inconscia del Sè, il centro della totalità della personalità ipotizzando, altresì, che simboleggiasse la necessità per ogni essere umano di vivere pienamente il proprio potenziale e di realizzare integralmente la propria personalità. La crescita verso la globalità è un processo naturale che rivela tutta la sua specificità e individualità, motivo per cui Jung chiamò questo processo “individuazione”. Il risultato dell’individuazione è l’armoniosa unità della personalità in cui il Sè funge da elemento centrale unificante: “… è l’idea di un centro della personalità, di una sorta di punto centrale all’interno dell’anima, al quale tutto sia correlato, dal quale tutto sia ordinato e il quale sia al tempo stesso fonte di energia. L’energia del punto centrale si manifesta i un impulso a divenire ciò che si è: così come organismo è costretto , quali che siano le circostanze, ad assumere la forma caratteristica della propria natura….”. Simbolicamente esso costituisce il punto focale al quale tutto si collega e attraverso il quale tutto si organizza: la fonte stessa dell’energia dell’individuo. Il Mandala si rivela dunque un metodo di centratura che va a toccare le profondità del nostro essere e ricentrarsi significa recuperare l’energia per gestire al meglio le proprie risorse.